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Banca di Piacenza e Comune: duro scontro sulla cultura

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Il presidente della Banca di Piacenza, Corrado Sforza Fogliani, e il sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri

La Banca di Piacenza non ci sta. Esclusa dal Comitato promotore per la candidatura della città a Capitale della Cultura 2020, annuncia che farà da sola. Una rottura che la dice lunga su quello che sta accadendo nei palazzi piacentini, in vista dell’invio del progetto di massima al ministero dei Beni culturali il 15 settembre. Ma andiamo con ordine e vediamo perché si è aperta una crepa così profonda tra le istituzioni cittadine.

Dalla giunta Barbieri al Comitato promotore

Facciamo un passo indietro di un paio di mesi. La giunta del sindaco Patrizia Barbieri si insedia a luglio. E quasi subito il centrodestra afferma che, “aprendo i cassetti”, non ha trovato nulla o quasi per corroborare la candidatura della città a Capitale della Cultura 2020. Insorge l’ex assessore Pd Albasi che elenca le attività svolte e si dichiara pronta a collaborare con la nuova amministrazione. Ai primi di settembre il Comune annuncia la firma di un protocollo che dà vita al Comitato promotore. I componenti sono il sindaco Barbieri, il vescovo Ambrosio, il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Toscani e il presidente della Camera di Commercio Parietti

Banca di Piacenza all’attacco

La nota del Comune sottolinea l’importanza del “fare squadra”. E termina con un intervento dell’assessore alla Cultura Polledri che segnala l’arrivo di numerose proposte. In particolare, l’assessore si sofferma sul contributo e l’impegno della Banca di Piacenza, la grande esclusa dal Comitato promotore. I suoi progetti culturali, sottolinea Polledri, “non solo sono importanti per il contenuto, ma poggiano su una solida copertura finanziaria che ne garantisce la realizzabilità”.
E siamo al 5 settembre. Due giorni dopo, ecco lo strappo. La Banca di Piacenza comunica che “pur non chiamata a far parte della commissione Piacenza Capitale italiana della Cultura 2020 né dalla precedente né dalla attuale amministrazione comunale, provvederà in autonomia e senza contributi pubblici, quindi, senza gravare sui contribuenti, ad organizzare importanti eventi culturali”.  

Il programma della Banca di Piacenza

Dopo la puntualizzazione sui finanziamenti, l’istituto di credito piacentino snocciola un ambizioso programma. E accenna a una collaborazione di Sgarbi, da sempre amico del suo presidente, l’avvocato Sforza Fogliani. Per riassumere: nel 2018 organizzerà una mostra dedicata al Pordenone, in collaborazione con Cremona e Cortemaggiore. Nel 2019 il tema sarà “Piacenza crocevia storico”, dai pellegrini ai monaci di Bobbio fino al gran tour neoclassico. Nel 2020 proporrà “Piacenza città dei cambi” e delle fiere medievali. Un programma che arriva guarda caso alla data clou del 2020. In più, la Banca di Piacenza non vuole lasciare dubbi. E conclude la nota, spiegando che “tutte le iniziative sono state formalmente comunicate dalla Banca all’Ufficio cultura, musei e turismo del Comune di Piacenza”.

Il quadro politico

Prima del dirompente comunicato dell’istituto di credito cittadino, l’assessore Polledri aveva presieduto la commissione cultura. E aveva aperto i lavori con parole non particolarmente profetiche: “Una candidatura di tutta la città, che si è dimostrata unita”. Si tratta comunque di una valutazione che almeno sul piano politico sembra veritiera. Tutti i gruppi, dai 5 Stelle al Pd, si sono dichiarati infatti concordi con l’assessore, salvo alcune punzecchiature del consigliere Trespidi, a capo della lista civica Liberi.

L’agenda di Polledri

Intanto, in un clima non certo idilliaco, il lavoro dell’assessore non si ferma. Il 9 settembre, all’Auditorium Santa Margherita (casa della Fondazione Piacenza e Vigevano), è previsto un incontro pubblico. Ci saranno il Comitato promotore e le associazioni del territorio. Ma soprattutto è atteso Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera capitale europea della cultura 2019. Si tratta dell’esperto chiamato da Polledri per predisporre il progetto della candidatura piacentina.

Parola d’ordine: ricucire

E allora cos’è successo in questi ultimi giorni? Di certo l’esclusione dal Comitato promotore è bruciata parecchio ai vertitici della Banca di Piacenza. Ma non si può certo sostenere che, vista la sua estromissione dal comitato il 5 settembre, il 7 estrae dal cilindro un progetto alternativo di questa portata. Evidentemente aveva già pronti i suoi progetti culturali, da sempre molto apprezzati. Di sicuro non sono in conflitto o alternativi a quelli del Comune. Ma l’istituto di credito presieduto da Sforza Fogliani ha voluto segnare il punto, dimostrando di essere in grado di fare da solo. E di meritare ben altra considerazione nel contesto cittadino. Adesso la palla passa al sindaco Barbieri. Un braccio di ferro non serve a nessuno, men che meno a Piacenza, se vuole ottenere il prestigioso riconoscimento. Ma gli spazi di manovra paiono molto ristretti. E ricucire questo strappo non sarà facile.

 

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