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Banca Etruria: conto pesante per gli ex amministratori

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Banca Etruria: il conto è arrivato. A presentarlo è il liquidatore Giuseppe Santoni, che ha iniziato l’azione di responsabilità contro gli ex amministratori dell’istituto di credito con il deposito della citazione al tribunale civile di Roma. E il conto per il crac è molto salato. Ammonta a 400 milioni di euro, richiesti a 37 ex consiglieri e sindaci di Banca Etruria, coinvolti nella gestione dell’istituto a partire dal 2010. In sostanza 100 milioni in più di quelli proposti a marzo 2016 in via bonaria con una lettera agli stessi soggetti. Una richiesta caduta nel vuoto. E così ecco l’apertura dell’azione di responsabilità.

Banca Etruria: nomi eccellenti

Nell’elenco di Santoni ci sono gli ex presidenti, Giuseppe Fornasari e Lorenzo Rosi. Poi è la volta degli ex vicepresidenti, Giovanni Inghirami, Giorgio Guerrini, Alfredo Berni e Pierluigi Boschi, padre del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. A questi si aggiungono l’ex direttore generale Luca Bronchi e altre 30 persone: ex componenti degli ultimi tre Consigli di amministrazione e revisori dei conti. Il conto a testa è di 10,8 milioni di euro. E tutti vengono chiamati in causa dal liquidatore come responsabili in solido del disastro bancario. Cosa significa? Che nel caso qualcuno di loro non sia in grado di pagare la sua parte, gli altri saranno chiamati in causa anche per saldare il suo debito.

Banca Etruria: perché devono pagare

I motivi elencati da Santoni nella citazione di responsabilità a carico dei 37 ex amministratori o dei loro eredi, nel caso fossero morti nel frattempo, sono i seguenti:

  • L’erogazione e la successiva gestione di mutui e finanziamenti anche in conflitto di interessi;
  • Il depauperamento del patrimonio sociale mediante numerose altre iniziative contrarie alla prudente gestione (come conferimento di incarichi consulenziali; rilevanti premi aziendali non dovuti ed ulteriori operazioni non trasparenti);
  • Le iniziative di indebito e illecito ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia.

A corollario il liquidatore aggiunge anche la mancata fusione con la Banca popolare di Vicenza. Un’operazione sotto forma di Offerta pubblica d’acquisto che secondo Santoni – visto anche l’input dato all’epoca da Bankitalia per il matrimonio con un partner affidabile – era da ritenersi vantaggiosa per Banca Etruria.

Obiettivo risarcimenti

L’eventuale ricavato dell’azione di responsabilità andrà al Fondo di Risoluzione. E in base al contratto di cessione di Banca Etruria dal Fondo di Risoluzione a Ubi Banca, anche l’istituto lombardo è stato coinvolto nella procedura. Tra gli obiettivi della causa civile c’è l’utilizzo delle somme provenienti dagli indennizzi per risarcire obbligazionisti subordinati e creditori coinvolti nel crac dell’istituto aretino. Intanto, dopo il cambio di nome in Banca Tirrenica stabilito da Ubi dopo l’acquisizione, alla fine di novembre Etruria dovrebbe sparire per essere assorbita in Ubi Banca.

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