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Boeri: ma il presidente dell’Inps studia da Macron italiano?

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Il presidente dell'Inps Tito Boeri

Tito Boeri, classe 1958, presidente dell’Inps, quasi ogni giorno è in prima pagina. Nell’ultima uscita ha bacchettato i deputati sui vitalizi. “La Camera prende in giro gli italiani sui contributi”. Così, in aperta polemica con Montecitorio, ha invitato l’istituzione a rendere noto non solo il totale dei contributi versati, ma anche quelli individuali dei parlamentari. Se no, sostiene, si “fa un regalo all’anti-parlamentarismo”. Qualche giorno fa era in audizione proprio alla Camera sul decreto che introduce la misura nazionale di contrasto all’indigenza. E Boeri ha dettato la sua ricetta economica. “Gli 1,7 miliardi di euro stanziati sono insufficienti. E serviranno solo per gli ultra 65enni. La nostra spesa sociale è sempre più squilibrata a sfavore delle giovani generazioni”.

La calda estate di Boeri

E queste sono solo le ultime “esternazioni” del professore milanese. Perché se si scorre una qualsiasi rassegna stampa, quasi ogni giorno una sua dichiarazione è destinata a suscitare commenti, plausi e polemiche. E di critiche Boeri ne ha per tutti, non solo per il governo o la Camera dei deputati. Sempre a luglio, ha sparato a zero sulle maxi pensioni dei sindacalisti. E come dimenticare la polemica sui voucher con Susanna Camusso dello scorso gennaio, al grido “Cgil ipocrita, li usa in gran quantità”?  

L’identikit del professore

A questo punto è spontaneo chiedersi chi sia Tito Boeri. È il fratello dell’architetto Stefano, nel 2010 candidato a sindaco Pd di Milano sconfitto da Pisapia. Tito nasce come professore ordinario di economia e prorettore alla ricerca alla Bocconi. Da sempre legato a Carlo De Benedetti, è direttore della fondazione Rodolfo De Benedetti. Ha conseguito un dottorato in economia alla New York University. E ha un curriculum di tutto rispetto. Consulente del Fondo monetario internazionale, della Banca Mondiale, della Commissione Europea e dell’Ufficio Internazionale del Lavoro. Tuttavia, Boeri sarebbe rimasto solo uno dei tanti accademici di grido, se nel novembre 2005 su Rai3 non si fosse scontrato con l’allora ministro Giulio Tremonti, facendosi conoscere dal grande pubblico. Renzi, il 24 dicembre 2014, lo nomina a capo dell’Inps. Un “mostro” con 32.000 dipendenti, 1.646 sportelli e un flusso finanziario di oltre 800 miliardi di euro l’anno, che usciva malconcio dalla presidenza Mastropasqua

Sulle orme di Macron

E adesso, dopo averne tracciato il profilo, ecco qualche domanda legittima. Come mai Boeri si distingue per un’irrefrenabile necessità di esternare senza paura delle polemiche? E perché parla di parlamento, immigrazione, giovani, economia, sindacato, con una cifra che va ben al di là del suo mandato di presidente dell’InpsAbbiamo di fronte un Cossiga-picconatore redivivo? Ma forse, più che al passato, bisogna guardare al presente. Insomma, assistiamo alle prove del prossimo Macron italiano, anche se con qualche anno in più dell’originale? Un tecnocrate svincolato dai partiti, che intende basarsi solo sul consenso elettorale, e magari sugli immarcescibili quanto misteriosi poteri forti? Sia chiaro, non siamo sicuri che ci stia pensando sul serio. Ma la campagna elettorale si avvicina a grandi passi. E poco importa che sia ancora presto per capire se l’avventura di Macron all’Eliseo sarà coronata dal successo. Perché Boeri, a volte, dà proprio l’impressione di essere “En Marche”! 

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