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Calenda si iscrive al Pd: Renzi è fritto?

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Calenda si iscrive al Pd. “Non bisogna fare un altro partito ma lavorare per risollevare quello che c’è. Domani mi vado ad iscrivere al @pdnetwork”, ha twittato il ministro dello Sviluppo economico il 6 marzo di prima mattina. La notizia coglie i più di sorpresa. E aggiunge un bella dose di pepe allo scontro nel Pd dopo la cocente sconfitta elettorale. Adesso tutti si chiedono: sarà Calenda il nuovo leader del Pd? Sarà lui l’anti Renzi delle “finte dimissioni“, che secondo i bene informati si prepara al nuovo congresso con annesse primarie solo per restare in sella?

Il grazie di Gentiloni

I segnali sono chiari. Anche se non ha proferito verbo dopo l’annuncio di Renzi sulle dimissioni postdatate, pare che Gentiloni non abbia nascosto la sua irritazione per la mossa del segretario. E subito dopo l’annuncio di Calenda ha invece cinguettato su Twitter con un esplicito “Grazie Carlo!”. A stretto giro sono arrivati anche i ringraziamenti del vice segretario Maurizio Martina e il benvenuto di Anna Finocchiaro. Sintomatico il tweet di Matteo Richetti, portavoce della segreteria: “Preparo il comitato d’accoglienza! Che bella notizia @CarloCalenda! Si riparte alla grande”.

Il Calenda pensiero

Ma non basta. Anche se ha escluso una sua candidatura alla segreteria, Calenda però ha già spiegato per sommi capi la sua linea politica. “È successo in tutto l’Occidente ai progressisti, è anche effetto del nostro modo di comunicare ottimistico/semplicistico. Tornare a capire le paure, non tentare di esorcizzarle”. Perché, ha concluso Calenda, “abbiamo dato la sensazione di essere un partito delle élite”.

Una linea che fa il paio con l’impegno a difesa dei lavoratori dell’Embraco. E che ha visto Calenda in prima linea dal Mise per evitare il licenziamento degli oltre 500 lavoratori piemontesi a causa della delocalizzazione in Slovacchia dell’impianto di Riva di Chieri. Con un primo successo: il congelamento dei licenziamenti per tutto il 2018 e la ripresa delle trattative con l’azienda per trovare una soluzione. Insomma, chiosa qualcuno, un ministro di lotta e di governo, che ha annunciato la partecipazione all’assemblea dei lavoratori di Embraco.

Nel bunker renziano

E Renzi? Di certo l’iscrizione di Calenda al Pd complica parecchio le cose per il segretario dimissionario. È il pesantissimo nome nuovo che potrebbe spostare gli equilibri a suo sfavore nel partito. Una bella crepa nel bunker dove sembra asserragliato il giglio magico dopo la débâcle elettorale.

Adesso diventa più difficile bloccare le possibili manovre che potrebbero spingere una parte dei maggiorenti del Pd ad accarezzare l’idea di un governo con i 5 Stelle, corroborata magari da un dem alla presidenza della Camera e dalla presenza nell’esecutivo di qualche nome di garanzia. Il contrario naturalmente della linea di assoluta opposizione a Di Maio annunciata da Renzi, che con le sue dimissioni postdatate vuole gestire per il Pd l’elezione dei presidenti delle Camere e le consultazioni per formazione del nuovo governo.

Le mosse del Colle

Il tutto va visto sullo sfondo dello scontro anche con il Quirinale, reso esplicito dalle dichiarazioni critiche di Renzi sulle mancate elezioni nel 2017 dopo il referendum costituzionale. Un’irritazione verso il Colle che fa il paio con quello che sembra potrebbe essere l’approccio di Mattarella alle prossime consultazioni: incarico solo a chi arriverà al Quirinale con una maggioranza in grado di formare il nuovo governo. Un messaggio che quindi non guarda solo ai rapporti tra 5 Stelle e Lega. Ma che spinge anche all’apertura di un dialogo tra Di Maio e il centrosinistra.

Calenda rottamatore

Ecco perché Calenda potrebbe essere determinante. E diventare il rottamatore del rottamatore. Chi vuol parlare con i 5 Stelle e andare contro Renzi adesso ha un nome forte, un quarantenne volitivo su cui puntare fuori dai tradizionali maggiorenti del partito. E su Calenda, che per ora dice no al dialogo con Di Maio, potrebbe spostarsi in massa non solo la minoranza di Orlando, ma anche una bella fetta delle periferie ai confini del giglio magico, ancora frastornate da una storica sconfitta elettorale e sempre più deluse dalla linea di Renzi. La prossima puntata? Lunedì 12 marzo con la direzione del Pd.

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