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Chiesa italiana tra immigrazione e Ong: ma la rotta qual è?

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Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei

La Chiesa italiana è entrata in pieno nella polemica sull’immigrazione e le Ong. Per molti motivi non ne poteva restare fuori. Ma le diverse prese di posizione di quest’ultimo periodo, a volte contraddittorie, in molti lasciano un senso di confusione. Insomma, qual è la rotta della Chiesa italiana su questi temi così delicati? Per capirlo proviamo a fare un punto sulle ultime mosse nel mondo cattolico, tenendo ben presente il diverso peso dei pezzi sulla scacchiera. 

Riccardi e la Comunità di Sant’Egidio

Partiamo da Andrea Riccardi, presidente della Comunità di Sant’Egidio ed ex ministro del governo Monti. Nei giorni scorsi ha rilasciato un’ampia intervista e il sunto è nell’ultima risposta. L’Italia deve proseguire nella sua storica politica di accoglienza. Bisogna investire in un’informazione più equilibrata, per sottrarre l’opinione pubblica all’influsso delle emozioni. E le Ong che non hanno firmato il codice del Viminale non vanno per questo delegittimate. È auspicabile che lo sottoscrivano, ma la loro priorità resta sempre salvare vite umane.

Il cardinale Bassetti, presidente della Cei

Successivamente, ha fatto sentire la sua voce il cardinale Bassetti, arcivescovo di Perugia e Presidente della Cei. Nell’omelia per il pontificale di San Lorenzo, il porporato ha colorato di una sfumatura diversa la posizione della Chiesa italiana. È l’etica della responsabilità e del rispetto della legge, la chiave di volta per approcciare la materia. Nell’interesse stesso dei più deboli, il volontariato cattolico non deve, scambiando ingenuità per idealità, fornire pretesti ai trafficanti di persone. Coraggio e carità, non vanno disgiunte dalla responsabilità: verso chi sbarca, e verso chi accoglie.

Forti, la voce della Caritas

Nei giorni scorsi, aveva preso posizione anche Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas Italiana. Forti è andato direttamente all’attacco del codice di condotta stilato dal Viminale. Centrare l’attenzione sulle Ong secondo lui è sbagliato, il problema è assicurare i salvataggi. Bocciati senza appello gli agenti a bordo, liquidati come uno spauracchio securitario. La Caritas ne ha anche per la missione navale a sostegno dei Libici. Senza nominare direttamente la spedizione, Forti ha spostato l’attenzione sulla sorte dei migranti, riportati indietro. E l’ha tratteggiata come fosca e irrispettosa delle garanzie previste dal diritto internazionale.

 Parolin, il Segretario di Stato Vaticano

Facciamo però un passo indietro. Infatti a fine luglio, una presa di posizione netta sull’immigrazione era stata assunta anche dal cardinale Parolin, Segretario di Stato di Papa Francesco. Intervenendo ad una manifestazione in Veneto, il principale collaboratore del Pontefice aveva detto chiaro che occorre coniugare il dovere primario dell’accoglienza con quello di un’azione incisiva e coordinata, volta a regolare l’immigrazione. Solo così la disponibilità può trasformarsi in integrazione. Il responsabile della Segreteria di Stato non ha trascurato nemmeno l’altro aspetto della questione. Quello di aiutare i migranti a casa loro. Al riguardo, ha auspicato un’azione concertata degli organismi internazionali, in grado di incidere sulle cause profonde delle migrazioni di massa. L’imperativo della cooperazione dev’essere arginare la miseria, che offende la dignità umana.

Le parole del Papa 

E adesso proviamo a sintetizzare e a tentare un’interpretazione di questa polifonia di voci ecclesiali.
Quando parla il Papa, personalmente o attraverso la Segreteria di Stato, è chiaro che il discorso è più elevato, più generale. Certo, sappiamo che rapporto c’è tra Italia e Papato, ma questo non toglie che il vescovo di Roma si rivolga a tutto il mondo. In più, prima che agli Stati, il Pontefice si appella ai singoli e alle loro coscienze.

Tutto il peso della Cei

Il discorso è diverso quando a prendere posizione sono voci proprie della Chiesa italiana. In questo ambito, è noto che convivono varie sensibilità. E non è la prima volta che si confrontano anche pubblicamente. Il ruolo della Cei, comunque, è preminente. Soprattutto perché essa è l’interlocutore istituzionale del Governo. Tant’è che dopo l’intervento di Bassetti, il Viminale ha rivisto alcune decisioni. Dopo le proteste sull’incombenza di comunicare ai migranti il risultato delle richieste di asilo, assegnata ai responsabili delle strutture d’accoglienza, il ministero ha sospeso quest’obbligo.
Insomma, le parole del cardinale Bassetti appaiono equilibrate anche tenuto conto del clima pre-elettorale italiano. In autunno, saranno in molti a tirare la Chiesa per la tonaca: meglio che si pianti su un terreno non franoso.

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