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Cina e Italia: la Via della Seta per Frattini è un’occasione imperdibile

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L'ex ministro degli Esteri Franco Frattini

Cina e Italia: l’ex ministro degli esteri Franco Frattini disegna scenari futuri con una lucidità invidiabile.
Prima però di entrare nel merito di una sua lunga intervista all’Agi, sarà utile ricordare che fu un italiano a scoprire l’America. Rovinando l’Italia dell’epoca. Perché tutta la ricchezza che aveva fatto grandi Venezia, Genova e Firenze arrivava dai loro commerci con l’Oriente. Con lo spostamento delle rotte commerciali verso l’Atlantico la ricchezza si trasferì in Inghilterra e nelle Fiandre. L’Italia, dopo la felice stagione del Rinascimento, passerà tre secoli (dalla metà del ‘500 alla metà dell’800) schiava di Francia, Austria e Spagna.
E adesso, secondo Frattini, che potrebbe tornare alla Farnesina in un futuro governo di centrodestra, stiamo rischiando di fare la stessa fine, per miopia nostra ed europea.

La Cina e l’eterno Xi

Frattini, oggi presidente della Sioi, commenta due avvenimenti. Il primo è la proposta annunciata dal Comitato centrale del Partito comunista cinese di eliminare dalla Costituzione il limite dei due mandati per il presidente. Una mossa che consentirà a Xi Jinping di occupare questa posizione anche oltre la scadenza del 2023. 

L’ex ministro degli Esteri sostiene che solo dalla nostra prospettiva (eurocentrica) la modifica costituzionale cinese può sembrare l’inizio di una dittatura. Secondo l’ex ministro degli Esteri, la Cina ragiona a lungo, lunghissimo termine. Ed è per questo che ipotizza un potere del genere per colui che deve trasformare lo Stato in qualcosa di molto diverso.

La creazione di un’autorità indipendente anti-corruzione comporterà comunque un bilanciamento del potere presidenziale che impedirà qualunque abuso. E del resto, la complessità della burocrazia cinese e l’enormità della sua popolazione comportano un lavoro di diversi anni. Frattini cita De Gasperi. “Il politico pensa per la futura legislatura, lo statista per la futura generazione”. Ma dimentica che lo statista De Gasperi ha governato solo 7 anni.

Cina: la Via della Seta

Il secondo avvenimento sotto la lente di Frattini è il progetto della Via della Seta. Voluto da Xi nel 2013, sarebbe un’opportunità da non perdere anche per l’Italia. “Abbiamo una possibilità straordinaria. I cinesi sono interessati a Trieste e Venezia, ce lo hanno detto chiaramente. Se la stazione di posta tra i due porti diventa lo snodo per l’interconnessione sud-nord e est-ovest, possiamo trasformare Venezia o il golfo di Trieste in uno degli snodi principali per i commerci che transitano verso il Nord Europa. Ma dobbiamo fare sistema”.

In soldoni, la Cina è interessata a ricreare, ovviamente con i mezzi della moderna tecnologia, una “autostrada” sia di mare che di terra che colleghi 2 dei 3 più importanti mercati mondiali: Cina e Europa. Passando per territori inospitali, particolarmente poveri e politicamente instabili. La visione cinese (condivisa da Frattini) è che dove passa una importante strada commerciale anche l’economia del luogo ne trae beneficio, creando nel contempo benessere e stabilità. Storicamente è vero, se ricordiamo la prosperità di Samarcanda, oggi ridotta ad un luogo spettrale.

Cina: dubbi e controlli

La domanda che poniamo a Frattini però è che cosa passerebbe per questa Via della Seta. Oggi l’Europa sta già soffrendo per l’eccessiva invasione delle merci Made in China. E del modo disinvolto di commerciare dei cinesi. È di questi giorni l’allarme dei taxisti milanesi per la presenza di un “Uber” con gli occhi a mandorla. Una app in ideogrammi che distoglie tutti i clienti cinesi dai taxisti regolari. Sono all’ordine del giorno i sequestri della Guardia di Finanza di enormi quantitativi di merce taroccata arrivata “per caso” nei porti italiani e destinata ad invadere il nostro mercato.

Senza precisi accordi sulle regole, su un interscambio paritetico, sui salari cinesi, sul controllo dell’inquinamento, la Via della Seta potrebbe, lungi dal portare prosperità all’Italia, affossare definitivamente il mercato europeo. Senza dimenticare i facili aggiramenti delle norme commerciali della Ue. A Prato maestranze cinesi lavorano seta proveniente dal colosso asiatico. E la commercializzano come “Made in Italy”. Sostanzialmente giusto, ma quanto è corretto?

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