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Corruzione e illeciti: protetto il dipendente che li denuncia al lavoro

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Corruzione e illeciti: sarà protetto il dipendente che li denuncia sia nella Pubblica amministrazione sia nelle aziende private. A deciderlo il Parlamento che alla Camera ha approvato in via definitiva la legge sul cosiddetto whistleblowing. La maggioranza è stata trasversale e larghissima. I voti a favore di Partito democratico, Movimento 5 stelle, Fratelli d’Italia e Lega sono stati 357. Contrari con 46 voti Forza Italia e Direzione Italia (i deputati dell’ex ministro Fitto) e 15 gli astenuti.

Le tutele per chi denuncia

La nuova legge prevede che se un lavoratore viene a conoscenza di episodi di corruzione e di condotte illecite e li denuncia, avrà diritto alla massima tutela sul posto di lavoro. Prima di tutto, scatta il divieto di rivelare la sua identità nel procedimento disciplinare, ma anche in quello penale e contabile. In più sarà protetta la sua carriera: non potrà essere licenziato, sanzionato e demansionato. Non solo, non potrà essere trasferito, mobbizzato e subire qualsivoglia ritorsione anche organizzativa. La denuncia potrà essere sporta al responsabile della corruzione e della trasparenza del suo ufficio, all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) o all’autorità giudiziaria.

Le sanzioni per chi discrimina

Nel caso in cui l’Anac accerti che nei confronti del dipendente che ha denunciato corruzione o illeciti siano state prese misure discriminatorie, scatteranno le sanzioni. La multa per il responsabile andrà da 5.000 a 30.000 euro. Ed è prevista una sanzione da 10.000 a 50.000 euro, se l’Autorità presieduta da Raffaele Cantone riscontrerà come non siano state svolte le attività di verifica e di analisi delle segnalazioni fatte dal dipendente. E nel caso che comunque venga licenziato dopo la denuncia? Avrà diritto ad essere reintegrato nel posto di lavoro da parte del giudice. Così come al risarcimento del danno subito e al versamento dei contributi dovuti dal momento del licenziamento a quello del reintegro sul posto di lavoro.

La campagna contro la corruzione

La storia della legge sul whistleblowing merita di essere raccontata. La prima firmataria è stata la deputata Cinque stelle Francesca Businarolo. “In questi anni ho ascoltato decine di cittadini onesti che hanno fatto il proprio dovere denunciando la corruzione“, ha detto all’Adnkronos. “La loro ricompensa è stato il mobbing e anche il licenziamento. Storie di sofferenza ma soprattutto di grande dignità civile. La legge è dedicata a tutte queste persone che rendono l’Italia un Paese migliore”. E un ruolo chiave nel percorso, come segnala il Fatto Quotidiano, l’ha avuto anche Riparte il Futuro. L’associazione no-profit che si batte contro la corruzione, insieme a Trasparency Italia, ha raccolto 66mila firme con la campagna #vocidigiustizia a favore del “segnalante” sul posto di lavoro. Una figura che rappresenta “un un vero e proprio baluardo nella prevenzione della corruzione”, spiegano da Riparte il futuro. E che d’ora in poi sarà tutelata per legge.

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