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Decreto Minniti: tutti i dubbi sul giro di vite per i migranti

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Il Decreto Minniti entrerà pienamente in vigore il prossimo 17 agosto. La nuova normativa modifica le regole per i richiedenti asilo. In sostanza, si tratta di un giro di vite che riordina i procedimenti e potenzia le strutture dedicate alla gestione dei migranti. Le intenzioni sono lodevoli. E il decreto da certi punti di vista è un passo in avanti. Purtroppo però si scontrerà con la realtà italiana, tutt’altro che semplice. E con un problema chiave che resta irrisolto. Ma andiamo con ordine e vediamo che cosa prevede il nuovo quadro legislativo.  

I punti cardine del Decreto Minniti

  1. Nei 26 tribunali sede di corte d’Appello è istituita una sezione specializzata in materia di immigrazione e protezione internazionale che decide sui ricorsi contro le decisioni delle commissioni territoriali.
  2. Eliminato un grado di giudizio: contro i provvedimenti di queste sezioni specializzate si può ricorrere solo in Cassazione.
  3. Potenziate le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, con l’assunzione a tempo indeterminato di 250 addetti “altamente qualificati”.
  4. Semplificate le procedure di notifica dei provvedimenti delle commissioni territoriali. Per gli “irreperibili” bastano 20 giorni di deposito dell’atto in questura per perfezionare la notifica.
  5. Al posto dei Cie (centri di indentificazione ed espulsione) nascono i Cpr (centri di permanenza per i rimpatri), che devono essere potenziati su tutto il territorio nazionale.
  6. Lavori socialmente utili: basta richiedenti asilo che ciondolano senza far nulla. I comuni, in accordo con le prefetture, dovranno predisporre progetti finanziati dalla Ue, per far sì che i richiedenti asilo siano utili sul territorio.
  7. Creazione di appositi “centri di crisi” all’interno delle strutture di prima accoglienza. Qui i migranti vengono aiutati e identificati con la registrazione delle impronte digitali. Previsto il trattenimento in caso di “rifiuto reiterato” di sottoporsi all’identificazione.
  8. Rimpatri con iter più veloci puntando sulla cooperazione con i Paesi di provenienza attraverso accordi bilaterali.

Decreto Minniti: sezioni specializzate e costituzionalità 

E veniamo ai punti deboli del decreto. La “sezione specializzata” presso i 26 tribunali sede di corte d’Appello dovrà subito fare i conti con un numero di magistrati inferiori alle previsioni della pianta organica. Le corti d’Appello hanno già tempi biblici. E se ogni sezione verrà subito caricata di tutti i ricorsi di quella regione, possiamo essere facili profeti: andremo incontro alla paralisi. L‘eliminazione di un grado di giudizio potrebbe poi essere portata all’attenzione della Corte Costituzionale per contrasto con le altre norme esistenti.

Dai Cpr ai lavori socialmente utili

Le commissioni territoriali sono squilibrate rispetto ai Cpr. E anche qui i tempi per le decisioni non saranno brevi. Sulle notifiche dei provvedimenti, che il decreto prevede siano di competenza del responsabile della struttura, c’è già una presa di posizione della Caritas ambrosiana: “I parroci non sono pubblici ufficiali. Se devono provvedere alle notifiche perdono il rapporto di fiducia con i migranti”. Per i lavori socialmente utili ci si scontrerà con gli endemici problemi dei comuni. Oggi per esempio sono già in difficoltà ad organizzare i cittadini italiani che scontano pene molto modeste con lavori socialmente utili.

Il nodo dei rimpatri

Ma il ventre molle dell’intera costruzione del Decreto Minniti sono i rimpatri. Una volta che il richiedente asilo è stato identificato, ha fatto tutta la trafila di commissioni territoriali, sezioni specializzate dei tribunali e Cassazione e viene dichiarato senza diritto alla protezione internazionale dovrebbe essere rimpatriato. Quindi rimandato nel suo Paese d’origine. E se non c’è l’accordo bilaterale o il Paese d’origine si rifiuta? Dove verrà mandato il cittadino straniero? Ancora in Libia, così potrà prendere il prossimo barcone e ricominciare? In Europa? Come ben sappiamo nessuno è pronto a prendere i richiedenti asilo, figuriamoci i respinti. È questo il vero problema da risolvere al più presto. Un limbo pericoloso, dove finiscono e finiranno migliaia di persone. Insomma, c’è una porta sulla clandestinità che non è stata chiusa.

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