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Di Maio e Salvini: una poltrona per due

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Di Maio e Salvini: la metà degli italiani alle urne ha scelto loro. 5 elettori su 10 hanno votato per 5 Stelle e Lega. Oltre 3 per Di Maio e quasi 2 per Salvini. Il trentenne di Pomigliano d’Arco e il quarantenne di Milano hanno portato a casa un consenso fortissimo, oltre le più rosee previsioni.

Di Maio e Salvini: palla al Quirinale

E adesso? La palla passa a Mattarella. E il Quirinale non potrà che dare l’incarico a uno dei due. Se la logica prescelta sarà quella della coalizione vincitrice, allora dovrebbe salire al Colle Salvini, segretario del primo partito del centrodestra, indiscutibilmente candidato alla poltrona di premier. Ma Salvini, con al fianco Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia, difficilmente troverà altri alleati per arrivare a una solida maggioranza parlamentare. E quindi, almeno sulla carta (aspettiamo ancora la ripartizione definitiva dei seggi), il suo tentativo potrebbe fallire.

Seconda mossa di Mattarella: dopo Salvini, tocca a Di Maio. E qui scatterebbe un meccanismo diverso. Il leader dei 5 Stelle, dall’alto del suo picco di consensi, potrebbe giocare un’altra partita. E cominciare a discutere con i singoli partiti, “spacchettando” le coalizioni generate dal Rosatellum.

Di Maio e Salvini: un patto di ferro?

Le ipotesi sono diverse. La prima è la più suggestiva per chi pensa che l’Italia debba voltare pagina: in base alle analogie di programma tra 5 Stelle e Lega, Salvini stringe un patto di legislatura con Di Maio. Sarebbe una scelta di straordinario peso politico. Probabilmente (sempre in attesa della ripartizione definitiva dei seggi) con tutti i numeri in Parlamento per poter governare il Paese senza bisogno di nessun altro. Unico neo (e non da poco) la provenienza di deputati e senatori. I 5 Stelle sono stati eletti quasi tutti nei collegi meridionali, quelli leghisti nella stragrande maggioranza arrivano dal Nord.

Chi farebbe il Premier? Le logiche da Prima Repubblica a cui ci ha riportato il Rosatellum aprono anche all’ipotesi di una staffetta. Con i due leader a Palazzo Chigi uno dopo l’altro. Un’ipotesi che però riporta alla memoria anche gli attriti tra la Dc di De Mita e il Psi di Craxi negli anni ’80. Ma tant’è: Di Maio è il socio di maggioranza relativa e senza i voti della Lega non si governa.

Di Maio e Salvini: separati in Parlamento

E se fallisse il dialogo tra Di Maio e Salvini? Il leader dei 5 Stelle potrebbe provare ad aprire a sinistra, ma con minori garanzie sotto il profilo dei numeri. E soprattutto con una fortissima difficoltà sotto il profilo dei programmi da attuare. Anche se il Pd non sarà più quello renziano e la sinistra andasse incontro a nuove scissioni. In questo quadro è chiaro che anche Di Maio, separato da Salvini, rischia un fallimento del suo mandato esplorativo.

Di Maio e Salvini: nuove elezioni?

La palla così tornerebbe al Colle. E quasi sicuramente a Mattarella non resterebbe che provare a formare un governo di scopo, più o meno tecnico, per rifare la legge elettorale e poi portare il Paese a nuove elezioni. Ma stavolta dovrebbe nascere una legge elettorale per il Paese e non per i partiti, capace di garantire la governabilità e non le rendite di posizione.

Se così fosse, speriamo che qualcuno si ricordi di come votiamo per i sindaci e i consigli comunali delle nostre città. Perché non è accettabile che il sistema maggioritario, dopo il referendum del 1993 stravinto da chi ne chiedeva l’applicazione, sia stato via via “dimenticato” per le elezioni legislative. Non importa che in Italia ci siano due, tre o quattro poli politici. Le regole del gioco devono portare con chiarezza a un vincitore. E il vincitore deve avere i numeri in Parlamento per governare attuando il suo programma sotto gli occhi dei cittadini. Questa è la via per guarire la democrazia italiana e i mali del Paese. Che piaccia o no, non ce ne sono altre.

 

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