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Dustin Hoffman, 80 anni da piccolo grande attore

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Dustin Hoffman, il Laureato, il Piccolo grande uomo, il Rain man del grande schermo, compie 80 anni. Sembra impossibile, ma anche per le star del cinema il tempo passa e lascia il segno. In questo caso in modo indimenticabile. Perché in 50 anni di cinema Dustin Hoffman ne ha fatto la storia, regalandoci capolavori di tutti i tipi e personaggi indimenticabili, proprio a partire da “Il laureato” del 1967. E allora vediamola insieme questa carrellata di successi che sono rimasti nel cuore di intere generazioni di spettatori.

La cucina di casa Hackman

Con una madre jazzista e un padre scenografo, Dustin Hoffman che cosa poteva fare se non l’artista? Abbandonati gli studi di medicina, lascia Los Angeles per New York e vive per sua stessa ammissione “sotto la soglia della povertà“.  Lungo i primi Anni 60 si arrangia facendo mille mestieri. E dopo due rifiuti approda nel mitico Actor’s Studio alla corte di Lee Strasberg. Ma non basta, si deve accontentare di qualche apparizione a teatro e in tv. Dorme sul pavimento della cucina di un tizio di nome Gene Hackman, casa che divide con un certo Robert Duvall. Dei tre aspiranti attori è fisicamente il meno dotato. Piccoletto, bruttino e con un naso piuttosto importante. E quindi chi ci avrebbe scommesso? Niente physique du rôle, al massimo un futuro da onesto caratterista. Ma lui resiste fino a quando, per un attimo, soffia il vento della fortuna e gli gonfia le vele.

La favola del Laureato

La leggenda vuole che Dustin scopra del Laureato dal suo vicino di casa. Un altro illustre ignoto di nome Mel Brooks, marito di quella Anne Bancroft, che del film è la star. Così ci prova, si presenta a Mike Nichols che cerca il protagonista maschile. Nichols lo vede a teatro e succede il miracolo. “Era un ruolo perfetto per Robert Redford”, ha raccontato Hoffman. “Hanno avuto un gran coraggio a fidarsi di me. E da quel momento, come nelle fiabe, tutto è cambiato”. Il film ottiene un successo grandioso, anche per la bellissima colonna sonora di Simon & Garfunkel. E grazie al personaggio del giovane Ben Braddock per lui si aprono le porte della celebrità, con la candidatura all’Oscar e al Golden Globe. Chiunque poteva restare travolto da tanto successo. Ma non chi come lui voleva prima di tutto essere un attore. E da lì inizia a costruire una carriera incastonata di gioielli tutti diversi e indimenticabili.

Da Rizzo all’Oscar

Dustin Hoffman infatti ha dimostrato di essere un talento che non conosce limiti di genere, dal film drammatico, al thriller alla commedia. Qualche titolo, tanto per non perdere il filo? Nel 1969 è il Rizzo di “Un uomo da marciapiede” e l’anno dopo è Jack Crabb, il protagonista di “Il piccolo grande uomo“. Poi viene diretto in “Cane di paglia” dal mitico Sam Peckinpah, affianca Steve McQueen in “Papillon” ed è il “Lenny” di Bob Fosse. Nel 1976, con Robert Redford conquista pubblico e critica in “Tutti gli uomini del presidente” sullo scandalo Watergate. Senza dimenticare il successo del thriller “Il maratoneta“, dove “oscura” Laurence Olivier. Vi basta? No, manca ancora l’Oscar di “Kramer contro Kramer“, vinto nel 1979 con al fianco Meryl Streep.

Il ritorno di Tootsie

Una cavalcata pazzesca, che avrebbe stroncato chiunque. E Dustin Hoffman per un po’ sparisce. I cinici di Hollywood dicono che è già finito. Che soffre il dualismo con Al Pacino, l’altro grande istrione che un po’ gli somiglia. Ma lui zittisce tutti con una prova fantastica. Stiamo parlando di “Tootsie“, l’indimenticabile commedia del 1983 dove veste i panni di un attore che per lavorare si spaccia per una donna. E poi nel 1988 ecco il secondo Oscar. È quello vinto per “Rain man” dove interpreta con straordinaria sensibilità l’autistico Raymond Babbit, “fratello” di Tom Cruise.

Auguri al Laureato

Diventato un’icona a tutto tondo, Hoffman ha continuato la sua carriera con altre prove di rilievo. Da “Hook – Capitan Uncino” di Spielberg a “La giuria“, dove duetta con il vecchio “padrone di casa” Gene Hackman, o a “Mi presenti i tuoi?“, dove battibecca con Robert De Niro. In tutto ha girato 84 film con un perfezionismo leggendario, a tratti urticante per colleghi e registi. Una vera macchina da cinema, premiata a Venezia nel 1996 con il Leone d’oro alla carriera.
Che dire ancora di lui e dei suoi 80 anni che copie l’8 agosto? “Lo shock maggiore – ha spiegato – l’ho avuto a 30 anni, quando ho dovuto accettare la maturità. Oggi è diverso, ma mi sono fatto promettere da mia moglie (Lisa Gottsegen, ndr) che al rientro a casa non ci troverò una rumorosa festa a sorpresa. Da un lato avrei paura di commuovermi e dall’altro non ho mai amato il caos e il rumore”. Ecco, Dustin Hoffman è tutto qui: semplice, diretto, sorprendente. E noi, in silenzio, gli auguriamo che continui così.

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