Home Attualità

Erdogan, la Turchia e le chiavi per le porte dell’Europa

CONDIVIDI
erdogan-turchia-chiavi-per-porte-europa

Erdogan: a Roma è arrivato il Sultano. Il presidente della Repubblica turca è stato ricevuto da Papa Francesco in Vaticano. E per Recep Tayyip Erdogan sono in agenda incontri con Gentiloni e Mattarella. Ma prima di parlare dei temi politici di oggi, facciamo quattro passi nella Storia, sempre utili per metterli a fuoco.

Da Omero a Costantino

Tra Turchia e Europa i rapporti risalgono alla notte dei tempi. La guerra di Troia si svolge a poche decine di chilometri dell’attuale Istanbul. La leggendaria arca di Noè si era arenata sul turco monte Ararat. Turca era l’Asia minore, dove era fiorita la civiltà greca di Efeso, Smirne, Mileto, Pergamo, Rodi. E turchi, geograficamente parlando, erano fior di filosofi greci. Il Ponto, regno di Mitridate, era iscritto nei confini dell’attuale Turchia. In Turchia moriva Annibale in fuga dalle vendette romane. In Turchia passavano Giulio Cesare (lì disse lo storico “veni, vidi, vici”), Pompeo, Crasso, Tito e Domiziano. E l’imperatore Costantino trasferiva da Roma a Costantinopoli la capitale dell’impero. 

Turchia ed Europa: coniugi separati?

Dunque, la Turchia è Europa a pieno titolo? Pienissimo, ma solo fino al medioevo, quando, provenienti dalle steppe asiatiche, sono arrivati i Turchi. La storia cambia il 29 maggio 1453, quando Maometto II conquista Costantinopoli, mettendo fine all’impero bizantino. Da allora le storie e le civiltà di Europa e Turchia hanno iniziato a divergere. Come due coniugi separati, i loro rapporti sono proseguiti tra alterne vicende.

Michelangelo e Napoleone

Ricordiamo il re di Francia Francesco I che si era alleato con Sultano in funzione anti asburgica. O Michelangelo che, disgustato dall’atteggiamento del Papa, aveva deciso di recarsi a Istanbul per mettersi al servizio del Sultano. Poi c’è stata Lepanto (1571), l’assedio di Vienna (1683), la napoleonica battaglia delle piramidi, svoltasi in Egitto ma contro truppe turche (1798). Insomma, più si studia la storia, più si nota che negli ultimi sei secoli Europa e Turchia se le sono date di santa ragione.

Erdogan: la Turchia di oggi

Pur essendo uno stato laico, la Turchia oggi è abitata per il 99% da musulmani (sunniti per l’82%). Su 79,9 milioni di abitanti, i cristiani sono 120mila, di cui 80mila ortodossi. Secondo le convenzioni geografiche, la parte più occidentale dell’attuale territorio turco, la Tracia, è europeo. Ma si tratta, appunto, di una convenzione.

Le chiavi della Cancelliera

All’Europa conviene ammettere la Turchia nella Ue? Dipende. Oggi la Turchia, membro della Nato dal 1952, col suo milione di soldati, ne è il partner più forte dopo gli Usa. Dunque un nerboruto gendarme che sorveglia una delle zone più cruciali del mondo, il Medio Oriente. E averla nemica non è certamente una buona idea. 

Chi ha le chiavi per aprire le porte della Ue a Erdogan è Angela Merkel. Ma i rapporti tra il Sultano e la Cancelliera sono ondivaghi: all’inizio fu amore, quando frau Merkel nel 2015 ha pagato Erdogan fior di miliardi, in cambio della chiusura delle frontiere agli immigrati. Ma poi Erdogan è intervenuto pesantemente nella campagna elettorale tedesca, sconsigliando i milioni di turchi residenti in Germania di votare la Merkel “che non fa gli interessi della Turchia”. E per ora la Merkel non ha nessuna intenzione di aprire al leader turco.

Gerusalemme e la sponda vaticana 

Ma cos’è venuto a fare Erdogan a Roma? Prima di tutto per parlare di Gerusalemme con papa Francesco. Sul destino della città santa entrambi hanno un potere che con un eufemismo si può definire limitatissimo. Chi decide sono il premier israeliano Netanyahu e, semmai, la potentissima lobby ebraica americana che negli scorsi mesi ha dimostrato di poter condizionare lo stesso Trump. In secondo luogo, a perorare la causa dell’ammissione di Istanbul all’Unione europea.

Erdogan: l’autoritarismo che non paga

Una volta tanto l’Europa sta giocando la partita giusta, non respingendo il Sultano (per non provocare la sua ira che, memore dell’Iliade, ha dimostrato di saper essere funesta), ma neanche ammettendolo. All’Europa fa gioco tenere sospeso Erdogan. E del resto ha più di un motivo per bacchettare il presidente turco. Dalla repressione dell’etnia curda alle violazioni dei diritti umani. Dall’arresto arbitrario dei giornalisti ostili al regime alla violenta repressione del presunto colpo di Stato, per il quale la Turchia vive in stato di emergenza dal luglio 2016 ad oggi. Tutti biglietti da visita non proprio adatti per essere ammesso a Bruxelles.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here