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Fassino: l’ambasciatore renziano e la sinistra alla Guzzanti

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Fassino: l’ambasciatore renziano riceve una bordata di no. L’evoluzione-involuzione della sinistra ricorda ogni giorno di più l’esilarante sketch di Corrado Guzzanti che imita Bertinotti: “La sinistra deve continuare a scindersi sempre di più. Continua, continua, fino a costituire tantissimi partitini, grandi come virus per attaccare come gli insetti”. Più che una gag, la brillante intuizione del comico sembra diventata un’amara profezia, tanto che ormai gli osservatori politici affermano sconsolati: “questa è la galassia della sinistra”, mostrando un puzzle di sigle e volti di politici più o meno noti.

Fassino con la piuma sul cappello

Alla direzione Pd di lunedì scorso, Renzi aveva avuto un’idea geniale: incaricare Piero Fassino di tentare il rassemblement di tutti i movimenti a sinistra del Pd per le prossime elezioni. Fassino aveva tutti i crismi per riuscire: già sindaco e presidente dell’Anci. Parlamentare di lunghissimo corso, persona seria e dall’onestà comprovata, proviene dalla nomenklatura di Fgci e Pci. Ha percorso tutto il cursus honorum passo a passo: segretario dei Ds, più volte ministro. Ed è dotato del carattere giusto: paziente e cocciuto. Insomma, l’identikit del perfetto mediatore per riuscire a federare tutte le rissose anime della sinistra.

L’ambasciatore all’opera

E Fassino parte in quarta. Telefona a Civati, che gira per Montecitorio mostrando a tutti il proprio cellulare con la chiamata di Fassino, da lui rifiutata. Sente D’Alema, che gli risponde: “devi chiamare Speranza, non me”. Telefona a Grasso che ha ascoltato “con interesse”, ma ha precisato che “non rappresenta alcun soggetto politico. E quindi non ha titolo per parlare di alleanze e coalizioni”. Prova allora a chiamare la Boldrini. E la presidente della Camera gli risponde che “non ci sono le condizioni per costituire una coalizione col Pd”. Da ultimo riceve la porta in faccia dai bersaniani di Mdp.

Il padre nobile e i prefissi

Lo sconsolato Fassino poi ha incontrato Romano Prodi a Bologna. Il professore l’ha incoraggiato: “condivide e apprezza l’iniziativa che sto perseguendo” ha riferito l’ex sindaco di Torino. Ma al di là della figura di padre nobile della sinistra e di fondatore dell’Ulivo, anche Prodi, oggi non rappresenta altro che se stesso. E se Grasso e Prodi rappresentano solo loro stessi (ma se volessero, potrebbero contare ancora molto), Pisapia è accreditato dagli ultimi sondaggi allo 0,3%. E Civati a sua volta ha risultati da prefisso telefonico. L’unica forza di qualche peso è l’indisponibile Mdp, che potrebbe superare la soglia di sbarramento e far eleggere una pattuglia di parlamentari.

Il passo indietro

Qual è, allora, il gioco delle forze a sinistra del Pd? Vogliono perdere a tutti i costi? Non crediamo. L’unica cosa che sembra unirle è l’antipatia profonda per la persona Renzi. E sembrano disposte a perdere e a far vincere il centrodestra piuttosto che portare acqua al segretario del Pd. La sola condizione che pongono è che Renzi faccia il famoso passo indietro. Probabilmente sarebbero tutti disposti a correre uniti, se la coalizione fosse guidata da qualcun altro, che si tratti di Grasso o GentiloniEcco perché la missione di Fassino è destinata ad un veloce fallimento senza questo da offrire.

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