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Grasso che cola ma solo per Grillo

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Pietro Grasso e Beppe Grillo

Pietro Grasso: cosa sappiamo del presidente del Senato? Che è stato fino a 5 anni fa un magistrato antimafia. Un ottimo magistrato, amico di Falcone e Borsellino. Ha redatto le oltre 7.000 pagine del primo maxi processo a “Cosa nostra” del quale fu giudice a latere. Procuratore a Palermo, poi a capo della Direzione nazionale antimafia, Grasso può contare su una carriera di sicuro successo.

Grasso e la “cosa rossa”

Nel 2013 si candida al Senato per il Partito democratico e, una volta eletto, ne diventa presidente. Gli ultimi 5 anni lo vedono attento e partecipe. Con poche dichiarazioni relativamente ovvie, non ha raccolto né i biasimi della sua collega della Camera, Laura Boldrini, ma neppure grandi entusiasmi. Poi la recente rottura col Pd e, infine, la nomina a “capo” e portacolori della nuova “cosa rossa” che non ha ancora nome e che riunisce i seguaci di Articolo 1, Possibile e Sinistra italiana.

Liberi e uguali 

Dal palco della kermesse, Grasso ha annunciato per tre volte il nome: “liberi e uguali”. Ma Bersani l’ha già bocciato: “sembra il nome di una lacca” e ha raccomandato che nel nuovo nome ci sia inserito il cognome del 72enne magistratoE così sul web è partito il sondaggio sul nome. Da “Grasso è bello” a “Grasso che cola”, da “Abbiategrasso” a “Grasso vegetale”. Ma sembra che, a parte gli scherzi, il mondo del web non impazzisca per il nuovo soggetto politico.

Grasso: obiettivo Cinque stelle?

I fondatori della nuova realtà a sinistra del Pd dicono di puntare a raccogliere il 10% dei voti alle prossime politiche. Risultato non impossibile, se calcoliamo che oggi la maggiore delle sue tre componenti, Articolo 1, è stimata sul 3,5% e la civatiana Possibile sul 2%. Mentre recentissimi sondaggi accreditano la nuova coalizione al 6-6,5%Calcolando un 28% del Movimento 5 stelle, un’eventuale alleanza post elettorale li potrebbe portare vicini al 40%. E forse a un’ipotesi di governo. La relativa novità del movimento di Grasso e la comunanza su alcune battaglie (abolizione del Jobs act e ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) potrebbero rendere non impossibile l’eventualità di una maggioranza (risicatissima) Grillo-Grasso.

Il rischio Turigliatto

Ma teniamo presente che l’alleanza di sinistra è formata da personaggi come Pier Luigi Bersani, non certo amato dai grillini, D’Alema, Speranza, Vendola, Civati, Fratoianni, Stefano Fassina e Claudio Fava, Miguel Gotor e Alfredo D’Attorre. Chi di loro vedreste al governo con Di Maio premier? E poi vi ricordate i nomi di Turigliatto e Rossi? Sono stati due senatori di “Sinistra critica” che hanno tenuto per mesi con “la pistola alla tempia” il secondo governo Prodi nel 2008. E una storia del genere si potrebbe ripetere con altrettanto rissosi Turigliatto.

De profundis per Renzi e Pd?

L’unica certezza è che la manovra di Grasso potrebbe essere il de profundis di Renzi, della sua politica e del Pd. Ma se, e sottolineiamo il se, la “cosa rossa” di Grasso arrivasse al 10%, mangiando ancora qualche punto al già risicato 26% del Pd. E collocandolo definitivamente come terza forza dopo il centrodestra e il Movimento 5 stelle. Con una espressione abusata ma estremamente azzeccata, il Pd sarebbe così condannato all’irrilevanza. Con buona pace di Renzi che sottovaluta il problema, twittando: “A Grasso faccio in bocca a lupo. Poi bisogna capire se comanderà Grasso o D’Alema”.

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