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Ius soli, pressing e digiuni: ecco cosa c’è da sapere

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Ius soli, il pressing continua. Il senatore a vita e archistar Renzo Piano ha dichiarato “Il no allo Ius soli è crudele. Quei bambini sono italiani”. E si è associato allo sciopero della fame indetto dal senatore Luigi Manconi, al quale ha aderito anche il ministro Del Rio con molti altri parlamentari. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha dichiarato che spera si possa mettere in calendario la discussione della legge prima della fine della legislatura. L’offensiva pro Ius soli non coinvolge però solo il mondo politico. Fabio Fazio a Che tempo che fa è stato protagonista, per esempio, di un duetto con Roberto Saviano. Risultato? Alla fine, chiunque fosse (ancora) contro lo Ius soli si doveva sentire quasi un avanzo di galera.

400mila nuovi italiani

Insomma, il dibattito sullo Ius soli e sugli immigrati, infuria su tutti i media. E più se ne parla e meno si capisce cosa preveda la legge in discussione. Per fare chiarezza, partiamo da dati incontrovertibili e da un presupposto: lo Ius soli non riguarda i migranti, richiedenti asilo e profughi che intasano i centri di accoglienza.
Allora, com’è la situazione oggi? L’Italia è il Paese europeo che ha concesso più cittadinanze: quasi 400mila tra il 2015 e il 2016. Il boom deriva dal fatto che per ottenere la cittadinanza è necessario aver trascorso 10 anni in Italia. E proprio 10 anni fa era stato varato un maxi condono per gli irregolari (legge Bossi-Fini). Cosa significa? Che nei prossimi anni i numeri dovrebbero leggermente diminuire. 

Cosa prevede la legge in vigore

Veniamo alla legge in vigore sulla cittadinanza. È una delle norme più permissive vigenti in Europa. Come mai? L’attuale sistema di riconoscimento della cittadinanza, legge 91 del 1992, comprende anche i casi nei quali il bambino sia nato da apolidi o sia di cittadinanza ignota. Oppure sia figlio di cittadini di un Paese che non riconosce la cittadinanza a chi sia nato fuori dai suoi confini. Il principio generale previsto dalla legge 91/1992 è che si diventa cittadini dopo 10 anni di residenza regolare. In questo caso si apre una finestra: bisogna richiedere la cittadinanza dopo il compimento dei 18 anni e prima del 19° compleanno. Infine, la cittadinanza è riconosciuta se il richiedente è nato o adottato da almeno un genitore italiano.

Ius soli dalla A alla Z

La legge in discussione al Senato (è già stata approvata dalla Camera il 13 ottobre del 2015) riguarda in sostanza circa 800mila minori, dei quali 643mila nati in Italia e 166mila nati all’estero. Anche se approvata, porrebbe comunque dei precisi paletti (ius soli temperato). Almeno uno dei genitori extracomunitari che chiedono la cittadinanza per il figlio minore deve risiedere regolarmente in Italia da 5 anni. Dimostrare di avere un alloggio idoneo, superare un test di conoscenza della lingua italiana e avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale. Sarebbero comunque esclusi gli stranieri pericolosi per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato. Con lo ius culturae, invece, è sufficiente – per il minore nato o arrivato in Italia prima dei 12 anni – aver frequentato regolarmente almeno 5 anni di un percorso formativo.

Chi parla e chi tace

Una parte della maggioranza (Ap di Alfano, che conta i 24 senatori decisivi) è contraria al voto subito: anche se la legge è giusta, non è il momento per votarla e se ne riparlerà nella nuova legislatura. Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi ha dichiarato che al Senato “non ci sono i numeri”, scatenando l’ira di Del Rio. Renzi oggi tace, perché preferisce utilizzare lo stallo nella prossima campagna elettorale. Meglio dire che lui voleva approvare a tutti i costi la legge, ma che Alfano si è messo di traverso, piuttosto che averla approvata e consegnare una arma elettorale formidabile a Salvini e Meloni.

Da Gentiloni a Minniti

Il premier Gentiloni tace, perché, mettendo ai voti lo Ius soli, teme di sfasciare maggioranza e governo su un problema relativamente marginale. Altri esponenti dell’esecutivo invece alzano la voce, come il ministro dell’Interno Minniti, perché ritengono importante poter iniziare la campagna elettorale con la legge già definitivamente approvata. Chi la spunterà? Con un Senato balcanizzato non è difficile immaginare che si combatterà fino all’ultimo voto… e fino all’ultimo giorno della legislatura.

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