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La Caprarola dei Farnese: ecco come dimenticare i capolavori italiani

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Caprarola e Palazzo Farnese

Caprarola? I più, ne siamo sicuri, chiederebbero se si tratta di un formaggio. Invece parliamo di un paesino in provincia di Viterbo. Un posto dove ha sede la magnifica reggia segreta dei Farnese. Tanto segreta e ben nascosta da meritare questo racconto tra passato e presente. Che lascia l’amaro in bocca pensando a quante Caprarola ci sono in giro per l’Italia e a come meriterebbero ben altra fama e ricchezza turistica.

Tutto il fascino della Storia

I Farnese nascono “burini”. Una famiglia della piccola nobilità dell’alto Lazio sconosciuta ai più. Fino al 1500 quando la felice combinazione di una sorella molto bella, Giulia, e di un fratello molto ambizioso, Alessandro, dà vita al papato di Paolo III, che sarà tra i più splendidi del Rinascimento. Giulia diventa l’amante di Papa Rodrigo Borgia e approfitta del suo ascendente per favorire la carriera del fratello Alessandro il quale diventa prima cardinale, poi tesoriere della Chiesa e infine riesce ad impadronirsi del soglio di PietroContento così? Ma certamente no: i suoi appetiti erano appena iniziati! E poi Paolo III aveva una pletora di figli nati prima della sua ascesa e tutti andavano sistemati. Così il Papa crea il ducato di Parma e Piacenza per il primogenito Pier Luigi, concede la figlia Costanza in sposa ad uno Sforza, signore della piacentina Castell’Arquato e nomina cardinali tre nipoti: Alessandro, Odoardo e Ascanio Sforza.

Alessandro Farnese e la malattia del mattone

È questo l’Alessandro di cui ci interessiamo: colto, amante dell’arte, grande manovratore della corte romana, condivide col nonno pontefice la malattia del mattoneIl nonno Paolo III si era fatto costruire il primo dei palazzi Farnese, l’attuale ambasciata di Francia in Campo dei Fiori, un palazzo smisurato firmato da Antonio da Sangallo e da Michelangelo. Gli affreschi sono di Annibale Carracci. Il nipote – grande collezionista – riempie il palazzo delle statue che fa scavare sul Palatino e nel foro romano. Ma non si accontenta. Mentre il fratello Ottavio fa costruire il palazzo Farnese di Piacenza, il cardinale Alessandro pensa in grande.

Il feudo di Caprarola

Nel suo feudo di Caprarola, a poche decine di chilometri da Roma, esiste già una grande fortezza pentagonale che Paolo III aveva commissionato ad Antonio da Sangallo, il Renzo Piano dell’epoca. Alessandro la trasforma: vuole un palazzo che oscuri la fama di tutti gli altri. Approfitta della forma pentagonale e l’asseconda. Da fuori, il palazzo, che domina il minuscolo paesino laziale, ha l’aria minacciosa di una fortezza imprendibile. Ma appena si entra, rivela la raffinatezza di una corte rinascimentale. E che corte! Non ha un soffitto che non sia affrescato e quasi tutti dallo Zuccari.

Il set di film e fiction

Una descrizione particolareggiata richiederebbe un’opera intera. Il programma iconografico degli affreschi, però, è di una semplicità disarmante: la gloria della casata, Farnese Über Alles! I saloni ci sono familiari, perché da Don Camillo a The Young Pope fino alla serie dei Borgia, quando il cinema o la tv vogliono ambientare una scena in Vaticano vengono qui ad allestire i loro set. Un’insieme fantasmagorico, con giardini all’italiana talmente estesi da necessitare un giorno intero per girarli tutti. E il tutto in perfetto stato di conservazione. Il biglietto d’entrata? È modesto: 5 euro per entrare nella reggia delle meraviglie. Chissà quanta gente ci sarà, ci chiediamo. E invece qui iniziano le dolenti note.

Una meraviglia per pochi intimi

Ressa di turisti? Affatto. Con noi c’è solo una famiglia inglese. Book shop? Sconosciuto. Cartellonistica? Assente. Ma poi, dopo l’attimo di sconcerto facciamo mente locale. D’altra parte, ci chiediamo, come siamo arrivati qui? Per giungere da Viterbo, il capoluogo di provincia, bisogna percorrere 30 km all’interno di una natura selvaggia e magnifica, il parco naturale del lago di Nemi. E per riuscirci occorre consultare più e più volte il navigatore satellitare. E pensare che questa è forse la meta turistica più famosa del viterbese. Ma ci si perde tra i poco famosi Canino, Ronciglione, San Martino. E il primo cartello che annuncia Caprarola è a due chilometri dal palazzo, quando ormai non serve più. Sì, è proprio una meraviglia per “pochi intimi”, come ci confessa con aria sconsolata la ragazza della biglietteria.

Caprarola e il sogno francese

A questo punto sognare non costa nulla. Ed ecco che cosa vorremmo accadesse. Caprarola, magicamente, viene appaltata ad un francese, con grande scandalo dei benpensanti (“così si svende la nostra cultura”). Dopo un mese l’autostrada Livorno-Grosseto è tappezzata di cartelloni che annunciano che a pochi chilometri c’è Caprarola, la reggia dimenticata dei Farnese, con ampie vedute degli angoli più caratteristici e delle attrazioni che si possono ammirare. A fianco del palazzo sorge un resort rispettoso della natura e del paesaggio, dove si può dormire “a casa dei Farnese” e “vivendo le emozioni dei tempi dei Borgia”.

Come nella Loira

Al visitatore, abbagliato da tanta cura, serve un pizzicotto per capire che è nel viterbese e non nella Loira francese, famosa per i suoi castelli. Nei boschi circostanti sorge il campo da golf 18 buche “Giulia Farnese”. All’arrivo nel paese non serve come in passato, chiedere a due tabaccai e al vigile urbano se c’è un parcheggio. comode frecce ti indicano il percorso. Il parcheggio è elegante e ben piantumato, così puoi parcheggiare all’ombra. Dal parcheggio cartelloni strategici ti indirizzano “Ai giardini all’italiana”, “al Palazzo” o al bar-ristorante-pizzeria-self service “Paolo III”.

Museo delle cere, ristoranti e “son et lumiere”

E ce n’è per tutti gusti. Al piano sotterraneo del palazzo è allestito un museo delle cere che ritrae tutti i personaggi della famiglia, da Giulia la bella a papa Paolo III, oltre ai loro architetti e pittori: Michelangelo, il Carracci, Tiziano, il Vignola, Antonio da Sangallo. In una sala appartata è rappresentata la cruenta scena della “congiura di Piacenza”, con Pier Luigi trafitto dai pugnali dei nobili piacentini. Al primo piano, nel cortile rotondo, un raffinato caffè divide i portici con un book shop che fa invidia al LouvreIl piano nobile è visitabile, con audioguide o app per lo smartphone, mentre l’ultimo piano ospita il ristorante “Il cardinale” che a lume di candela serve i piatti tipici della zona, dal cighiale in umido agli spaghetti cacio e pepe alla carbonara, il tutto innaffiato dai vini di Montefiascone. Ogni sera uno spettacolo di “son et lumière” allieta i turisti, avvolti da musica rinascimentale, mentre una volta alla settimana i giardini sono illuminati da fuochi artificiali.
Non una Gardaland della cultura, ma il modo giusto per metterla al centro del nostro tempo e alla portata di tutti. E chissà quante altre Caprarola si potrebbero mettere a reddito nel rispetto della loro Storia.
Che cosa ne dice, ministro Franceschini?

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