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La vita si allunga e gli scienziati “litigano” sull’immortalità

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L’aspettativa di vita è in continua crescita. Ma se ci sia un limite ultimo o meno è ancora tutto da capire. Un recente dibattito sul tema nasce da un articolo pubblicato nell’ottobre del 2016 sulla rivista Nature. La firma è di 3 ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine di New York. Secondo i loro studi, prettamente statistici, l’aspettativa di vita media, pur in continua crescita, non potrà andare oltre i 115 anni. Di certo questo sarebbe già un bel risultato. Soprattutto considerando il concomitante aumento dell’impatto delle varie forme di demenza senile. E di molte altre patologie legate all’età. Viene poi spontaneo chiedersi se a quel punto l’età pensionabile verrà portata a 100 anni…
Sempre su Nature però un nuovo studio 
firmato da 2 ricercatori della McGill University di Montreal contesta il precedente, sostenendolo insufficiente a supportarne le conclusioni. Secondo gli studiosi non ci sarebbe alcuna evidenza di un limite all’aspettativa di vita. Chi ha ragione?

L’aspettativa di vita e il boom degli Anni 2000

Nonostante l’andamento relativamente piatto dell’aspettativa di vita prima del 1800, il dato in seguito ha messo a segno un incremento notevole. La World Health Organization ha stimato a livello mondiale una vita media di 71,4 anni per i nati nel 2015. E cioè 73,8 anni per le donne e 69,1 per gli uomini. Chiaramente il dato cambia a seconda dello Stato preso in osservazione. Si passa così dai 60 anni in Africa ai 76,8 in Europa. Rispetto al 2000, l’aspettativa di vita mondiale è aumentata di ben 5 anni in 15 anni. Tale aumento è il più elevato mai registrato dagli Anni 60. Guardando in casa nostra, per gli italiani nati nel 2000 la vita media stimata è di 81,8 anni. Mentre per i nati nel 2015 è di 82,7. Appare normale iniziare a chiedersi se esista un limite o se siamo in qualche modo destinati a tendere all’immortalità, per quanto antiscientifica appaia la parola.

Lo studio di New York

Agli scienziati di New York l’idea era venuta in modo piuttosto semplice. Anziché valutare la vita media delle persone, hanno indagato su quante persone di una data età erano vive in un certo anno. In seguito hanno confrontato i dati sui diversi anni. Ciò ha consentito di calcolare quanto la popolazione di una certa età fosse in crescita. Per fare un esempio: in Francia nel 1920 il gruppo con crescita numerica più forte è stato quello delle persone 85enni. Nel 1950 è stato quello delle 92enni. Nel 1980 è stato quello delle 101enni. Infine nel 2010 quello delle 103enni. Appare evidente che il processo sembra essere in fase di arresto. Sta smettendo di crescere l’età delle persone a più elevato tasso di crescita. Come se oltre un certo limite non si potesse più andare. Da qui lo studio che ha portato alla stima dei 115 anni come limite ultimo per la longevità dell’umanità.

L’attacco di Montreal

Gli scienziati di Montreal non contestano il risultato, ma il metodo. In sostanza, a loro avviso dai dati presentati nell’articolo dei newyorkesi si possono trarre tutte le conclusioni che si desiderano. Si può asserire che la vita media non crescerà più oltre i 115 anni o dire l’esatto opposto. Nel loro contro-studio mostrano in modo apparentemente ineccepibile quanto, guardando orizzonti temporali ampi, diverse curve di crescita dell’aspettativa di vita appaiano egualmente realistiche nel loro andamento rispetto ai dati attualmente disponibili. Questo sia che esista un limite a 115 anni, sia che ne esista uno a 125, sia che non ne esista nessuno. Tuttavia il discorso inizia a farsi molto matematico e statistico, quindi sempre più tecnico, ed è difficile farsi un’idea chiara di chi abbia ragione.

New York non cede e il mondo non si arrende

La rivista Nature, a valle della contestazione di Montreal, come in un processo, consente a New York la difesa. Di nuovo questa si basa sulla contestazione dei processi matematici usati per il contro-studio. Nella sostanza il gruppo di New York rimane confidente dei risultati presentati nel loro primo lavoro.
Uscendo dal battibecco tra Montreal e New York, altri ricercatori nel mondo stanno cercando di capire se esista un limite e dove questo limite si collochi. Taluni lo fanno con metodi statistici e altri analizzando materiale biologico di defunti ultracentenari. La cosa più probabile come sempre è che la realtà superi l’immaginazione. Se avessimo estrapolato l’aspettativa di vita odierna dai dati di prima del 1800 probabilmente ora ci aspetteremmo una vita media di una cinquantina di anni. Invece i nostri figli hanno un’aspettativa di più di 80 anni. Ciò che ha cambiato le linee di tendenza è la scienza e le sue ripercussioni nella medicina. Essa ha innescato un cambiamento nell’era post-illuministica, attivando un processo finora inarrestabile. Chi può prevedere, solo da quanto successo in passato, cosa succederà in futuro?

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