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Mattarella e il risiko (im)possibile del nuovo Governo

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Mattarella: dopo tante ipotesi, ecco il nuovo Parlamento con cui dovrà fare i conti il Quirinale. Nessuna maggioranza senza alleanze. E dimentichiamoci presto tutte le promesse elettorali che erano, appunto, elettorali. Se lo scorso Parlamento ha visto 566 cambi di casacca, dato che l’attuale non è un Parlamento svedese, aspettiamoci davvero di tutto in nome di una maggioranza a tutti i costi per evitare il ritorno alle urne da parte di chi è stato appena eletto. Ma intanto proviamo a vedere i punti chiave del risiko sul tavolo del Presidente della Repubblica.

Maggioranza Lega-5 Stelle?

Anche senza la ripartizione definitiva dei seggi, una maggioranza con Lega e 5 Stelle numericamente sembra possibile. Ma consideriamo che:

  1. Mattarella non insisterebbe più di tanto su tale unione non congeniale alla sua sensibilità politica.
  2. L’Europa non ne sarebbe entusiasta, dato che entrambe le formazioni sono quantomeno euroscettiche.
  3. Se Salvini finisse nell’abbraccio con Di Maio, avrebbe certamente una posizione subordinata, perdendo consensi nei successivi appuntamenti elettorali.
  4. Il leader del Carroccio, rompendo con Forza Italia, perderebbe la possibilità di ereditare la leadership dell’intero centrodestra all’eventuale pensionamento di Berlusconi.

Infine, la Lega potrebbe subire una scissione da parte dei suoi (pochi) parlamentari schierati con Maroni. Ma d’altro canto forse potrebbe contare sull’appoggio dei forzisti più vicini a Salvini.

Maggioranza 5 Stelle-Pd?

Vediamo le chance di una maggioranza tra 5 Stelle e Pd, eventualmente allargata alla sparuta pattuglia di Liberi e Uguali per avere numeri più solidi in Parlamento.

  1. Mattarella certamente si spenderà per questa ipotesi, più vicina alla sua sensibilità politica. Inoltre potrebbe convincere all’abbraccio Renzi o chi per esso, parlando di Europa, mercati, dovere istituzionale e così via.
  2. Bruxelles e il mondo finanziario potrebbero essere rassicurati dalla presenza del Pd.
  3. Anche il Pd avrebbe una posizione subordinata rispetto al ben più numerosi 5 Stelle. Ma Renzi (o chi per esso) potrebbe utilizzare l’appoggio del Quirinale per condizionare l’azione del governo.
  4. Se poi il nuovo Governo dovesse “lavorare bene”, il Pd potrebbe avvantaggiarsene? Dipenderebbe dalla sua visibilità. Se fosse solo un portatore d’acqua, certamente no.

Infine non va dimenticato che a sua volta il Pd potrebbe andare incontro ad una scissione (l’ennesima!) da parte di alcuni eletti contrari all’abbraccio col nemico grillino.

Maggioranza 5 Stelle-centrodestra?

La terza ipotesi, quella di un Governo 5 Stelle sostenuto dall’intero centrodestra appare la più improbabile. Sostanzialmente per due motivi. Da un lato Mattarella non avrebbe argomenti per indurre Berlusconi ad appoggiare un governo monocolore pentastellato. E dall’altro questo appoggio risulterebbe avvelenato, perché il centrodestra, come i 5 Stelle, probabilmente pagherebbero cara la svolta alle prossime consultazioni.

Mattarella e i conti con gli elettori

Insomma, il risiko sul tavolo del Quirinale è davvero complicatissimo. Sia la Lega che il Pd, i due partner di governo più probabili dei 5 Stelle, andrebbero incontro in ogni caso a molti problemi. Con che faccia Salvini, che ha continuamente giurato sulla sua fedeltà allo schieramento di centrodestra, potrebbe chiedere ancora voti per la Lega? E come potrebbe rivendicare la sua leadership sull’intero centrodestra in caso di “tradimento”?Idem per il Pd. Anche se in questo caso, l’abbraccio avvelenato forse gli verrà imposto proprio dal Quirinale. E complice il marasma nel quale è caduto e lo shock dei risultati, magari alla fine non avrà neppure la forza di dire di no.

Mattarella: più danni che vantaggi

Ultima considerazione: Mattarella ha la “mission” di trovare una maggioranza di governo. Ma se, forzando la mano in modo innaturale, provocasse più danni che vantaggi?
Convergenze parallele, governo della non-sfiducia, staffetta, preambolo, compromesso storico, equilibri più avanzati. Scusate, non siamo impazziti. Ma per chiudere abbiamo voluto ripassare un po’ di termini cari alla Prima Repubblica. Che potrebbero tornare di moda per risolvere il risiko del Quirinale.

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