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Nuovi voucher: come complicarsi la vita. E quanto dureranno?

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Al centro, Susanna Camusso, leader della Cgil, alla manifestazione del 17 giugno contro i nuovi voucher a Roma

Voucher: a volte ritornano. E in questo caso sembra proprio in un modo meno chiaro e più complicato di prima. Per spiegarlo però bisogna farne una breve storia. I voucher originari costituivano una forma di regolazione del lavoro occasionale, introdotta dalla Legge Biagi nel 2003, per cercare di fare emergere dal nero molte attività sommerse. Questa disciplina è stata più volte riformata nel corso degli ultimi anni (per ben tre volte, tra il 2012 ed il 2016). Infine è stata abrogata nel marzo scorso con il Decreto-legge n. 25/2017. Ciò è avvenuto per scongiurare lo svolgimento del referendum abrogativo promosso dalla Cgil, già fissato per il mese di maggio. Il sindacato di Corso d’Italia era ben determinato a far sparire uno strumento ad esso sempre dichiaratamente inviso. E questo anche se vi avesse fatto normalmente ricorso, per regolare i rapporti con un certo numero di collaboratori occasionali.

Fuori dalla porta e dentro dalla finestra

Passata la festa, gabbato lo santo, recita il proverbio. E così, in sede di conversione del Decreto-legge n. 50/2017 (la “manovrina”), lo stesso governo Gentiloni, che in marzo aveva buttato i voucher dalla porta, in aprile li ha fatti rientrare dalla finestraE allora eccoli nuovi voucher, in vigore dal 10 luglio e previsti in due fogge.

  • Il Libretto di Famiglia, utilizzabile solo da persone fisiche che non esercitino attività professionale o d’impresa. Vi rientrano i vari tipi di lavoro domestico (giardinaggio, pulizia, manutenzioni, badanti, lezioni private, e così via).
  • Il Contratto di Prestazione Occasionale, per le imprese (comprese quelle agricole) ed i liberi professionisti, oltre alla Pubblica Amministrazione.

Sono previste anche delle esclusioni. Sono a carico di chi aveva in essere entro i sei mesi dall’utilizzo dei nuovi voucher un rapporto di lavoro subordinato o co.co.co. Ovvero, di chi abbia comunque più di 5 dipendenti a tempo indeterminato. Oppure, di chi svolga determinati tipi di attività, compresa l’esecuzione di appalti di opere e servizi.

I vincoli per lavoratori e imprenditori

Ogni lavoratore, con i nuovi voucher, può ricevere al massimo 5.000 euro l’anno in totale. Di questi non più di 2.500 possono arrivare dallo stesso datore. Anche il singolo imprenditore non può pagare più di 5.000 euro l’anno in voucher per la totalità dei lavoratori. Inoltre, la durata della prestazione, nell’anno solare, non può eccedere le 280 ore complessive. Il compenso orario minimo per il Libretto di Famiglia è 10 euro. Mentre per il Contratto di Prestazione Occasionale il compenso giornaliero non può essere inferiore comunque a 36 euro (9 euro all’ora per le prime quattro ore, 12,29 euro per le ore successive). Sono poi sanciti diversi diritti dei prestatori, come riposo giornaliero e settimanale, assistenza e previdenza, esenzioni dall’Irpef. Infine, datore e lavoratore devono iscriversi ad una piattaforma digitale dell’Inps, che debbono utilizzare per regolare tutti i loro rapporti. Vi basta?

L’ufficio complicazioni cose semplici    

Si possono fare due osservazioniPer prima cosa è indubbio che la riforma sia stata palesemente imposta dalla doppia necessità prima di evitare il referendum, e poi di recuperare un istituto del quale si avverte comunque il bisogno nella nostra realtà economica e sociale. Ma come purtroppo accade spesso in Italia, non ha prodotto una disciplina né semplice, né chiara, che tra l’altro può rischiare di bloccare il lavoro occasionale. Aspettiamoci così delle correzioni in corsa, che ne semplifichino in qualche modo l’utilizzo. 

Voucher, referendum e senso del ridicolo

La seconda osservazione è un’interrogativo: la mannaia di un nuovo referendum, promosso dell’organizzazione guidata da Susanna Camusso, penderà anche sopra quest’ultima versione dei voucher? La domanda è legittima. Soprattutto dopo la manifestazione nazionale dello scorso 17 giugno a Roma, dove naturalmente gli strali della Cgil si sono appuntati principalmente sul “furto di democrazia, imputato a Gentiloni come esecutore materiale e a Renzi come mandante.
Se la risposta alla domanda fosse positiva, e dovesse partire una nuova raccolta di firme, a rischiare comunque di essere superato sarebbe ancora una volta il senso del ridicolo nel nostro Paese.

 

    

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