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Nuovo Governo: nessuna lezione dall’Europa

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Da sinistra in senso orario: Angela Merkel, Emmanuel Macron e Mariano Rajoy

Nuovo Governo: alla fine i mercati internazionali hanno digerito senza grossi problemi il terremoto elettorale italiano. Un segnale importante, che consente a Mattarella di non correre nella gestazione del prossimo esecutivo che per forza di cose sarà laboriosa. Ma già a pochi giorni dal voto, l’Europa ha ricominciato a premere.

I moniti dell’Unione

Il lettone Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Ue, ci ammonisce: “La crescita è ancora sotto la media europea, il debito è il secondo più elevato della Ue e la produttività è bassa”. E il commissario agli affari economici, il francese Pierre Moscovici, più sibillino, sottolinea: “Dobbiamo essere molto fiduciosi nella capacità di Mattarella di discutere con i partiti”. E di facilitare la “formazione di un Governo stabile, che sono certo permetterà all’Italia di confermare il suo impegno europeo e la sua posizione nel cuore d’Europa”.

Evidente la preoccupazione che si legge tra le righe per l’euroscetticismo dei vincitori, 5 Stelle e Lega. Ma senza negare le difficoltà economiche italiane, sui tempi della formazione del nuovo Governo di certo non meritiamo lezioni di sorta da Bruxelles e dintorni. Gli altri Paesi della Ue sono tutti primi della classe? A ben guardare pare proprio di no. 

Madrid e l’astensione

Spagna: alle elezioni del dicembre 2015 nessun gruppo raggiunge la maggioranza per formare un governo. Nel giugno 2016 si ripetono le elezioni. Il risultato è analogo. Mariano Rajoy, popolare, che era rimasto in carica per gli affari correnti, forma un Governo di minoranza basato sull’astensione dei socialisti del Psoe. Ed è tuttora in carica.

Nelle mani di Macron

Francia: il partito Association pour le renouvellement de la vie politique, meglio conosciuto come En marche, fondato nel 2016 da Emmanuel Macron, lo porta all’Eliseo nel 2017. Se non fosse guidato dall’attuale presidente, convinto europeista e già funzionario della banca Rothschild, En marche potrebbe benissimo essere sovrapponibile al Movimento 5 Stelle. La sua ideologia è estremamente fluida: può essere definita sia progressista che neo-liberista. In ogni modo il sistema elettorale francese, con la vittoria di Macron alle legislative, consente al presidente un controllo ferreo sulla politica d’oltralpe. Alla faccia dei partiti personali italiani.

Berlino e la Grosse Koalition

Germania: le elezioni legislative del settembre 2017 hanno consegnato il 32,9% al partito di Angela Merkel e il 20,5% ai socialisti di Schulz. Dopo sei mesi di trattative e un referendum tra gli iscritti del partito socialista, in questi giorni si sta creando il quarto governo Merkel, che è cancelliera ininterrottamente dal 2005, secondo la formula della Grosse Koalition alias larghe intese.

Da Bruxelles a L’Aia

Belgio: resta famosa la crisi del 2010, quando Bruxelles resta per 541 giorni senza il governo. E in quel caso, l’economia aveva preso il volo. Stessa cosa nel 2011: un anno e 10 giorni senza Governo. Le ultime elezioni legislative si sono tenute il 25 maggio 2014. I risultati sono stati estremamente frazionati: il primo partito ha preso il 20% dei suffragi, il secondo e il terzo l’11,60, il quarto il 9,78%. Il Governo oggi in carica si è formato dopo quasi 5 mesi di trattative, l’11 ottobre.
E veniamo all’Olanda: nel 2017 i partiti hanno impiegato ben 208 giorni dalle elezioni (quasi 7 mesi) prima di trovare un accordo per formare un nuovo Governo a L’Aia. Nel frattempo l’economia olandese è cresciuta a ritmi doppi rispetto alle medie dell’Unione europea.

Londra e la Brexit

Gran Bretagna: ha i suoi problemi anche Theresa May. Alle ultime elezioni il partito conservatore ha preso “solo” il 42,3% di voti, arrivando a conquistare in parlamento 318 seggi, tutti rigorosamente uninominali, su 650. Ma la maggioranza necessitava di 326 seggi. Così la May è stata costretta ad imbarcare i 10 eletti del Partito Unionista Democratico dell’Irlanda del Nord. Le elezioni si erano tenute l’8 giugno 2017 e il governo è stato formato il 13 luglio successivo. Veloci? Non c’è dubbio, ma oltre ai problemi della Brexit, la May continua a perdere i pezzi e a fare rimpasti.

Nuovo Governo: calma e gesso

E allora, cara Europa, calma e gesso. Diamo all’inquilino del Quirinale e ai leader delle formazioni politiche che hanno vinto le elezioni, da Di Maio a Salvini, tutto il tempo che serve per formare un nuovo Governo. C’è un esecutivo in carica per gli affari correnti. E anche se il Def dovrà essere votato ad aprile, la prossima sessione di bilancio sarà fra sei mesi.

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