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Reddito di cittadinanza: assistenzialismo a 5 Stelle o c’è di più?

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Reddito di cittadinanza: è stato irriso per tutta la campagna elettorale. Ma ora avversari politici e media, dalla stampa al web, improvvisamente hanno riscoperto una delle proposte principali dei 5 Stelle. Secondo le stime dei sondaggisti, quella che ha fatto la differenza nel successo del Movimento guidato da Luigi Di Maio. E allora vediamo di capire di cosa si tratta. Fra i sostenitori dell’iniziativa, che assorbirebbe il recente Reddito d’inclusione varato dal Governo Gentiloni, e i detrattori che parlano di voto di scambio e puro assistenzialismo, soprattutto per il Mezzogiorno. 

A chi è diretto

In forme diverse il reddito di cittadinanza è in vigore in quasi tutti i Paesi europei, esclusi Italia e Grecia. Il provvedimento proposto dai 5 Stelle è cosa vecchia, nel senso che è datato 2013 (Disegno di legge 1148). Si rivolge a tutti i cittadini italiani (esclusi gli stranieri anche se regolari) che hanno un reddito inferiore a 780 euro mensili netti, concedendo loro la differenza per raggiungere questa cifra. Ma il reddito di cittadinanza può salire secondo vari step fino a un massimo di 1.638 euro. Questo nel caso si passi dal singolo soggetto considerato sotto la soglia di povertà a una famiglia senza reddito con due figli minori. 

Regole del reddito di cittadinanza

Attenzione, non si tratta però di un semplice sussidio assistenziale. Chi percepirà il reddito di cittadinanza (a meno che non sia disabile o pensionato) deve impegnarsi a riqualificarsi attraverso un progetto di formazione stabilito nei Centri per l’impiego. Poi dovrà accettare una delle 3 proposte di lavoro (il ddl grillino aggiunge “congrue”) che gli verranno offerte. In caso di triplice diniego, perderà il reddito di cittadinanza. Stesso discorso se recederà da un contratto senza giusta causa 2 volte in un anno. 

In più, chi chiederà il reddito di cittadinanza dovrà dare disponibilità a partecipare a progetti di utilità sociale gestiti dai Comuni fino a un massimo di 8 ore settimanali e dimostrare di dedicare 2 ore al giorno alla ricerca di un lavoro.
Per mettere in piedi questo meccanismo secondo i 5 Stelle sarà necessario riformare i Centri per l’impiego da molti considerati come una delle più inefficienti strutture pubbliche mai messe in campo. E Di Maio ha chiesto almeno un anno di tempo. 

I conti dei 5 Stelle

Passiamo ai costi. E qui iniziano i problemi. I 5 Stelle sostengono che, basandosi sui calcoli dell’Istat, la spesa si attesterebbe sui 15 miliardi annui (per un bacino di circa 8,5 milioni di persone), a cui se ne aggiungono un paio per la riforma dei Centri per l’impiego. Il tutto in partenza sarebbe finanziabile con le risorse in arrivo dalla spending review. E a regime la riforma non avrebbe bisogno di altri investimenti. Il meccanismo si alimenterebbe attraverso l’aumento del reddito nelle tasche dei cittadini: alla crescita della spesa delle famiglie più incassi per l’Erario.

Reddito di cittadinanza: dubbi sui costi

Ma secondo diversi economisti, le cose non stanno affatto così. Il costo effettivo sarebbe più o meno il doppio, vicino ai 29 miliardi. Come mai questa differenza? Perché nei dati Istat è compreso l’affitto figurativo dell’immobile di proprietà. E siccome l’80% degli italiani abita in una casa di proprietà, dai calcoli va tolto il canone presunto, dato che, abitando l’immobile, necessariamente non se ne percepisce la rendita. E a questo punto le coperture vanno a farsi benedire. Addirittura c’è chi, come Carlo Cottarelli, sposta l’asticella, stimando un costo superiore ai 60 miliardi.

Gli altri problemi

Quello dei costi però non sembra l’ultimo problema della proposta. Per esempio: ci sarà un raggio chilometrico massimo tra casa e luogo di lavoro, che giustificherà il rifiuto di una proposta? E siamo sicuri che in un anno si riuscirà a riformare i Centri per l’impiego, che oltretutto dipendono dalle Regioni e non dallo Stato centrale? Oppure andrà a finire che a farla da padrone coi soldi pubblici saranno i colossi privati, come Adecco o Randstad, specializzati nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro?

L’incognita dei robot

Infine abbiamo di fronte un altro problema non di poco momento: l’avvento dei robot, che anche in Italia stanno già sostituendo molti lavoratori a partire da coloro che svolgono le attività più ripetitive. Difficile opporsi al progresso che avanza velocissimo e che oggi ha il volto dell’intelligenza artificiale e dell’industria 4.0. E allora forse serve qualcosa di diverso, qualcosa di più. Perché alla luce di queste novità, il reddito di cittadinanza proposto dai 5 Stelle nel 2013 sembra già una battaglia di retroguardia.

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