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Robot e lavoro: ecco cosa succederà in Italia entro 20 anni

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Robot: non c’è molto tempo, mancano una ventina d’anni, per l’esattezza 17. L’appuntamento è al 2035: allora in Italia saranno a rischio il 39% dei posti di lavoro. Sì, avete capito bene: quasi 4 persone su 10 potranno essere sostituite nelle loro mansioni da un robot. A fare la previsione è PwC, Prince Waterhouse Cooper. E il colosso della consulenza ha messo in fila tre diverse fasi temporali in cui si arriverà a questa situazione sul mercato del lavoro italiano.

Crescita esponenziale

Da qui ai primi Anni 20 i robot sostituiranno circa il 4% delle risorse umane nelle funzioni più semplici. La seconda fase partirà dalla metà degli Anni 20. Con la crescita della capacità delle macchine di svolgere compiti più sofisticati ma comunque di routine, aumenteranno i lavori a rischio, che saliranno al 23%. La terza e ultima fase arriverà a metà degli Anni 30. Per allora, secondo PwC, l’intelligenza artificiale sarà in grado di minare anche le attività che richiedono abilità manuali più complesse e la soluzione di problemi in tempo reale. Così si arriverà al 39% dei posti di lavoro a rischio.

Robot: chi colpiranno…

A farne le spese saranno soprattutto gli uomini, i giovani e coloro che avranno un basso livello di formazione. Le persone con un alto livello d’istruzione saranno a rischio nel 16% dei casi. Mentre chi ne ha uno medio e uno basso sarà “attaccato” dai robot rispettivamente nel 43 e nel 45% dei casi. E tra uomini e donne? I maschi a rischio di sostituzione nella loro attività lavorativa saranno il 44% contro il 32% delle femmine. E i giovani nel mirino arriveranno al 42% contro il 39% dei lavoratori dalla mezza età in su.

…e dove colpiranno

Quali saranno invece i settori italiani più colpiti dall’invasione dei robot? Al primo posto troviamo quello manifatturiero, con il 55% dei posti di lavoro messi in discussione. Al secondo, come segnala anche europa.today.it, c’è il settore delle costruzioni con il 44%. Poi vengono quello alimentare, della distribuzione e vendita che si fermano al 35%. A seguire, salute (29%) ed educazione (17%).

Robot: l’Italia e gli altri Paesi

Nella classifica stilata da PwC sui posti di lavoro a rischio intelligenza artificiale, l’Italia è al 5° posto. Tra i 29 Paesi analizzati, ci precedono Slovacchia, Slovenia, Lituania e Repubblica Ceca. E dopo di noi ci sono gli Stati Uniti, con il 38%, la Francia e la Germania (37%) e l’Austria (34%). Chi sarà invece meno colpito dall’ondata dei robot? I lavoratori di Nuova Zelanda, Giappone, Russia, Grecia, Finlandia e Corea del Sud, dove i posti a rischio andranno dal 24 al 22%.

A caccia di risposte

Ma la robotizzazione del lavoro non è dietro l’angolo. È già partita da tempo anche da noi, come dimostra, per esempio, il caso Colussi. E il tema, a maggior ragione se PwC ha indovinato i tempi, diventerà sempre più caldo. Se la politica non regolamenterà questa corsa all’intelligenza artificiale, il rischio è che tutta la ricchezza prodotta dai robot nei prossimi anni (circa 15mila miliardi di dollari, più del 14% del Pil mondiale nel 2035) si concentri nelle mani di poche multinazionali, lasciando le briciole a chi continuerà a lavorare e forse neanche quelle a chi il lavoro l’avrà perso.

 

 

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