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Russia e governo Conte: tutte le spine dell’abbraccio a Putin

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Russia di Putin e governo Conte: se son rose, fioriranno? Anche ammesso che crescano, nel campo di una rinnovata politica estera italiana, che esordirà al G7 canadese di oggi, coglierle non sarebbe facile, perché le spine abbondano. Possibile, poi, che riesca a Conte, Di Maio e Salvini l’allentamento dell’obbedienza atlantica, che in Italia solo Craxi è riuscito ad abbozzare?
Stiamo al governo Conte, comunque. E cominciamo dal contratto, per capire se siano fondati i sospetti di quanti già ci immaginano satelliti nell’orbita di Mosca.

 Russia, contratto e Conte 

Riportiamo testualmente il passo dell’accordo di programma, dedicato alla questione. Capitolo 10, pagina 18: “Si conferma l’appartenenza all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato, con una apertura alla Russia, da percepirsi (…) quale partner economico e commerciale potenzialmente sempre più rilevante. A tal proposito, è opportuno il ritiro delle sanzioni imposte alla Russia (…)  Non costituendo la Russia una minaccia militare, ma un potenziale partner per la Nato e per l’Ue, è nel Mediterraneo che si addensano più fattori di instabilità (…)”.

Il discorso con cui Giuseppe Conte ha domandato la fiducia delle Camere per il suo governo ricalcava perfettamente il programma. Due sole le specificazioni. Da una parte, il riconoscimento del ruolo già svolto da Mosca a favore della soluzione di numerose crisi geopolitiche. Dall’altra parte, l’esplicito riferimento all’intenzione italiana di far rivedere anzitutto le sanzioni che colpiscono la società civile russa.

Contraddizione sanabile?

Gli impegni sottoscritti da Lega e Movimento 5 Stelle sono dunque due, riguardo ai rapporti con la Russia. Primo: cercare di ottenere la cancellazione delle sanzioni, imposte dall’Ue e dagli Usa contro Mosca nel 2014 per l’annessione della Crimea e la destabilizzazione dell’Ucraina. Secondo: considerare la Russia, in prospettiva, un partner economico-commerciale con potenzialità di crescita. E, addirittura, un partner militare per Bruxelles, sponda europea e sponda Nato. Questi due target, però, andranno condivisi con la conferma non solo dell’appartenenza dell’Italia alla stessa Nato, ma anche della relazione speciale con Washington.

Non occorre essere strateghi, né animati da pregiudizi personali o politici, per notare un’evidente incongruenza. Come fare, contemporaneamente, ad andare incontro alla Russia e d’amore e d’accordo con gli Usa, quando i secondi intrattengono con la prima i rapporti peggiori dai tempi della guerra fredda? La risposta all’obiezione è prevedibile: le relazioni internazionali non sono esattamente come sembrano e gli accomodamenti sono all’ordine del giorno per tutti.

Il fatto è che anche questa parte del contratto 5 Stelle-Lega sembra peccare di realismo, più ancora che di chiarezza. Parlare di una relazione speciale con gli Usa, infatti, potrebbe prefigurare quel maggior contributo alle spese militari della Nato, che l’amministrazione Trump non cessa di sollecitare. Sarà così? Difficile pensarlo, considerando i chiari di luna di bilancio e i costi già stratosferici del programma giallo-verde. L’Alleanza atlantica, poi, è il primo avversario della Russia, terrorismo a parte. Se ne saranno resi conto, gli estensori del contratto di governo?

Washington e la Merkel sibillina

A stretto giro, infatti, sono fioccate le reazioni internazionali al discorso del presidente Conte in Senato, con cui è stata confermata la svolta filo-russa. Angela Merkel non è intervenuta direttamente nel merito dell’annuncio italiano: di questi tempi, meglio non acuire le tensioni. Durante un dibattito al Bundestag, però, ha confermato che per la Germania è bene che la Russia resti fuori dal G7, perché la sua condotta in Crimea è contraria al diritto internazionale.

Ben più esplicite le contrarietà dimostrate dall’ambasciatrice Usa alla Nato, Kay Bailey Hutchison e dal Segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg. All’unisono, dopo un riconoscimento della centralità italiana in ottica strategica per l’alleanza occidentale, hanno tenuto saldamente il punto. Le sanzioni alla Russia non devono essere tolte prima che Mosca sia tornata sui propri passi. Altrimenti, passerebbe il principio per cui la sovranità degli Stati (l’Ucraina, in questo caso) non sarebbe più intangibile.

Il peso delle idee e degli interessi

I margini di manovra dell’Italia, anche con il governo Lega-5 Stelle, sono stretti. Il nostro peso geo-politico è limitato e in Europa non abbiamo alleati di spessore sulla linea dell’appeasement con la Russia. I precedenti, poi, sono sconfortanti. Uno per tutti: mentre la Germania sta realizzando il North Stream 2 per fare arrivare direttamente il gas russo attraverso i mari del Nord e Baltico, l’Italia il suo South Stream l’ha archiviato da un pezzo. Due pesi e due misure e i nostri sono i più leggeri. In più, con il clima da caccia alle streghe che tutto l’establishment americano ha scatenato contro Mosca, da Washington non può arrivarci che il pollice verso.

Resta una certa solidarietà ideologica, se così si può dire, soprattutto tra il partito di Salvini e quello di Vladimir Putin. La comune ostilità alle teorie del gender, ai diritti rivendicati dalle coppie omosessuali, all’aborto e all’immigrazione come conseguenza inevitabile della globalizzazione basterà a cementare l’unione fra Roma e Mosca? Riesce difficile crederlo.

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