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Sanità, cresce il rancore: milioni di italiani si indebitano per le cure private

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Sanità: sempre più italiani si indebitano per curarsi privatamente. E quest’anno sborseremo 40 miliardi di euro per visite, farmaci e terapie. Così cresce il rancore: più di un cittadino su due è convinto che nel nostro Paese non ci siano opportunità di diagnosi e cura uguali per tutti. E quasi il 40% è profondamente insoddisfatto del Servizio sanitario nazionale. Il quadro, tutt’altro che positivo, emerge dal Rapporto Censis/Rbm Assicurazione Salute pubblicato in occasione del Welfare Day 2018.

Sanità: in bilico casa e risparmi

Nel 2017 la spesa sanitaria privata è arrivata a 37,3 miliardi di euro. Con 44 milioni di persone che hanno pagato prestazioni sanitarie per intero o in parte con il ticket. Solo due anni fa erano state 36 milioni (+22%). E tra il 2013 e il 2017 la spesa sanitaria è cresciuta in media del 9,6%, quasi il doppio del trend dei consumi complessivi (+5,3%).

Ma non basta. L’anno scorso ben 7 milioni di cittadini si sono indebitati per pagarsi le cure sanitarie. Tra loro, 2,8 milioni hanno dovuto vendere casa o svincolare i propri risparmi. “Solo il 41% degli italiani copre le spese sanitarie esclusivamente con il proprio reddito: il 23,3% deve integrarlo attingendo ai risparmi”, sottolinea il report. “Mentre il 35,6% deve usare i risparmi o fare debiti (in questo caso la percentuale sale al 41% tra le famiglie a basso reddito). Il 47% degli italiani taglia le altre spese per pagarsi la sanità (e la quota sale al 51% tra le famiglie meno abbienti). In sintesi: meno guadagni, più devi trovare soldi aggiuntivi al reddito per pagare la sanità di cui hai bisogno”.

Chi spende di più

La gran parte della spesa sanitaria privata è stata infatti sostenuta dalle classi meno abbienti. Il 32%, infatti, ha interessato i cittadini con un reddito tra i 35mila e i 60mila euro annui. Il 17,58% ha riguardato le persone con un reddito tra i 15mila e i 35mila euro. Mentre il 6,43% ha colpito i redditi inferiori a 15mila euro annui. Per gli operai l’intera tredicesima se ne va per pagare cure sanitarie familiari: quasi 1.100 euro all’anno. E per 7 famiglie a basso reddito su 10 la spesa privata per la salute incide pesantemente sulle risorse familiari.

“Sono 150 milioni le prestazioni sanitarie pagate di tasca propria dagli italiani”, ha affermato Marco Vecchietti, Amministratore Delegato di Rbm Assicurazione Salute. “Nella top five delle cure, 7 cittadini su 10 hanno acquistato farmaci (per una spesa complessiva di 17 miliardi), 6 cittadini su 10 visite specialistiche (7,5 miliardi), 4 su 10 prestazioni odontoiatriche (8 miliardi), 5 su 10 prestazioni diagnostiche e analisi di laboratorio (3,8 miliardi) e 1 su 10 protesi e presidi (quasi 1 miliardo), con un esborso medio di 655 euro per cittadino”.

Sanità: colpiti i più deboli

In prima linea ci sono le persone in difficoltà sanitaria e gli anziani. Il 58% delle cure private, infatti, è stato acquistato dai malati cronici, il 15% dalle persone colpite da patologie acute, mentre oltre il 12% ha interessato i non autosufficienti/inabili. Così, il costo medio pro capite per gli anziani è stato di 1.356,23 euro annui. Un ammontare più che doppio rispetto a quello di 655 euro.
Ma dove vivono gli italiani che spendono di più? A pagarsi le cure sanitarie sono oltre il 30% dei cittadini delle regioni del Nord Ovest. Seguono con il 26% quelli del Sud e delle Isole, il 24% di coloro che risiedono nel Nord Est e il 20% di chi abita nel Centro Italia.

Servizio pubblico sotto accusa

In questo quadro cresce il malcontento verso la sanità pubblica. Il 54,7% degli italiani pensa che nel nostro Paese non ci siano più pari opportunità di diagnosi e cura. Il 37,8% prova rabbia verso il Servizio sanitario per le liste d’attese troppo lunghe o i casi di malasanità. Il 26,8% è critico perché, oltre alle tasse, bisogna pagare di tasca propria troppe prestazioni e perché le strutture non sempre funzionano come dovrebbero. Per contro, solo il 17,3% si sente protetto dal Servizio sanitario con l’11,3% che se ne dice orgoglioso. E in complesso il 63% non si fa illusioni sul fatto che la politica possa cambiare le cose.

Previsioni critiche e soluzioni

Per Vecchietti, la spesa privata è la più grande forma di iniquità nella sanità. Ma le cose non sembrano destinate a migliorare. Le previsioni della Ragioneria Generale parlano di altri 20-30 miliardi da mettere sul piatto nei prossimi 7 anni per il sistema sanitario. Con un aumento della spesa privata che potrebbe raggiungere quasi i mille euro pro capite nel 2025.
“Questa situazione può essere contrastata solo restituendo una dimensione sociale alla spesa sanitaria privata attraverso una intermediazione strutturata da parte del settore assicurativo e dei fondi sanitari integrativi”, ha spiegato Vecchietti. “Bisogna attivare subito, come già avvenuto in tutti gli altri grandi Paesi europei, un secondo pilastro anche in sanità che renda disponibile su base universale – quindi a tutti i cittadini – le soluzioni che attualmente molte aziende riservano ai propri dipendenti”.

Secondo il top manager di Rbm si potrebbe “dimezzare il costo delle cure che oggi schiaccia i redditi familiari, con un risparmio per ciascun cittadino di circa 340 euro all’anno. I soldi per farlo già ci sono, basterebbe recuperarli dalle detrazioni sanitarie che favoriscono solo i redditi più elevati e promuovono il consumismo sanitario”.
Così Vecchietti ha lanciato un messaggio all’esecutivo giallo-verde. “Ci dichiariamo sin d’ora disponibili ad illustrare al nuovo governo la nostra proposta, che può assicurare oltre 20 miliardi di risorse da investire sulla salute di tutti”.

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