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Sbarchi migranti: la falla tunisina e il rischio terrorismo

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Sbarchi migranti: normalizzata la rotta libica, si apre la falla tunisina. Conosciamo tutti il proverbio, secondo cui se tiri la coperta da una parte ti scopri dall’altra. Non vorremmo fosse il caso anche degli sbarchi di migranti sulle nostre coste. I recenti e crescenti approdi dalla Tunisia fanno però pensare proprio a questa prospettiva. Con in più il temutissimo rischio foreign fighters. Il governo e i partiti che lo sostengono hanno diverse mine da schivare, nel mare che li separa dalle elezioni. Dunque, dopo il successo colto da Minniti con la Libia, la nuova grana con la Tunisia potrebbe ancora sottrarre consensi al centrosinistra. Ma quando si tratta di sospetti miliziani dell’Isis, il rischio di saltare per aria purtroppo non è solo figurato. 

Sbarchi migranti: luci e ombre

Secondo il Viminale, il totale degli sbarchi in Italia, al 5 ottobre, ammonta a 106.889 arrivi. Oltre il 23% in meno rispetto all’analogo periodo del 2016. Il dato conferma l’efficacia della strategia estiva del Governo, messa in campo in Libia e nel Mediterraneo. Ci sono però anche due fonti di preoccupazione. La prima è che dall’ultima settimana di settembre gli sbarchi sono ripresi. È vero che si tratta di numeri modesti per ogni attracco. Tuttavia, non si deve abbassare la guardia. 

Da Algeri a Tunisi

La seconda ragione di preoccupazione è la crescita tumultuosa degli arrivi da Algeria e Tunisia. I primi sono raddoppiati, i secondi sono aumentati addirittura di oltre il 370%. I numeri assoluti collocano pur sempre l’immigrazione da questi due Paesi dietro quella proveniente dall’Africa centro-occidentale e dal Corno d’Africa. Le eclatanti proporzioni della crescita non passano però inosservate. E inducono il sospetto che le due ex colonie francesi ci vogliano mettere sotto pressione, per poi battere cassa. In più, in alcuni casi si è parlato anche di sbarchi “fantasma”. E cioè di piccoli gruppi di persone arrivati con imbarcazioni di copertura che poi ripartono velocemente, su rotte difficili da intercettare, mentre loro si dileguano sulla terraferma.

Rimpatri a singhiozzo e rischio jihadista

Non basta. Ci sono altri due aspetti inquietanti. Il primo è un curioso paradosso. Pur essendo la Tunisia uno dei pochi Paesi con i quali l’Italia abbia in essere un accordo per i rimpatri, quest’ultimo non funziona. Infatti, prevede rientri contingentati. Non più di 30 persone a settimana. Il problema è che negli ultimi dieci giorni ne sono sbarcate oltre 500.
Il secondo motivo di inquietudine è legato all’elevata propensione del “Paese dei gelsomini” a dare combattenti alla causa jihadista. In effetti, dei 213 cittadini stranieri espulsi direttamente dal Viminale per motivi di pericolosità terroristica dal 2015 ad oggi, 64 sono di nazionalità tunisina. Poco meno di 1/3, superati leggermente solo dai marocchini. Secondo una stima compiuta dall’Onu nel 2015, dalla rivoluzione del 2011 ad allora, dalla Tunisia sarebbero partiti oltre 5.000 aspiranti combattenti dello Stato Islamico. Destinazioni: Siria, Iraq, Yemen, Mali e Libia. 

Sbarchi migranti: protestano i sindaci

Campagna elettorale a parte, Gentiloni, Alfano e Minniti debbono guardarsi anche dalle rimostranze degli enti locali. Infatti, è sulle Regioni e sui Comuni che grava maggiormente l’impatto dell’accoglienza. Il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello e quello di Pozzallo Roberto Ammatuna sono stati solleciti a lanciare l’allarme sulla falla aperta con Tunisia e Algeria. In particolare, il sindaco del Ragusano ha denunciato il tentativo di fuga dagli hotspot di 10 tunisini. Circostanza che non è passata inosservata alla popolazione, già sulle spine perché un buon numero degli ospiti è fatto di pregiudicati nel loro Paese. A Tunisi sembrano infatti propensi agli indulti svuota-carceri. Una pratica che noi stessi ben conosciamo. Solo che in questo caso siamo costretti a farci carico anche della criminalità comune nordafricana.

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