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Siria: tutto quello che c’è da sapere su una guerra infinita

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Siria: ma voi ci capite qualcosa? Alcuni giornali e non solo italiani si chiedono come mai quasi nessuno legge gli articoli che ne parlano. Per stanchezza verso un conflitto che sembra infinito? Può essere. Ma forse anche perché quando affrontiamo qualunque servizio sulla guerra che dilania la Siria da 7 anni, siamo immediatamente proiettati in singole operazioni, magari all’interno di un quartiere cittadino. E chi racconta ci parla di hezbollah, daesh, peshmerga, russi, iraniani, ribelli, curdi, turchi, siriani ribelli o fedeli ad Assad. Il tutto come se fossimo degli esperti. E allora proviamo a fare un po’ d’ordine, partendo dall’inizio.

Siria: la guerra civile

Capitale Damasco, 19 milioni di abitanti, pur avendo origini antichissime, la Siria è uno stato indipendente solo dal 1946. La maggioranza dei suoi abitanti, il 71%, è musulmana. Sunnita, l’85-90% dei fedeli, sciita il 10-15%. Nel 1963 un colpo di Stato porta al potere il partito panarabo Ba’th. Nel 1970 sale al potere Hafiz al-Assad, padre dell’attuale presidente Bashar al-Assad. 

Il regime, mascherato da democrazia (si svolgono regolari elezioni), è a tutti gli effetti una dittatura (vince sempre il partito Ba’th), nella quale la maggioranza sunnita non tiene in nessuna considerazione le minoranze curde, cristiane e sciite. Allo scoppio delle primavere arabe del 2011 anche le minoranze siriane iniziano a manifestare e a contestare il governo centrale, che risponde con una violenta repressione. Da allora è iniziata una guerra civile che dura ancora.

Siria: le forze in campo

Le forze ribelli, costituite da curdi e sciiti, si sono alleate con l’Isis e Al Qaida. Questo non tanto per comunanza ideologica. Ma piuttosto per la considerazione che tali forze erano in grado di combattere in modo efficace contro l’esercito di Assad. Anche la Turchia era della partita, perché Erdogan accarezzava l’idea di rovesciare il regime siriano. Ma quando turchi e curdi sono dalla stessa parte della barricata, essendo nemici da sempre, si sa dove si comincia e non dove si va a finire.

Dalla parte del governo di Assad si schierano l’Iran e la Russia di Putin. Il regime teocratico iraniano è alleato di Assad perché il dittatore è di fede religiosa alawita, minoritaria in Siria, ma apprezzata dagli sciiti iraniani. La Russia, invece, ha solo interesse ad espandere la sua sfera d’influenza in questa regione del mondo.

Isis, armi chimiche e peshmerga

Nei primi anni i ribelli mietono grandi successi, conquistando oltre la metà del Paese, a macchia di leopardo e anche all’interno delle città. Nel 2013 l’Isis fonda uno Stato indipendente ed entra in contrasto col resto dei ribelli, in particolare con i peshmerga curdi. Il fronte si fraziona, a tutto vantaggio dei governativi, che ricevono anche aiuti dal Libano con l’arrivo di milizie hezbollah, addestrate alla guerriglia.

Sempre nel 2013, a seguito della notizia che Assad ha usato armi chimiche contro i ribelli, Obama dichiara che farà partire dei bombardamenti contro le truppe siriane. Questo induce Francia, Regno Unito e Turchia a schierarsi dalla parte degli Usa. Russia e Cina invece sono dalla parte di Assad. Il Congresso americano non autorizza l’intervento. Anche il parlamento britannico blocca Cameron.  

La guerra si complica. Nel 2014, preoccupati dai successi dell’Isis, 11 Paesi sia occidentali sia della regione mediorientale costituiscono una coalizione per abbattere lo stato islamico. Però intervengono solo in Iraq e non in Siria, per evitare l’allargamento del conflitto. Tuttavia, le operazioni della coalizione indeboliscono l’Isis anche in Siria. E danno fiato ai peshmerga curdi, che mietono successi nel nord del Paese.

Siria: la sconfitta dell’Isis…

Nel 2015 aumenta l’intervento russo a favore di Assad. Così l’anno dopo l’alleanza russo-siriana-iraniana riesce a conquistare la maggior parte del territorio, sconfiggendo (quasi) definitivamente l’Isis. Paradossalmente la stessa guerra è combattuta dai curdi, appoggiati dagli Usa, in funzione anti-Isis. Ma i successi dei peshmerga, che combattono lo stato islamico in prossimità del confine turco-siriano, allarmano Erdogan che nel gennaio 2018 lancia l’offensiva “ramoscello d’ulivo” (l’ironia è percepita solo da noi) contro i curdi. E il mese scorso Trump autorizza i bombardamenti americani contro le truppe governative di Assad, accusato ancora di usare armi chimiche.

…e la tragedia umanitaria

Fonti Onu, solo tra il 2011 e il 2014, parlano di 191.369 morti causati dal conflitto. Alla metà di marzo 2017, secondo il discusso Osservatorio siriano per i diritti umani, le vittime sarebbero arrivate a quota 465.000 (96.073 civili, di cui 17.411 minori e 10.847 donne). Sempre per l’Onu i rifugiati della diaspora siriana sarebbero 4,8 milioni, sfollati in Turchia, Libano, Giordania, Egitto e Iraq. Mentre quelli rimasti all’interno della Siria sarebbero 6,6 milioni. E la tragedia continua.

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