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Sono tornato: il Duce redivivo nell’Italia della tv spazzatura

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Massimo Popolizio e Frank Matano in una scena di "Sono tornato"

Sono tornato: vedere il film di Luca Miniero in momenti come questi dà la stessa piacevole impressione di un gesso che scricchiola sulla lavagna. Lo si vorrebbe vedere in punta di piedi. Nonostante i lusinghieri risultati al box office, dai più viene considerato un prodotto di nicchia, ed è per questo che probabilmente non sta suscitando più di tante polemiche.

Il Duce riappare

Tutto inizia a Roma. Aprile 2017: Benito Mussolini (Massimo Popolizio) ritorna, direttamente da piazzale Loreto (ha ancora i piedi impacciati dalla corda), dalla porta alchemica di piazza Vittorio. Scoperto da un regista (Frank Matano), in attesa di essere rivelato, diventa una star dei talk televisivi. Il suo obiettivo è tornare al potere, ma potrebbe fare la fine di un homeless…

Sono tornato: solo un pretesto

In generale la critica si è concentrata quasi unanimemente sul personaggio Mussolini. E sul “Mussolini che è in noi” di Gaber. Ma la figura del Duce è solo un pretesto. La vera vittima del film è il potere mediatico della tv. Mussolini fa il suo mestiere. Tutti lo ritengono un comico da Zelig, mentre lui interpreta esattamente la sua parte. È il dittatore che vuole riprendersi il potere perso nel 1945. Ma il messaggio è che la tv di oggi è una giungla dove non esiste nessuno scrupolo. Per fare audience va bene qualunque cosa, anche sbattere il Duce redivivo in prima pagina.

Vita da audience  

“Sono tornato” racconta che Benito si dimostra infatti un ottimo prodotto televisivo e mediatico. I suoi video raccolgono milioni di followers. E gli addetti ai lavori, sfogliando i clamorosi numeri dell’auditel, canticchiano in coro “Faccetta nera”. Altri esempi: un produttore invia un video in cui Mussolini uccide a revolverate un cagnolino “reo” di averlo aggredito, provocando un’ondata di indignazione (e così sembra più grave l’uccisione dell’animale delle leggi razziali). E quando Mussolini ritorna nella polvere (mediatica), un’altra dirigente tv organizza una aggressione squadristica al redivivo. Ed ecco come un Mussolini tumefatto riesce a suscitare altre emozioni e così a tornare in auge.

Sono tornato o l’Isola dei famosi?

La tesi è che non importa se si trasmettono “malattie imbarazzanti” o le peripezie a “L’isola dei famosi”, le immagini discutibili del concorrente di un reality, che si masturba nella notte, o l’altrettanto discutibile Mussolini redivivo. Conta solo l’audience che assurge ad unico metro del successo. Ecco perché “Sono tornato” è un inno e una condanna della tv spazzatura. Senza dimenticare che, lasciando in sospeso il finale, si può anche lasciar pensare che Mussolini, ma anche Berlusconi, Renzi o Grillo (“anche per noi, all’inizio, era solo un comico!” afferma con un riflesso agghiacciante l’anziana nonna Lea) potrebbe davvero prendere il potere solo grazie ad una attenta gestione dei media. E in piena campagna elettorale il messaggio del film di Miniero è quantomeno inquietante.

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