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5 Stelle sempre più a pezzi tra giudizi al veleno

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Luigi Di Maio e Davide Casaleggio

5 Stelle sempre più a pezzi. Dopo l’addio dell’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti e l’espulsione del senatore Gianluigi Paragone, ecco un altro uno-due. A lasciare il Movimento stavolta sono i deputati Gianluca Rospi e Nunzio Angiola, che hanno annunciato il passaggio al Gruppo misto di Montecitorio. “Non è più tollerabile una gestione verticistica e oligarchica” del Movimento, ha spiegato Rospi. “Ho maturato l’idea di lasciare con grande rammarico, ma non condividevo la legge di Bilancio e non potevo sopportare la mancanza di collegialità nelle decisioni all’interno del gruppo”. Motivazioni sostanzialmente ribadite anche da Angiola.

Nomi e cognomi

La crisi è sempre più acuta: c’è chi parla di una possibile scissione guidata dalla coppia Paragone-Di Battista, senza dimenticare le voci sulla formazione di un gruppo “verde” con a capo Fioramonti. Ed è una crisi che ha dato il là pure alle voci di altri dissidenti interni. Tra loro spicca quella di Mario Giarrusso, che non le manda a dire ai vertici del suo partito. “Undici milioni di italiani hanno votato il Movimento 5 Stelle per vedere questo schifo?”, si chiede il senatore grillino. Per Giarrusso le responsabilità di questo sfaldamento progressivo dei 5 Stelle sono chiare.”Lo dico in maniera molto ironica, buona parte è merito della grande capacità imprenditoriale di Davide Casaleggio. Purtroppo si ereditano le imprese ma non le doti personali. Sicuramente Luigi Di Maio ci ha messo del suo, ma il casino lo ha creato Casaleggio”.

Superenalotto

Sotto accusa è soprattutto l’alleanza con il Partito democratico. “I dem non faranno mai cadere il governo”, sostiene Giarrusso. “Avevano perso le elezioni ed erano in caduta libera; sono riusciti nell’impresa di tornare al governo e addirittura di mettere in minoranza in consiglio dei Ministri il gruppo principale in Parlamento. Il Pd non staccherà mai la spina perché un terno al Lotto così quando gli ricapita? È come se avessero vinto al Superenalotto”.

L’indecifrabile

Infine, ecco un giudizio sempre del senatore grillino (a questo punto chissà ancora per quanto) sul premier Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio per Giarrusso non è di certo “uno sprovveduto. Ha chiaramente una sua agenda politica, però non l’ha comunicata né a noi né ai cittadini; e francamente non riesco a decifrarlo”.

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