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5 Stelle, la metamorfosi per restare al potere

5 Stelle: signori si cambia, come dicevano i vecchi capostazione. E anche stavolta la piroetta dei nipotini di Grillo pare sia a 180 gradi. Da destra, e che destra, si passa ai sorrisi per il nemico di un tempo, l’odiosa casta rappresentata dai dem. Oltretutto, un nemico rimasto tale fino a poco fa, quel Pd apostrofato solo il mese scorso come “il partito di Bibbiano”.

Ma i 5 Stelle ormai ci hanno abituato a tutto e di più. Basta ripercorrere la parabola sul’Europa. Ricordate? Dal referendum per uscire dall’Euro e alle moine con Nigel Farage, il leader della Brexit, siamo passati al voto determinante per l’elezione di Ursula von der Leyen, la candidata alla presidenza della Commissione Ue della coppia Merkel-Macron (sì, quello che gli amici Gilet gialli volevano mandare a casa a ferro e fuoco dalle strade parigine).

Che dire? Qualcuno ben prima di Prodi deve aver disegnato questo scenario ai già ammorbiditi euroscettici a 5 Stelle: con la Germania in crisi economica le regole a Bruxelles potrebbero cambiare; e i rigidi parametri di un tempo sciogliersi come il burro per garantire la ripresa di Berlino dalla recessione. Un cambio di rotta che farebbe molto comodo anche all’Italia e al governo che verrà, favorito dalla nuova benevolenza dell’Unione. Allora, altro che sovranismo: per Di Maio e soci meglio, molto meglio saltare sul carro europeo e tanti saluti anche a Salvini.

Dopo la giravolta di Strasburgo, gradita dai poteri forti e dal Deep State, bisognava trovare il sistema per restare in sella sino al 2023. Il potere logora chi non ce l’ha, diceva Andreotti. E oggi il potere i 5 Stelle ce l’hanno eccome, con oltre 330 parlamentari eletti dagli italiani. Senza questi deputati e senatori nessuna maggioranza di governo è possibile nella XVIII legislatura.

Ma il potere va gestito. E a questo punto non c’è alternativa: ben venga l’alleanza con il Pd. Meglio però se Renzi gira al largo, così come la Boschi. Meglio avere nel nuovo esecutivo nomi dal passato meno compromesso contro i 5 Stelle. Se poi ci fosse da evitare la presenza di ministri giallo-verdi di primo piano, a partire da Di Maio, come a loro volta sembra chiedano gli emissari di Zingaretti, si affronterà anche quello. D’altra parte il capo politico, vicepremier, ministro di Sviluppo economico e Lavoro, si è già speso tanto con la Lega. E una sosta ai box potrebbe essere utile e salutare anche per Di Maio.

Adesso pare sia il momento di Roberto Fico: sostituito alla presidenza di Montecitorio naturalmente da un dem, potrebbe entrare nella storia come primo premier del Movimento, affiancato agli esteri da quel Conte che merita un bel riconoscimento dopo la mano che ha dato ai 5 Stelle da palazzo Chigi.

Insomma, la staffetta sarebbe già pronta; ma stavolta bisogna fare le cose per bene. Non sia mai che un passo falso convinca il Colle a sciogliere le Camere per mandare il Paese al voto anticipato. Allora sì che sarebbero dolori, ben più forti di quelli che hanno causato le sconfitte alle varie regionali e alle Europee dell’ultimo anno. Qualcuno dice infatti che il motivo della metamorfosi pro Pd maturata in queste settimane tra i 5 Stelle parta da un sondaggio drammatico. Un rilevamento riservato che in caso di voto anticipato darebbe i 5 Stelle a un disastroso 7-8% dei voti.

Così, complice un Salvini che pare si stato più occupato dai selfie in spiaggia che dal capire cosa stava succedendo tra Movimento e Pd, ecco il casus belli della Tav e la crisi che ha aperto definitivamente la strada alla svolta europeista e di sinistra. Chissà, magari non sarà tutto proprio così, ma le vie del potere sono infinite. E anche i 5 Stelle non fanno eccezione.

 

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