Alto Adige, Sud Tirol o, semplicemente, Provincia di Bolzano? La questione in sé è di lana caprina. Una recentissima norma locale dal titolo lunare “Disegno di legge 30 sull’adempimento degli obblighi della Provincia Autonoma derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”, ha cancellato il termine “Alto Adige”; lo ha sostituito con la dicitura “Provincia di Bolzano”, mentre ha lasciato inalterato il termine “Sud Tirol” nel testo in tedesco.
I primi a sollevare obiezioni sono gli esponenti di Fratelli d’Italia, seguiti dalla forzista Biancofiore e addirittura da Maria Elena Boschi (eletta a Bolzano). Lo stesso ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, detta l’altolà: se la norma non verrà cambiata, ricorreremo alla Corte Costituzionale.
Infine, il presidente della Provincia, Arno Kompatscher, ha fatto marcia indietro: “È un errore, va anche contro la Costituzione, rimedieremo”.
Giusta o sbagliata che sia la norma – ed è sbagliata, dato che gli articoli 116 e 131 della Costituzione parlano espressamente di Alto Adige e di Sud Tirol – le conseguenze concrete sono così irrilevanti che stupiscono le numerose alzate di scudi. Senza parlare dei commenti sui social, tutti negativi, che si orientano sul mood “andate pure in Austria, non vi rimpiangeremo!”; seguito da “ma prima restituite tutti i soldi che vi ha dato l’Italia”.
Insomma, il sentimento anti sudtirolese è molto elevato; sia da parte di chi fa le sue vacanze da anni su quelle splendide montagne (“vediamo senza i turisti italiani come sbarcate il lunario”), sia da chi preferisce il mare.
Alto Adige e Radetzky
Purtroppo, anche a distanza di secoli, torna a galla un sentimento genericamente anti-austriaco o anti-tedesco mai sopito; e che risale al Lombardo-Veneto di Radetzky e Cecco Beppe, alla prima guerra mondiale, infine al Nazismo. Il sentimento è decisamente ricambiato: a fronte di una minoranza che apprezza l’arte, la cultura, la cucina e la musica italiana c’è una maggioranza di tedeschi-austriaci-sudtirolesi che critica il nostro modo di vivere, giudicato caciarone e pressapochista.
Italianissima Bolzano
Un censimento del 1910 stimava al 90% la quota di tedeschi e solo al 10% quella degli italiani. Oggi la popolazione di oltre 500mila abitanti è per due terzi tedescofona, per un terzo italiofona; mentre una piccola percentuale parla il dialetto ladino. Il terzo della popolazione che parla italiano abita prevalentemente a Bolzano, che infatti ne vanta il 73,8%. La seconda città della provincia, Merano, ha un 50% di italiani e un 50% di tedeschi; mentre i paesini sparsi nelle valli parlano in maggioranza il tedesco.
Il nodo del Brennero
In effetti starebbero benissimo in Austria. E allora come mai sono finiti in Italia? Per un motivo tattico, oggi più che superato, che sembra decisamente anacronistico: perché il Passo del Brennero, spartiacque tra Mediterraneo e Mare del Nord, era molto meglio difendibile del confine Bolzano-Trento. In effetti lo slogan della Prima guerra mondiale era “Trento e Trieste” e non “Trento e Bolzano”. Dunque, il Brennero ha rappresentato un confine geografico e non etnico, militare e non culturale che ha “intrappolato” in Italia oltre trecentomila tedeschi.
Per evitare le probabili tensioni, dopo la Seconda guerra mondiale il premier De Gasperi stipula con l’omologo austriaco Gruber un patto che concede amplissima autonomia a Bolzano e in più prevede una sorta di bilinguismo perfetto: entrambe le lingue hanno cittadinanza nella Provincia, che ha tentato fin da subito la strada di una difficile integrazione.
Amaro Alto Adige
Riavvolgendo il nastro della Storia, facciamo due conti. Quasi tutta la Germania è stata parte integrante dell’Impero romano. L’imperatrice Agrippina e l’imperatore Giuliano l’Apostata erano nati in Germania. Italia e Germania sono state unite nel Sacro Romano Impero per quasi tutto il medioevo. Sono state alleate sia nella terza guerra d’indipendenza che nelle due guerre mondiali (quantomeno all’inizio). La Germania è tutta cristiana e in parte cattolica. E gli scambi culturali, partiti con Sant’Ambrogio, nato a Treviri, non si sono mai interrotti in duemila anni di storia. Sempre con De Gasperi e il cancelliere Adenauer, siamo stati, italiani e tedeschi, fondatori della Comunità europea.
Dal punto di vista dei valori comuni, della storia, della politica, della società, siamo praticamente la stessa cosa. Eppure non solo fatichiamo ad integrarci, ma basta una puntura di spillo come la legge che ha eliminato impropriamente il termine Alto Adige per far tornare a galla odi atavici e raffiche di vaffa sui social.
Un brutto preambolo guardando al futuro: come potrà andare l’integrazione con persone dal colore della pelle, religione, abitudini, tradizioni diverse se non opposte alle nostre?
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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