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Allarme clima, dai Fridays for Future al dramma dei ghiacciai italiani

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Allarme clima: anche i giovani italiani sono scesi di nuovo in piazza per protestare contro gli effetti del surriscaldamento globale. Da Torino a Milano e Roma, passando per Bologna e tante altre città italiane, si sono tenuti gli scioperi con manifestazioni studentesche nell’ambito dei Fridays for Future. L’obiettivo è sempre chiedere ai potenti della terra di porre la crisi climatica al centro dell’agenda mondiale.

Il riscaldamento globale negli ultimi decenni ha avuto un vertiginoso aumento, mettendo sempre più a rischio il pianeta e la vita su di esso. Anche se parte del problema è riconducibile all’effetto serra naturale, le cause principali di questo fenomeno rimangono l’uomo e le sue attività. L’utilizzo dei combustibili fossili, la deforestazione, gli allevamenti e l’agricoltura intensiva ne sono i maggiori responsabili.

Una delle principali conseguenze dell’aumento della temperature dell’aria e dell’acqua è lo scioglimento delle calotte polari e di gran parte dei ghiacciai montani. Le conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai polari hanno un forte impatto sull’ambiente: specie di animali come l’orso polare rischiano l’estinzione e inoltre i blocchi di ghiaccio possono creare maremoti o mettere in pericolo animali ed esseri umani.

Allarme clima: i ghiacciai in Italia

Lo scioglimento dei ghiacciai è un fenomeno che interessa principalmente cinque regioni italiane: Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Lombardia e Friuli Venezia Giulia. Nel corso dell’iniziativa “Carovana dei ghiacciai”, dal 17 agosto al 4 settembre, Legambiente ha fotografato la situazione dei ghiacciai in Italia.

Il ghiacciaio del Miage, che si trova in Valle d’Aosta e, più precisamente, sul lato italiano del Monte Bianco presenta una condizione allarmante. Negli ultimi 30 anni ha subito un arretramento di circa 1 metro l’anno.
Un risultato altrettanto preoccupante è stato osservato anche per i cinque ghiacciai del Monte Rosa. Infatti, il gruppo costituito da Indren, Bors, Locce, Piode e Sesia-Vigne, mostra “al posto del mare di ghiaccio un deserto di sassi e rocce”.

Non cambia lo scenario nemmeno in Valtellina, dove il ghiacciaio di Sforzellina ha visto una riduzione di circa 2 chilometri in 150 anni, mentre Forni, il secondo d’Italia, è passato dal 1981 a oggi da oltre 13 a 11 chilometri di superficie.
Preoccupante anche il quadro rilevato alla Marmolada. Infatti, questo ghiacciaio è regredito dell’85% del suo volume tra il 1905 e il 2010. Nell’ultimo decennio si è assistito ad una accelerazione dei fenomeni della fusione glaciale e la tendenza che sino al 2000 consentiva di prevedere un esaurimento nell’arco di un secolo si è successivamente modificata, tanto da far presagire la scomparsa del ghiacciaio entro i prossimi 20 o 30 anni.

Il caso del lago di Grand Croux

Lo scioglimento dei ghiacciai causa anche modifiche geomorfologiche. La formazione di laghi glaciali come quello di Grand Croux a Cogne, nel territorio del Parco del Gran Paradiso, ne è un esempio. Il lago è stato oggetto di un intervento specifico di parziale svuotamento nel 2018, legato all’espansione del bacino. La scorsa estate è stato scavato un canale di drenaggio che limiterà il volume d’acqua, riducendo così la portata delle piene a valle.

Allarme clima e piogge torrenziali

Un’altra conseguenza del surriscaldamento dell’atmosfera è l’instabilità climatica e meteorologica. Fenomeni pericolosi e inaspettati come esondazioni, smottamenti causati da piogge torrenziali e dissesto idrogeologico sono sempre più frequenti.

Le esondazioni dei fiumi Adige e Isarco, lo scorso agosto, hanno causato la chiusura di autostrade, ferrovie e danni alle abitazioni. Mentre la stessa ondata di maltempo ha portato pioggia e grandine in molte regioni del nord e centro Italia.
Nei primi giorni di ottobre una nuova ondata di piogge torrenziali ha causato l’esondazione del fiume Sesia in Piemonte e poi pochi giorni dopo del fiume Seveso in Lombardia. Anche la provincia di Genova è stata flagellata da piogge e temporali che hanno causato frane, smottamenti esondazioni, con diverse vittime.

Insomma, l’allarme clima si avverte non solo in Paesi lontani. Comincia a fare molti danni e sempre più frequenti anche a casa nostra. Un motivo in più per decidere di intervenire in modo più concreto come chiedono anche i tantissimi giovani italiani scesi in piazza per i Fridays for Future.

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Caterina Pagani è laureata in Scienze della Natura e dell’Ambiente all’Università di Parma. Pur avendo un percorso di studi scientifico, ha sempre amato la letteratura.
Studia il pianoforte ed è appassionata anche di cinema e viaggi. Ha gestito un caffè letterario collaborando con artisti emiliani, lombardi e provenienti da altre regioni d’Italia. Da quasi un anno ha aperto un blog personale, il Barile dello Zucchero, dove scrive articoli sugli argomenti che le piacciono e diari di bordo dei suoi viaggi.

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