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Altro che fuga di cervelli: in Italia i laureati arrivano e nessuno se n’è accorto

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Altro che fuga dei cervelli. Per anni l’Italia è stata descritta come un Paese impoverito da una continua emorragia di giovani laureati verso l’estero. Ma adesso un report dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre smentisce questa lettura, ritenuta parziale perché non ha conteggiato chi nel frattempo arrivava nel nostro Paese.

L’analisi delle ultime rilevazioni Istat sulle migrazioni della popolazione residente dimostra, infatti, che dal 2019 al 2024 l’Italia ha registrato un saldo positivo di quasi 9.600 laureati tra i 25 e i 34 anni. In questo periodo, poco più di 78mila giovani italiani con una laurea si sono trasferiti all’estero. Nel contempo, però, quasi 88mila stranieri, con le stesse caratteristiche anagrafiche e con almeno una laurea triennale, hanno portato la loro residenza in Italia.

Il saldo dei giovani italiani

Nel quinquennio 2019-2024 il saldo relativo ai soli cittadini italiani con titolo di studio universitario presenta per l’esattezza un deficit di 78.247 unità. Il dato arriva dalla differenza tra 114.028 uscite complessive verso l’estero e il numero di rientri in patria. In questi cinque anni, infatti, ben 35.781 giovani laureati italiani sono tornati a casa dopo un’esperienza oltreconfine.

Il focus sul 2024

Concentrando l’attenzione solo sul 2024, gli espatri al netto dei rientri sono stati 20.711, frutto di 25.552 partenze e 4.841 ritorni. Una cifra certo da non sottovalutare; però l’impatto delle uscite nette del 2024 assume una dimensione diversa se rapportato alla consistenza reale della popolazione giovanile qualificata.

Al primo gennaio 2025 nel nostro Paese si contavano oltre 1,8 milioni di laureati italiani nella fascia tra i 25 e i 34 anni. I 20.711 giovani connazionali trasferitisi all’estero nel 2024 rappresentano dunque solo l’1,1% del totale dei coetanei laureati. Se la stessa cifra viene confrontata con l’intera popolazione italiana dell’equivalente fascia d’età, pari a circa 5,2 milioni di persone, l’incidenza scende addirittura allo 0,4%. Secondo la Cgia, il fenomeno della mobilità dei giovani laureati in uscita appare quindi numericamente ben circoscritto rispetto alla percezione generale.

I flussi dall’estero

La vera svolta nel bilancio del capitale umano è impressa dall’attrazione esercitata dall’Italia sui laureati stranieri. Nel periodo compreso tra il 2019 e il 2024 ben 98.929 giovani stranieri qualificati hanno trasferito la propria residenza nel nostro Paese. A fronte di 11.089 cancellazioni anagrafiche di stranieri laureati nello stesso arco temporale, il guadagno netto per l’Italia arriva a 87.840 giovani, sempre tra i 25 e i 34 anni. Questo consistente apporto compensa pienamente l’emigrazione di laureati italiani (78.247) con un saldo finale positivo di 9.593 persone. Riguardo alle principali aree di provenienza, oltre un terzo dei laureati stranieri arriva in Italia dall’Asia (33,3%), mentre il 27,6% proviene dall’Europa e il 17,8% dal Sud America.

Le regioni preferite

Nonostante il saldo nazionale sia in attivo, la Cgia segnala anche forti differenze territoriali. A beneficiare dell’arrivo dei laureati dall’estero sono soprattutto le regioni del Centro-Nord, con Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio sul podio. Nel Mezzogiorno, al contrario, gli ingressi di stranieri qualificati attenuano il fenomeno senza però azzerare il deficit causato dall’emigrazione dei giovani laureati locali.



La sfida per lo sviluppo

Il report della Cgia invita così a rinnovare le valutazioni sulle dinamiche del capitale umano in Italia. Il nostro Paese non è soltanto un punto di partenza per giovani in fuga, ma anche una meta capace di attirare competenze esterne. Per il sistema produttivo e le istituzioni, la vera sfida consiste nell’incentivare ulteriormente il rientro degli italiani e nel valorizzare i talenti stranieri arrivati sul territorio. Solo in questo modo si potrà trasformare una semplice mobilità demografica in un volano di sviluppo e innovazione per l’economia nazionale.

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