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Arcelli (Snami): “I medici di famiglia danno il massimo, lo faccia anche l’Ausl di Piacenza, investendo sulla loro professionalità”

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Nicola Arcelli non ci sta. “Certe dichiarazioni più o meno velate che sono state rilasciate di recente alla stampa dai vertici dell’Ausl di Piacenza non ci sono piaciute affatto”, afferma il presidente provinciale di Snami, il Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani. “E non giriamoci tanto attorno: dire ai medici che facciano il loro dovere, richiamando nel ragionamento un paio di volte quelli di famiglia, ha quasi del surreale; fa pensare che chi parla in questi termini non abbia il polso della situazione sanitaria del nostro territorio”.

Presidente Arcelli, allora ce lo dia lei il polso della situazione.
“Guardi, a parlare sono i numeri: se i medici dei Cau fanno 10 certificati in un pomeriggio ai pazienti che si rivolgono appunto a questi Centri di assistenza urgenza, anticamera del Pronto soccorso, nello stesso arco temporale, i circa 200 colleghi di medicina generale di Piacenza e provincia di certificati ne fanno 4.000. E poi non parliamo proprio del Pronto soccorso”.

Ci dica…
“In provincia di Piacenza ci sono poco più di 280mila abitanti, e circa 200 al giorno si rivolgono al Pronto soccorso, cioè molto meno dello 0,1%. Nello stesso giorno 20.000 pazienti si rivolgono al loro medici di famiglia, sparsi su tutto il territorio provinciale. Noi diamo il massimo, siamo al massimo delle prestazioni possibili, come dimostra proprio quello 0,1%. Penso che davanti a questi numeri nessuno possa dire che non facciamo un filtro adeguato prima di mandare un paziente in ospedale”.

Come si esce da questa situazione?
“Assumendo più medici nei Pronto soccorso e più medici specialisti ospedalieri, pagandoli meglio ed evitando così che se ne vadano a lavorare all’estero”.

Mi scusi, ma con i tagli alla sanità regionale, che si riversano a cascata su quella provinciale, ci vorrebbe la bacchetta magica.
“No, basterebbe cambiare le attuali priorità di spesa. Allo Snami pensiamo che invece di investire massicciamente sui Cau – il che comporta spese per muri e attrezzature – meglio sarebbe spostare le risorse disponibili sui medici di famiglia e le medicine di gruppo per implementare le loro attività; conoscono bene la storia clinica dei loro pazienti, mentre se gli stessi vanno in un Cau serve un’indagine conoscitiva che fa sprecare tempo e risorse. Poi non bisogna dimenticare le importanti attività dei medici di continuità assistenziale, le ex guardie mediche, che oggi qualcuno cerca di demonizzare”.

In che senso?
“Tra le scuse addotte per spingere i Cau, c’è la messa sotto accusa del servizio di continuità assistenziale, come pare stia avvenendo anche nella nostra provincia. E allora qui bisogna essere molto chiari: no ai tagli all’ex guardia medica per spostare tali risorse sui Cau. Questi colleghi sono sul territorio, garantiscono anche le visite a domicilio, che in molti casi sono indispensabili rispetto alle condizioni del paziente e ai suoi spostamenti; penso a una popolazione che sta invecchiando e spesso vive sola; pazienti che non sempre hanno a disposizione qualcuno che li accompagni ai Cau”.

Quindi, presidente Arcelli, è tutto sbagliato?
“Di certo chi è nelle stanze dei bottoni, da Bologna a Piacenza, dovrebbe confrontarsi di più, soprattutto con i medici di medicina generale; loro sì che hanno letteralmente il polso della situazione: conoscono bene e hanno la fiducia dei loro pazienti, che compongono la popolazione sanitaria del territorio. Chi più dei medici di famiglia può dare i giusti riferimenti per migliorare le cose?”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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