Armine Harutyunyan modella 23enne di origini armene, ha sparigliato i giochi. E da qualche giorno la giovane è al centro di una tempesta mediatica. La domanda che si pongono in molti è: insomma, è bella o no? Lasciamo perdere gli haters che si stanno sbizzarrendo su di lei, e che lei non degna di nessun riguardo: ”non posso certo vietare alla gente di parlare. Ma posso ignorarla”, ha recentemente dichiarato e proviamo a porci la stessa domanda: “Armine è bella o no?”
Cosa si intende per “bello”?
Qualcuno potrebbe già obiettare: è importante essere belli? Noi rispondiamo che aiuta anche se non è necessario, a meno che non si faccia la modella. È proprio il tipo di mestiere per il quale l’avvenenza è necessaria. Ed è per quello che la scelta di Gucci è ancora più dirompente. Direte: se dici “dirompente” sei dell’idea che Armine non sia bella, dunque parti con un pregiudizio.
La bellezza è figlia del tempo nel quale si vive: per noi sono ancora “belle” la Venere di Milo e la Venere Callipigia (dalle belle chiappe) perché, casualmente, i nostri canoni estetici sono ancora simili a quelli dell’antica Grecia e di Roma.
Il bello nel Rinascimento
Ma non è sempre stato così: parlando del Rinascimento, a tutti piace Simonetta Vespucci, che ha prestato le sue fattezze alla Nascita di Venere e alla Primavera del Botticelli, ma se ci trovassimo di fronte, in carne e ossa, Battista Sforza, la moglie di Federico da Montefeltro, dipinta da Piero della Francesca o Maddalena Strozzi, dipinta da Raffaello non faremmo commenti molto diversi di quelli che hanno colpito Armine. E i due (Piero e Raffaello) sapevano davvero tenere il pennello in mano, dunque se hanno dipinto in quel modo era perché in caso contrario le dame non si sarebbero riconosciute. Nel Rinascimento molte donne si rasavano le sopracciglia e i capelli sopra la fronte:provate a guardare qualche ritratto della regina Elisabetta I.
I rotoli di Rubens e i travestiti di Michelangelo
Vogliamo parlare di Rubens? Le sue donne sono sovrappeso in modo inquietante. Le Tre Grazie e le figlie di Leucippo (il dipinto è intitolato “Ratto delle Leucippidi”) ai nostri tempi sarebbero già a dieta stretta, se non distese sul lettino chirurgico, in attesa della liposuzione.
Non parliamo poi di Michelangelo: le “donne” da lui dipinte sembrano tutti travestiti. E in effetti pare che il Buonarroti usasse modelli mascolini, ai quali aggiungeva poi due seni per convenzione. Ma Michelangelo non dipingeva “la bellezza”, bensì il vigore, la rivolta, l’angoscia; dunque non si curava di far sembrare “belle” le sue opere. E quando ha voluto (la Pietà di San Pietro in Vaticano) ha dimostrato di saper scolpire anche il “bello”.
Da Manet a Sophia Loren
Neppure la modella nuda del celebre “Déjeuner sur l’erbe” di Manet oggi sarebbe esente da critiche, né la Venere di Urbino di Tiziano e le due Maie di Goya. Se va bene, ma proprio bene, potrebbero essere definite “curvy” dai moderni soloni della moda. Ma senza andare troppo indietro nel tempo, oggi le maggiorate fisiche, dalla Loren alla Lollobrigida, sarebbero accettate dagli stilisti?
Il canone della bellezza e Mary Quant
Allora, se ci consentite, occorre fare un discorso un po’ più approfondito e serio. Esiste un canone di bellezza che cambia nel tempo. Perché qualche secolo fa era bella la donna in carne? Perché – in epoca di carestie – voleva dire che aveva mangiato bene, che era in buona salute, che avrebbe potuto far figli senza problemi.
E questo canone ci ha seguito almeno dal medioevo fino agli Anni 60 del secolo scorso, quando il fianco opimo non era affatto disdegnato. Poi è nata Twiggy e la minigonna di Mary Quant, le modelle sempre più anoressiche che dalla fame svenivano sulle passerelle.
Certo, infagottare Sophia Loren o Silvana Mangano in una minigonna non sarebbe stato facile, e il risultato poteva non essere clamoroso. Molto meglio un “sacco di ossa” senza fianchi e senza forme. Ma ormai la minigonna è tramontata, dunque si potrebbe anche cambiare qualcosa.
La moda è sempre alla ricerca di novità e di eccessi, e il magro lo era e nella magrezza si poteva eccedere. Poi perché era ovvio che gli abiti “cadessero meglio su un sacco di ossa che su un ammasso di rotoli di grasso.
Si è cercato, negli ultimi anni, di invertire la tendenza col modello “curvy”, definito “taglia comoda”. Ma non ha certamente sfondato.
La bella principessa coi baffi
C’è anche una realtà parallela che si può trovare su Google digitando Tāj-al-Salṭana o più semplicemente “modella persiana con baffi”. La principessa Tāj-al-Salṭana (1883-1936), della stirpe della dinastia Qajar è quanto di più lontano possiamo immaginare dai nostri canoni di bellezza (non faceva la modella). Eppure ha fatto innamorare di sé un’infinità di uomini, 13 dei quali si sono suicidati per il suo rifiuto di sposarli. La principessa è stata una donna volitiva, che ha combattuto per l’emancipazione femminile in Iran e si era impegnata per la parità dei diritti delle donne nel 1910. Per dire, quando infuriava il movimento delle suffragette a Londra.
Gucci, un colpo di genio?
Ora, parlando di Armine, i casi sono due: o la maison Gucci, oggi di proprietà francese ma con direttore creativo italiano, il romano Alessandro Michele, ha deciso di dare una svolta epocale, “promuovendo” un nuovo tipo di bellezza non convenzionale, e allora tanto di cappello e un augurio di buona riuscita, o ha semplicemente ottenuto una campagna mediatica eccezionale col minimo sforzo, dato che il budget di Armine sarà certamente molto più ridotto di quello delle top model sulla cresta dell’onda. Se speriamo che sia vera la prima eventualità, temiamo molto che la seconda ipotesi sia quella più probabile.
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari
- Massimo Solari





