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L’avvocatessa indagata come amministratore di sostegno: guida sul caso di Piacenza

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L’avvocatessa amministratore di sostegno: ha destato clamore, e non solo a Piacenza, la vicenda del rinvio a giudizio per peculato di una giovane professionista perché avrebbe sottratto al conto corrente del proprio amministrato 14mila euro per spese personali.
Per capire quello che è successo vediamo prima di tutto il quadro giuridico di questa amara vicenda.

Cos’è l’amministrazione di sostegno

L’istituto è stato introdotto con la legge 9 gennaio 2004 n.6; dunque è relativamente recente, ed ha avuto da subito un grande successo. Fino ad allora esistevano solo la tutela e la curatela. La prima, molto invasiva, concedeva al soggetto gli stessi diritti giuridici di un minore, e cioè quasi nessuno; la seconda, troppo poco invasiva, nominava uno “zio” del soggetto, quasi senza alcun potere di interdizione.

Attraverso l’amministrazione di sostegno il soggetto debole, che sia tossicodipendente, alcolizzato o infermo psichicamente, comunque ritenuto incapace di gestire le sue sostanze, viene invece affiancato da un amministratore che si occupa della parte economica e sorveglia la vita del soggetto. L’amministratore concede le autorizzazioni per le cure mediche, per il suo ricovero in una struttura; ma, soprattutto, ha il controllo assoluto sul denaro e sui beni dell’amministrato.

Il ruolo del giudice tutelare

L’amministratore viene nominato dal giudice tutelare, su ricorso dei parenti o dei servizi sociali. E viene scelto tra i parenti, se non ci sono conflitti tra di loro, oppure tra gli avvocati. L’amministratore deve prestare giuramento davanti al giudice e redigere una relazione iniziale nella quale evidenzia il patrimonio dell’amministrato. Poi, annualmente, deve depositare al giudice un rendiconto estremamente dettagliato su tutte le entrate e le uscite dell’anno, giustificandole una per una. Se la condizione economica dell’amministrato non è deficitaria (capita anche questo) l’amministratore viene remunerato per il suo lavoro, sempre una volta all’anno, con un provvedimento del giudice. Se l’amministrato non ha redditi o sono modestissimi, l’opera prestata è gratuita.

La situazione a Piacenza

Solo a Piacenza le amministrazioni aperte sono centinaia e i giudici tutelari si contano sulle dita di una mano, per cui il controllo dei corposi rendiconti forse non è sempre all’altezza della situazione.

Le famiglie sono molto spesso assenti e demandano al legale l’intera gestione dell’amministrato. Nella stragrande maggioranza si tratta di persone molto avanti in età, affette da demenza senile, ricoverati in case di riposo, e di frequente il compito dell’amministratore è solo quello di incassare la pensione e pagare la retta della struttura. Ma ci sono anche casi nei quali l’anziano ha patrimoni notevoli, che necessitano di molta attenzione e molta onestà per essere gestiti.

La solita eccezione

Nonostante le tentazioni, nella quasi totalità gli amministratori sono irreprensibili. Se non altro per questa considerazione: difficilmente il legale ha una sola posizione. Se ottiene la fiducia del giudice può riceverne diverse e in questo modo assicurarsi un reddito non disprezzabile. Ma se sgarra perde tutto in un colpo solo.
Andreotti diceva che Gesù su dodici apostoli aveva trovato il suo Giuda; e dunque figuriamoci se nella società moderna possono mancare le persone per cui le tentazioni diventano irrefrenabili.

Occhio agli sciacalli

Intanto, dopo il caso dell’avvocatessa piacentina, sui social è comparsa ieri l’inserzione di una privata cittadina che si poneva al servizio delle famiglie per “sorvegliare” gli amministratori e denunciarne gli abusi. Diffidiamo del solito sciacallo che compare ad ogni situazione critica. Il controllo compete al giudice tutelare e neppure i familiari dell’amministrato hanno libero accesso ai suoi conti correnti.

Se i familiari, come nel caso che trattiamo, hanno dei sospetti sull’operato dell’amministratore, possono solo rivolgersi al giudice, che convoca tutti davanti a sé per chiarire. Dunque nessun soggetto terzo può vantare controlli o sorveglianze. Anche perché – sembra addirittura superfluo dirlo – mentre la richiesta di chiarimenti al giudice da parte dei parenti è totalmente gratuita, è difficile che l’intervento proposto sul social sia senza la richiesta di compensi.

E adesso?

La carriera dell’avvocatessa piacentina, almeno per le amministrazioni di sostegno, potrebbe essere finita. Perché è facoltà del giudice revocare l’amministratore che sgarra e perché è necessario che la sua fedina penale sia immacolata.

L’eventuale condanna per peculato (appropriazione indebita o distrazione a profitto proprio o altrui, di denaro o altro bene mobile appartenente ad altri, commessa da un pubblico ufficiale che ne abbia il possesso in ragione del suo ufficio: articolo 314 Codice penale) prevede la reclusione da 4 a 10 anni e 6 mesi; e comporta anche l’apertura di un procedimento disciplinare a carico dell’avvocatessa; procedimento che potrebbe portare alla sospensione o addirittura alla radiazione della professionista.

Gli anticorpi piacentini

Se la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio dell’avvocatessa, possiamo solo ritenere che abbia la convinzione che le prove raccolte siano sufficienti per ottenere la sua condanna. E la restituzione del denaro eseguita dalla professionista non estingue il reato; semmai potrebbe confermarlo, perché se l’amministratore di sostegno vuole provare di aver speso legittimamente questi 14mila euro, di certo non si affretta a restituirli.
Resta una brutta pagina per l’avvocatura piacentina, che però ha gli anticorpi per evitare che in futuro casi analoghi possano ripetersi.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

2 Commenti

  1. E’ la prassi di fare incetta sui fondi che dovrebbero essere gestiti in difesa del diritto dei vari codici e del diritto morale, che purtroppo quando ci sono somme di denaro come nei fallimenti non gliene frega niente a nessuno di personaggi delle istituzioni operare nel rispetto del mandato quando ci sono fondi da 13mila euro a 800mila euro il pensiero è quello di fare incetta e poi chi se ne frega ancor meno il tribunale.

  2. Irreprensibili? Ma in che mondo vive? L’amministrazione di sostegno è stata ideata proprio per mettere le mani sui patrimoni delle persone ne, piccoli o grandi che siano. Gli amministrati sono trattati come fossero interdetti e privati di tutto, diritti, libertà, soldi, ecc. Molti vengono rinchiusi nelle RSA contro la loro volontà. Una vergogna che va avanti da 16 anni ai danni dei più fragili, gli anziani ed i disabili. Tutti finiremo per essere amministrati! Le nostre vite saranno nelle mani dei giudici e non avremo possibilità di uscire da questa prigione se non da morti. È una legge infame che va abrogata. I soggetti fragili non debbono entrare nei tribunali.

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