Cultura

Banca di Piacenza: mostra di Natale sul Mochi e i suoi cavalli, da 400 anni simbolo della città

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Banca di Piacenza: approfondire e celebrare il genio di Francesco Mochi (1580-1654), l’artista che ha ideato e realizzato i maestosi monumenti equestri che adornano la piazza principale del capoluogo emiliano. Una piazza che 400 anni fa prese il nome proprio dai suoi cavalli dedicati a Ranuccio e Alessandro Farnese.

Questo l’obiettivo della mostra che la Banca di Piacenza tradizionalmente offre alla città nel periodo natalizio. Un omaggio che quest’anno l’Istituto di credito di via Mazzini vuole dedicare con ancora maggior forza ai piacentini, focalizzando l’attenzione sui due simboli iconici della città a quattro secoli dall’inaugurazione dei monumenti avvenuta nel 1625 (le opere furono realizzate tra il 1612 e il 1620 e completate cinque anni dopo).

Dal 13 dicembre al 18 gennaio

L’evento rientra tra le iniziative di Rete Cultura Piacenza. Aperta al pubblico al PalabancaEventi da sabato 13 dicembre a domenica 18 gennaio 2026, la mostra “Piacenza e i suoi cavalli” si avvale della curatela scientifica di Antonio Iommelli, direttore dei Musei Civici di Palazzo Farnese. Racconta perché fu decisa la costruzione dei due cavalli e il motivo che portò alla scelta dello scultore toscano, presente in mostra con altre importanti opere. Non solo, la rassegna vuole promuovere la conoscenza dell’arte barocca e del contesto storico-artistico di Piacenza nel XVII secolo. I contenuti della mostra (non solo espositiva) saranno accessibili attraverso diverse modalità di fruizione. L’allestimento è curato da Neo (Narrative environments operas) di Milano.

La rassegna è stata presentata nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nella Sala Ricchetti della sede centrale della Banca di Piacenza dal presidente dell’Istituto di credito Giuseppe Nenna (presenti anche il vicepresidente Domenico Capra e l’ad e direttore generale Angelo Antoniazzi), dal sindaco Katia Tarasconi e da Iommelli (hanno partecipato anche il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi e l’assessore alla Cultura Christian Fiazza).


Da sinistra, Iommelli, Nenna e Tarasconi

«Questa mostra – ha osservato il  presidente Nenna – è un piccolo tassello per dimostrare che Piacenza merita di dire la sua come candidata a capitale europea della cultura». Una candidatura «a cui crediamo molto», ha aggiunto il sindaco, ringraziando la Banca «sempre molto attiva nell’elevare culturalmente la nostra città».

Iommelli dal canto suo ha illustrato alcune caratteristiche della mostra «che vuole raccontare la storia di Piacenza attraverso i Cavalli del Mochi, chiamato dai Farnese per portare un po’ di Roma a Piacenza». Tra le opere in esposizione, un documento originale che attesta un pagamento allo scultore toscano, alcuni quadri raffiguranti esponenti della famiglia Farnese e due opere del Mochi, una delle quali particolarmente interessante.

Firenze, Piacenza e Roma

Formatosi con il pittore manierista Santi di Tito a Firenze, Francesco Mochi passa nella bottega di Camillo Mariani. I suoi principali modelli sono i grandi scultori attivi a Firenze nel Rinascimento, come Donatello, Michelangelo e Giambologna. Il suo primo capolavoro è l’Annunciazione per il Duomo di Orvieto (1603-1608).

Nel 1612 si trasferisce a Piacenza (arrivato nella città emiliana tramite un cugino legato alla famiglia Farnese) dove realizza i due monumenti equestri per Ranuccio ed Alessandro Farnese nella piazza principale della città, oggi nota come Piazza dei Cavalli proprio per la presenza delle due sculture.

Dal 1629 torna a Roma e completa la splendida statua, iniziata in gioventù, della Santa Marta per la Cappella Barberini in Sant’Andrea della Valle. Nel 1634 realizza il bellissimo Battesimo di Cristo, nato per San Giovanni dei Fiorentini, ma mai collocato nella basilica; in seguito viene posto su Ponte Milvio (oggi è a Palazzo Braschi). Nel 1640 termina la Santa Veronica per uno dei pilastri della cupola di San Pietro in Vaticano, da considerare il suo capolavoro della vecchiaia.

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