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Davide Bastoni: vi svelo tutto del Piacenza Pride (e anche un po’ di me)

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Davide Bastoni e il Piacenza Pride. Il giovane medico piacentino in forza al pronto soccorso del nostro ospedale è il vicepresidente di Arcigay Lambda. E rappresenta una delle anime principali dell’evento che si svolgerà per la prima volta a Piacenza, sabato 27 maggio. Allora chi meglio di lui può aiutarci a scoprire che cosa succederà quel giorno?

Prima di tutto, dottor Bastoni, perché Piacenza Pride e non Gay Pride?
“Perché Pride, letteralmente ‘orgoglio’, deve essere coniugato per qualunque diversità e non limitarsi ai gay. Qualunque aspetto della nostra società che rappresenti una diversità, dal mondo Lgbt alle persone con disabilità, agli stranieri viene accolta e ascoltata. Lo stesso diritto di tutti gli altri. È per questo che per noi il termine gay ha assunto una valenza limitante”.

Ci spieghi cosa succederà sabato 27…
“Sarà una grande festa, aperta a tutta la comunità piacentina. Anzi, vorremmo che partecipassero soprattutto coloro che si sentono più lontani dalle nostre posizioni, per fare esperienza ed aprirsi, che fa sempre bene. Organizziamo il Pride anche per quelle persone che vivono in segreto la loro sessualità; per dir loro che noi ci siamo, che possiamo condividere le loro angosce e provare ad aiutarli, soprattutto per dire loro che vanno bene così come sono!”.

Ma in concreto cosa è previsto e dove?
“Abbiamo scelto i Giardini Margherita come location principale, perché dal punto di vista logistico sono comodi, vicino alla stazione. Poi perché la zona di via Roma è un simbolo di incontro – e talvolta scontro – di culture; e perché questi giardini sono sufficientemente ampi per accogliere molte persone. La sera prima ci saranno bancarelle con street food organizzate dal quartiere Roma, che ci ha dato una grande mano e molta disponibilità. Il giorno dopo, sabato, alle 15 i Giardini Margherita saranno il ritrovo per tutti i partecipanti e verso le 16 partirà la parata”.

Chi sono gli organizzatori del Pride?
Arcigay Piacenza Lambda; il gruppo piacentino di Famiglie Arcobaleno Lombardia; Agedo Milano; Il Grande Colibrì; Arci Piacenza e tante persone a titolo personale che ringraziamo”.

E chi parteciperà?
“Dopo lo striscione degli organizzatori, che aprirà la sfilata, ci sarà il trenino per i bambini, seguito dalla banda jazz dell’associazione Piacenza Jazz Club; poi ci sarà uno spazio di decompressione, dedicato alle persone con disabilità. Infine, due carri sui quali ci saranno le Drag Queen del Collettivo Drag Attack. Il corteo girerà per diverse vie del centro storico, secondo il percorso concordato con Questura e Comune di Piacenza; quest’ultimo ci ha concesso la sua collaborazione e per questo ringraziamo la giunta”.

Non crede che la presenza delle drag queen e – come si vede nei gay pride delle altre città – di altri soggetti sommariamente vestiti, per non dire peggio, sarà la facile esca alla quale si attaccheranno i cosiddetti benpensanti per criticare la vostra iniziativa?
“È un rischio che vogliamo correre. Non tutti la pensiamo allo stesso modo. Al nostro interno ci sono diverse sensibilità, ma è chiaro che la libertà di espressione va garantita ed è anch’essa un messaggio di lotta. Questa non sarà e non è mai stata un’esibizione fine a sé stessa. Vuole ricordare i primi gay pride di New York che stigmatizzavano le violenze e le discriminazioni che subivano omosessuali, lesbiche e persone trans quotidianamente. L’unico limite che abbiamo posto è il divieto di offendere sensibilità religiose o di altro tipo”.

Pensate già di ripetere la kermesse anche nei prossimi anni? Diventerà insomma un appuntamento fisso per Piacenza?
“Dipenderà dal successo dell’iniziativa, per la quale non siamo in grado di prevedere la partecipazione e l’accoglienza. Noi lo speriamo, ma oggi non possiamo dirlo”.

Certo che l’organizzazione di questo primo Piacenza Pride sembra davvero pesantissima.
“Proprio così ed è suddivisa tra pochi volontari: autorizzazioni, permessi, servizio di assistenza… Per questo ringraziamo per il sostegno anche Coop Alleanza 3.0; il Centro commerciale Bel Po; 180 Bpm; B Side Printing e BlackLemon. Poi abbiamo raccolto tantissime donazioni per fronteggiare tutte le spese a nostro carico. Piuttosto, vorrei ricordare anche gli appuntamenti che conducono al Piacenza Pride”.

Prego, dottor Bastoni…
“Il 12 maggio abbiamo avuto un incontro in Sant’Ilario con i richiedenti asilo e ascoltato le loro testimonianze Lgbt. Oggi alle 18, sempre in Sant’Ilario, c’è un workshop sull’omobitransfobia con professionisti della salute, aperto a tutti. Il 19, ancora in Sant’Ilario alle 20,30, ci sarà la proiezione di un cortometraggio sul coming out e un dibattito con genitori e figli Lgbt. Infine il 26 maggio, a palazzo Ghizzoni Nasalli, dalle ore 18 si parlerà di famiglie arcobaleno, accompagnati da un aperitivo e uno spettacolo coreografico di Riccardo Buscarini dell’associazione De Arte Saltandi”.

Al Piacenza Pride ci saranno nomi di rilievo?
“Direi di sì: da Vladimir Luxuria all’onorevole Alessandro Zan, alla presidente nazionale di Arcigay Natascia Maesi; mentre la presentatrice dal palco sarà Debora Villa. Poi ci saranno la cantante Ambra Marie, la presidente nazionale di Famiglie Arcobaleno, Alessia Crocini, e quelli, sempre nazionali, di Agedo, Fiorenzo Gimelli, e de Il Grande Colibrì, Valeriano Scassa.

Se passiamo a parlare di lei, cosa ci dice? Soprattutto, nella sua professione ha mai subito discriminazioni?
“No, ci mancherebbe. Nessun problema in ospedale, anzi, insieme ad altri professionisti del nosocomio stiamo attivando percorsi di approccio al paziente a rischio discriminazione, che ci fanno essere all’avanguardia su questo tema a livello nazionale”.

E nella quotidianità?
“Ricordo uno spiacevole episodio accaduto in una pizzeria di Parma anni fa, dove sono stato preso in giro dal cameriere, assieme al mio compagno. Siamo usciti e siamo stati rincorsi dal proprietario che si è scusato, ma la cosa ci aveva dato molto fastidio. Come associazione riceviamo spesso segnalazioni di fenomeni così, che sono un po’ la punta dell’iceberg dell’omobitransfobia; cioè di mancata accettazione nelle famiglie, di difficoltà ad essere accettati nel proprio gruppo di pari, sul lavoro e così via. Per quanto riguarda i professionisti, però vorrei aggiungere qualcosa”.

Ci dica…
“Mi piacerebbe che in futuro gli ordini professionali, compreso il mio, si aprissero di più su questi temi, condividendo con noi esplicitamente dei percorsi di formazione su linguaggio inclusivo e lotta alle discriminazioni; favorendo il coming out di tanti lavoratori che ancora vivono la propria sessualità in segreto”.

Il dottor Bastoni è un fiume in piena. Ci racconta della sua esperienza in Erasmus, quando ha frequentato per diversi mesi l’università tedesca di Heidelberg, dove ha superato, tra l’altro, l’esame di psichiatria (…in tedesco? “Ovvio”, risponde); oppure dell’anno e mezzo trascorso al St George’s University Hospital di Londra. 

Ripartiamo da qui: dicono che un medico in Inghilterra guadagni quadruplo rispetto all’Italia. Non le è mai venuto in mente di rimanere là?
“No; a parte il fatto che soprattutto a Londra il costo della vita è proibitivo, volevo lavorare in Italia; a Piacenza, la città che amo e dove ho la mia famiglia e i miei affetti; anche se l’esperienza all’estero è stata importante per tanti motivi”.

Ce ne racconta qualcuno?
“Per esempio, in Germania da anni è previsto il matrimonio anche tra persone dello stesso sesso. E la società tedesca non è crollata”.

Quindi?
“Vede, bisogna ricordare che concedere un diritto a qualcuno non toglie niente agli altri. Consentire per esempio a una famiglia gay dello stesso sesso di adottare un bambino non toglie nulla alle famiglie tradizionali. Quando una coppia dello stesso sesso decide di adottare o utilizzare la gestazione per altri per avere un bambino, lo fa in piena consapevolezza e mai per caso”.

Così arriviamo al tema della capacità genitoriale…
“Che trascende il sesso dei genitori, e riguarda la profonda motivazione e volontà a diventare genitori e avere come valore nella vita quello di crescere dei figli. La capacità genitoriale può essere presente, così come assente, sia in coppie etero che in coppie omosessuali. Di esempi di genitori etero disfunzionali ne abbiamo a bizzeffe, ahimè”.   

Cosa ci dice dell’educazione sessuale nelle scuole?
“L’educazione sessuale e all’affettività nelle scuole è fondamentale, per informare e dare strumenti ai ragazzi per comprendersi e comprendere gli altri. Conoscere e parlare di sessualità è la base per rimuovere i pregiudizi e quindi per ridurre i fenomeni di discriminazione. Poi riduce lo stress psicologico ed il rischio di ansia e depressione. Infatti acquisire elementi di valutazione sul proprio corpo e i propri sentimenti aiuta ad accettarsi, a non giudicarsi e quindi a non reprimere il proprio essere. Siamo tutti esseri umani”.

Alla fine, certi fenomeni sessuali ci sono anche nei Paesi in cui è reato, no?
“La sessualità umana non è qualcosa di rigido e fermo. Ed è sempre stata così, in ogni tempo e spazio geografico. Ciò che cambia è come la società in cui si vive norma e regola l’espressione della sessualità. Ogni persona sviluppa la percezione del proprio essere sessuale, della propria identità, e delle proprie attrazioni affettive e quindi del proprio orientamento in modo caratteristico, che non va stigmatizzato. Purtroppo la nostra società è ancora patriarcale ed eteronormata, ma sta migliorando”.

Ne è convinto, dottor Bastoni?
“Ci sono ancora molti stereotipi legati al genere da cui discendono disparità di trattamento sia economico che sociale. Battersi per una società più giusta vuol dire anche liberare la sessualità umana da questi vincoli. Non è un caso che le destre si siano recentemente astenute al Parlamento europeo sulla ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza di genere, in particolare contro le donne. A coloro che vogliono fissare e cristallizzare la società per difendere privilegi e interessi, noi ribadiamo che ci batteremo fino in fondo, anche con il Piacenza Pride, perché i diritti civili vengano portati avanti, senza nessun passo indietro e per una società più equa, dove ognuno venga accolto senza pregiudizi”.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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