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Addio a Benedetto XVI, il Papa teologo che ha lasciato il segno

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Papa Benedetto XVI è morto stamattina alle 9,34 in Vaticano, nel monastero “Mater Ecclesiae” che aveva eletto a suo buen retiro nel 2013, all’atto delle sue dimissioni dal ministero petrino. Joseph Ratzinger aveva 95 anni e da giorni le sue condizioni di salute erano definite gravi dalla sala stampa vaticana.

Stavolta si può dire “morto un Papa non se ne fa un altro”, perché con la rinuncia del 2013 papa Ratzinger ha modificato l’intera struttura del Soglio. Niente novendiali, niente Sede Vacante, niente camerlengo, nessun conclave. I funerali saranno celebrati, per la prima volta, dal successore, Papa Francesco. Nella Chiesa, dunque, non cambia niente. Resta solo il monumento del suo pontificato, durato meno di 8 anni, tra la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Francesco.

Come verrà ricordato il primo Papa tedesco dopo Stefano IX, morto nel 1058? Certamente la sua elezione è stata dovuta all’eccezionale sintonia che l’allora prefetto del Sant’Uffizio (pudicamente rinominato da Paolo VI Congregazione per la dottrina della fede), supremo custode dell’ortodossia cattolica, aveva con Giovanni Paolo II. Pur diversissimi per formazione, esperienza ecclesiale e percorso, i due si sono capiti ed apprezzati da subito, tanto che Ratzinger era stato l’ispiratore di molte encicliche di Woityla.

Il senso del limite

Il teologo bavarese, di stampo conservatore, così era sembrato il naturale successore del papa polacco, un innovatore frenato dalla sua estrema aderenza all’ortodossia. E possiamo dire che ha svolto bene il suo compito. Stesso discorso quando si è reso conto che le sue forze stavano scemando e ha preferito dare le dimissioni, mentre la curia stava combattendo una furiosa battaglia per impedirgli i necessari risanamenti.

Ha aperto la strada, in questo modo, all’eventualità che i suoi successori, una volta resisi conto di non aver più la forza di combattere, possano a loro volta scegliere la strada del silenzio, della meditazione e della preghiera come ha fatto lui. L’altro importante monito che ci lascia Ratzinger è che nella Chiesa, come in casa Savoia, si regna uno per volta: anche se avesse voluto criticare certe aperture di Papa Francesco, ha sempre preferito il silenzio o minime punzecchiature.

I due papi

Un grande Papa teologo, uno studioso raffinato e profondo. Un film del 2019, “I due papi” del regista brasiliano Fernando Ferreira Meirelles, ci introduce nel tema del rapporto tra Benedetto e Francesco, interpretati magistralmente da Jonathan Pryce (papa Francesco) e Anthony Hopkins (papa Benedetto); e ci sembra il più bel tributo a colui che, improvvidamente ma magnificamente, Il Manifesto il giorno della sua elezione aveva indicato come il “pastore tedesco”.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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