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Berlusconi: occhi puntati su Strasburgo ma speranze al lumicino

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Berlusconi: ormai ci siamo. Il prossimo 22 novembre potrebbe essere un giorno determinante per il leader di Forza Italia e per il futuro della campagna elettorale del centrodestra verso il voto di primavera. Il caso dell’ex premier sarà all’esame dei giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che potrebbero decidere la fine anticipata della sua interdizione a candidarsi in politica. Ma le speranze sono al lumicino. Vediamo perché.

Una storia lunga 5 anni

Prima di tutto riassumiamo la vicenda: nell’ottobre 2012 Berlusconi viene condannato dal tribunale di Milano a 4 anni per frode fiscale. Nel maggio 2013 la sentenza è confermata dalla Corte d’appello e nell’agosto dello stesso anno dalla Cassazione. I fatti per i quali è stato condannato risalgono al 2002 e al 2003. La legge Severino, che prevede la decadenza del parlamentare condannato ad oltre due anni per reati dolosi, è entrata in vigore il 28 novembre 2012. E la decadenza dell’ex cavaliere di Arcore è stata votata dal Senato il 27 novembre del 2013

Berlusconi e l’articolo 7

“L’esilio” di Berlusconi – nel caso in cui Strasburgo non ritenga violato l’articolo 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo – finirebbe comunque nel 2019. Ma cosa dice l’articolo 7?

  1. Nessuno può essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso.
  2. Il presente articolo non ostacolerà il giudizio e la condanna di una persona colpevole di una azione o di una omissione che, al momento in cui è stata commessa, era un crimine secondo i principi generale di diritto riconosciuti dalle nazioni civili.

Dai romani alla Corte europea

Non è un principio complicato quello espresso dall’articolo 7. Risale direttamente al diritto romano. E i romani, usi a concentrare in pochissime parole concetti anche complessi (veni, vidi, vici) lo chiamavano semplicemente “nulla poena sine lege”.
E veniamo alla Corte europea dei diritti dell’uomo. È un organismo del Consiglio d’Europa e non dell’Unione europea e vi sono rappresentati tutti i 47 paesi europei. Ognuno vi è rappresentato da un giudice. La Grande Camera, che esaminerà il caso Berlusconi, sarà composta dal presidente (il magistrato napoletano Guido Raimondi) da due vicepresidenti e da altri 14 giudici. L’imparzialità dovrebbe dunque essere totale.

Berlusconi: favorevoli e contrari 

I giuristi si dividono sull’interpretazione della legge Severino. Se la norma che esclude il condannato dalla camera di appartenenza è una norma penale, afflittiva – dicono i difensori dell’ex cavaliere – è evidente che non può essere applicata a un fatto commesso 10 anni prima.
La Severino – sostengono i suoi avversari – non è una norma penale. Lo afferma a chiare lettere il testo della legge: si tratta di misure di prevenzione della corruzione. Secondo questa corrente di pensiero, si tratta di una norma di carattere amministrativo. La decadenza del mandato parlamentare sarebbe solo la naturale conseguenza del venire meno del requisito di onorabilità. Un requisito ritenuto necessario per l’accesso alle cariche pubbliche, come quella di senatore. In più, i sostenitori della legge ricordano che la condanna definitiva di Berlusconi è avvenuta dopo l’entrata in vigore della norma.

La parola della Consulta

Il 19 novembre 2015, con la sentenza numero 236, la Corte Costituzionale – investita dal sindaco di Napoli De Magistris – ha dichiarato la legittimità della legge Severino, il che non rappresenta un buon viatico per le sorti dell’ex cavaliere. Ma la vera doccia fredda arriva dagli esperti della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Berlusconi: tempi lunghi?

Anche se l’udienza si terrà il prossimo 22 novembre – dicono i tecnici – la sentenza non arriverà prima di sei mesi. E potrebbero occorrerne anche 10 per sapere l’orientamento della Corte europea. Sei mesi dal 22 novembre significa il 22 maggio 2018, quando i giochi per il nuovo parlamento saranno già fatti. E così, con buone probabilità, il capo di Forza Italia sarebbe comunque escluso come candidato dalla prossima campagna elettorale. A meno che un “aiutino” europeo non induca i giudici a decidere con maggior velocità.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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