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Berlusconi: la tela di Arcore che imbriglierà la Lega (e gli italiani)

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Berlusconi: cambia tutto, cambiano gli altri attori, ma al centro del palcoscenico lui c’è sempre. Piaccia o non piaccia, nel bene e nel male, è così dal 1994. E anche stavolta, grazie soprattutto ai suoi mezzi economici e mediatici, il leader di Forza Italia si sta prendendo la ribalta elettorale.

La tela di Arcore

Ma ciò che conta di più, è capire quello che sta succedendo dietro le quinte. E di come Berlusconi stia tessendo la sua tela. Una serie di mosse che di fronte ai due risultati che con maggiori probabilità usciranno dalle urne, gli garantirà ancora una volta un ruolo da King maker. Secondo un principio molto semplice, che i romani sintetizzavano nel “divide et impera” e cioè dividi e comanda.
E allora partiamo dal primo scenario: la vittoria del centrodestra.

I nomi di Noi con l’Italia

Se Berlusconi e il centrodestra otterranno la maggioranza in Parlamento, probabilmente sarà anche grazie ai voti garantiti dalla “quarta gamba“. Quella formazione politica centrista che ha preso il nome di Noi con l’Italia e che ha ottenuto il via libera dall’accordo di Arcore con Salvini e Meloni per entrare nella coalizione. Un accordo che tra l’altro ha messo in luce come Noi con l’Italia dipenderà dai “fratelli maggiori”, che potranno porre il veto sui nomi “indigeribili” nelle sue liste.

E allora niente Tosi, l’ex sindaco di Verona espulso dalla Lega. E niente ex montiani come Zanetti fino a ieri al governo col Pd. Bocciato anche Rinascimento, della coppia Sgarbi-Tremonti che correrà da solo. Motivo? L’impresentabile, agli occhi di Berlusconi, ex ministro delle Finanze, reo di aver partecipato o non osteggiato la sua defenestrazione da palazzo Chigi nel 2011.

La bilancia del potere

Ma tanto i nomi che contano in Noi con l’Italia sono altri. Sono quelli dei politici di lungo corso ed ex alleati di ritorno, che però al Sud, l’area più scoperta del centrodestra, possono fare la differenza col Rosatellum. E cioè i Fitto in Puglia, i Romano e i Cesa in Sicilia. Dopo il 4 marzo, il punto di equilibrio con loro sarà Berlusconi e non di certo Salvini o la Meloni. Che oltretutto, se vorranno governare, dovranno accettare il detto di craxiana memoria, quello dei voti che non si contano ma si pesano.

Chi terrà la bilancia in mano sarà quindi Berlusconi. Se la vittoria sarà risicata, serviranno i voti di tutti i parlamentari per garantire la maggioranza. E quindi le trattative saranno un po’ più complicate. Ma se la vittoria sarà ampia, qualcuno non potrebbe puntare i piedi più di tanto, col rischio di essere scaricato. Cosa che bagnerebbe le polveri, per esempio, alla Meloni.

Maroni e la staffetta

Ma torniamo al leader di Forza Italia: naturalmente avrà la bilancia in mano anche per la scelta del premier. E qui si apre il fronte Maroni. Adesso sia Berlusconi che Salvini gettano acqua sul fuoco, dopo l’uscita del governatore lombardo dalla competizione elettorale regionale per “mettersi a disposizione”. Niente candidatura al Senato per Maroni, nessun ruolo politico, dicono i due. Ma forse a Salvini bisogna ricordare che per fare il presidente del Consiglio non serve il mandato parlamentare.

E tanto probabilmente basta per non far dormire sonni tranquilli al segretario della Lega. Il primo ad essere imbrigliato nella tela berlusconiana è proprio lui. Come potrebbe rifiutare domani la proposta di Forza Italia di portare alla presidenza del Consiglio, primo nella storia, un leghista come Maroni?

Attenzione, però. È uno scenario a tempo. Almeno fino alla sentenza della corte di Strasburgo, che potrebbe riaprire le porte di Palazzo Chigi a Berlusconi. In questo caso una “staffetta” da prima repubblica non è da trascurare. Come non pensare che il vecchio leader non accarezzi il sogno di riprendersi con tutti gli onori la presidenza del Consiglio?

Larghe intese, ma non per tutti

E adesso veniamo al secondo scenario. Il 4 marzo non vince nessuno. Subito alle urne? Non sia mai. Prima il Quirinale sonderà la possibilità di formare un nuovo governo che potrebbe uscire da nuove alleanze in Parlamento. Chi per “responsabilità istituzionale” potrebbe essere coinvolto? Di certo Forza Italia e il Pd. E se non dovessero bastare? Ecco Noi con l’Italia.

Ma se non fosse ancora sufficiente? Di sicuro un po’ di parlamentari leghisti, che lascino Salvini, farebbe molto comodo. E anche qui il ruolo di Maroni, alla guida della pattuglia di fuoriusciti, potrebbe essere determinante per far quadrare il cerchio. Con Berlusconi nel ruolo di padre nobile e salvatore della Patria. Fantapolitica, dirà qualcuno. Ma in questi ultimi cinque anni ne abbiamo viste talmente tante, che niente ormai può limitare la nostra immaginazione.

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