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Biancaneve baciata senza consenso: l’ultima follia del politically correct

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Biancaneve e la bufera mediatica su Disneyland. Due giornaliste del San Francisco Gate, Katie Dowd e Julie Tremaine, in visita al famoso parco della California, riaperto dopo 400 giorni, notano un fatto che le lascia senza fiato. Nell’attrazione “Snow White’s Enchanted Wish” appena risistemata c’è immortalata la scena forse più celebre del film Disney premio Oscar 1937: il bacio finale del Principe Azzurro a Biancaneve, quel bacio “del vero amore” che la riporta in vita. Ma, ecco il vero problema, il bacio a una donna addormentata è un bacio “privo del necessario consenso”, dunque, da condannare.

Fin qui, direte, niente di strano: ormai gli States sono travolti da questo trip del politically correct che fa recitare attori afroamericani in trine e merletti sul set di Bridgerton in un’improbabile Inghilterra Reggenza (1811-1820), che demolisce le statue di Colombo perché schiavista, che non insegna la musica di Beethoven e Mozart “perché suprematisti” o censura Dante per i versi su Maometto.

Ma il problema è che tutte le testate, anche europee, anche italiane, da giorni non stanno parlando d’altro. Beh, finita la sbornia su Fedez e Pio e Amedeo, finalmente si vola alto, direte, altroché lo scandalo permanente delle toghe del Csm e la loggia Ungheria, qui siamo nel campo delle favole Disney, vuoi mettere?

E vi chiederete: perché Il Mio Giornale le vuole seguire? Perché speriamo (pia illusione) che Katie Dowd e Julie Tremaine arrivino a leggerci.

Ci piacerebbe – lo so, non è stato tradotto in inglese, ma è godibilissimo – che le due giornaliste leggessero anche il libro Casi di diritto penale dei professori Alessio Lanzi e Cosimo Pricolo, uscito nel 2000. In questo saggio i due docenti (Pricolo è piacentino) esaminano i più grandi processi della Storia, da Socrate a Gesù, da Galileo a Dreyfus, facendoli passare al vaglio del più rigoroso diritto penale moderno, disquisendo su attenuanti generiche e dolo eventuale. Pur sprovvisti della loro scienza, vorremmo fare lo stesso per il caso di Biancaneve.

Il “bacio” passato al setaccio

Allora, carissime: primo, il bacio incriminato è dato a persona effettivamente incosciente, ma è un bacio-salvavita. Dal punto di vista giuridico è un atto addirittura dovuto. La mancanza sarebbe omissione di soccorso. È uguale ad una respirazione bocca a bocca.

Ma nel caso questa spiegazione non convinca le due colleghe, osserviamo che hanno sbagliato clamorosamente ambito: le favole – oltre che finire sempre bene – sono tra le cose più truculente che si possano immaginare. Vogliamo parlare dell’omicidio del lupo di Cappuccetto Rosso? Omicidio a sangue freddo, pur senza premeditazione, e con l’aggravante che il lupo è anche specie protetta. Vogliamo parlare dell’abbandono reiterato e continuato di minore dei genitori di Hansel e Gretel? E della strega mangia bambini nella stessa storia? Lasciamo per un’altra volta i tristi casi della Sirenetta, portatrice di handicap sedotta e abbandonata, di Pinocchio costretto a lavoro minorile per non parlare di Cenerentola, ridotta in schiavitù dalla matrigna e dalle sorellastre, fermiamoci a Biancaneve.

Oggi contestiamo il (casto) bacio finale. E la matrigna? Chiede al cacciatore di uccidere Biancaneve per gelosia (motivi abietti e futili) e di riportarle il cuore (scempio e vilipendio di cadavere). Visto frustrato il primo tentativo, si reca nel bosco per cedere a Biancaneve una mela avvelenata (avvelenamento, forse anche cessione di stupefacenti di non modica quantità). E sappiamo quanti anni aveva Biancaneve al momento della storia? Probabilmente meno di 18 anche se sul punto i Fratelli Grimm sono vaghi. Se così fosse, è ancora abbandono di minore da parte della matrigna, che la aveva in custodia. Vediamo allora che il bacio finale è davvero un fatto più che marginale.

“Non può essere un bacio di vero amore se solo una persona sa che sta succedendo”, hanno scritto le giornaliste: “Non siamo già tutti d’accordo che quello del consenso nei primi film della Disney è un aspetto problematico? E che insegnare ai bambini che baciare un’altra persona, se entrambe non sono d’accordo, non va bene?”.

Baciare no: bruciare bimbi in un forno (sempre Hansel e Gretel, mica Fedez sul palco del primo maggio, eh!) invece è politically correct, come uccidere nel bosco (ancora Biancaneve), abbandonare nella selva (Pollicino), ucciderne la madre (Bambi) o allontanarla dal figlio minore (Dumbo).

Chi si salva dal sogno delle nostre favole? Hercules aveva in Ade il peggior nemico fin dalla culla; Aladino (peraltro colpevole di furto con destrezza continuato, aggravato dal fatto che le cose erano esposte alla pubblica fede) mente sulla propria identità personale, mentre il cattivo Jafar continua ad attentare alla sua vita.

Ma le favole sono fatte così: vivono di quello che gli esperti chiamano “sospensione del dubbio” che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un’opera di fantasia. Potrebbe mai D’Artagnan vincere in un duello cinque o sei guardie del Cardinale? Potrebbe Violetta della Traviata morire di tisi mentre canta a squarciagola “Gran Dio morir sì giovane”?

La differenza tra la vita reale e le fiction è quello che ce le fa apprezzare. Sennò vivremmo eternamente in una Casa del Grande Fratello. Che noia!

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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