Joseph Robinette Biden Jr., meglio conosciuto come Joe Biden o “Sleepy Joe” (Joe l’addormentato), come l’aveva soprannominato Donald Trump, a venti giorni dalle più contrastate elezioni americane, sembra la persona più tranquilla del mondo.
A 78 anni compiuti sta per sedersi nella Oval room, l’ufficio più prestigioso e complicato che si possa immaginare. Il fatto accadrà il 20 gennaio prossimo, non tanto per consentire alle polemiche elettorali di stemperarsi, ma perché il presidente eletto un tempo doveva giungere a Washington per esercitare i suoi poteri, magari dalla lontana California. Dunque doveva avere il tempo per recarsi nella capitale a cavallo da qualunque punto degli Stati Uniti.
E intanto, mentre Trump abbarbicato alla poltrona continua a dichiarare di aver vinto e continua a tempestare di ricorsi tutti i tribunali degli States contro un risultato che ogni giorno sembra più definitivo (a favore di Biden), lui, Sleepy Joe, calmo e tranquillo, sta preparando la sua nuova amministrazione.
L’Andreotti degli States
Biden, cattolico e di origine irlandese, è in politica dal 1972 e cioè da quando, a 29 anni, è diventato senatore democratico del Delaware. Da allora non si è più “schiodato” da Washington, diventando via via presidente della commissione Esteri, della commissione sul Controllo del narcotraffico, della commissione Giustizia, fino a diventare vice presidente di Obama nel 2009.
Dunque, al contrario del tycoon Trump, conosce tutto e tutti; e su tutto e tutti si è fatto un’opinione. Come dimostra anche la prima nomina del suo nuovo staff, condivisa con la vicepresidente Kamala Harris, che è caduta su Anthony Blinken. Il nuovo segretario di Stato, laurea ad Harvard, 58 anni, era già consigliere della Sicurezza nazionale con Obama.
Le sfide di Joe
Le prossime sfide dell’amministrazione Biden saranno la lotta alla pandemia, la recessione economica, il cambiamento climatico e la lotta al nuovo razzismo. Pare invece che i rapporti (tesi) con Cina e Russia rimarranno più o meno gli stessi di quelli di Trump. Di sicuro con meno tweet e meno intemperanze verbali. Perché Biden forse è un uomo dal pugno di ferro, ma sempre dentro un guanto di velluto.
Se non sarà la Camelot kennediana, la sua amministrazione potrebbe comunque lasciare un segno nella Storia. Non tanto per la sconfitta del Covid: sappiamo tutti che è solo questione di tempo e di buona volontà, la strada è tracciata. E non tanto per la sconfitta della depressione economica: immaginiamo quanto sarà formidabile la ripresa americana una volta che si sarà lasciata alle spalle la pandemia. Ma ad esempio per l’impegno sui temi sociali e su quelli ambientali, come la lotta al surriscaldamento globale, a cui Biden è sensibile, che potrebbero far tornare gli States alla leadership mondiale anche su temi così critici e discussi.
Il più anziano di tutti
Tutto questo con un presidente quasi ottantenne? Facciamo due conti. Ronald Reagan ne aveva 70 quando è diventato il 40° presidente, e 78 quando ha lasciato la Casa Bianca. Eppure, proprio uno dei più anziani presidenti come lui è stato quello che ha messo ko il comunismo e l’Unione Sovietica. E anche Trump non è mica un teenager: oggi di anni ne ha 74.
Ma Biden li batte tutti: il più giovane senatore americano è diventato il presidente più anziano di sempre. Non crediamo che abbia vinto per le sue qualità, ma che abbia invece perso Trump per l’atteggiamento che ha tenuto con la pandemia e per le sue intemperanze: anche una repubblica giovane come quella americana alla fine ha una crisi di rigetto nei confronti di chi continua a stravolgere le regole, che provoca un inesausto turnover nell’amministrazione e che suscita imbarazzo se non avversione nei partner stranieri. Diciamo che forse contro Trump avrebbe vinto chiunque.
Papa Giovanni
Questo quadro comunque ci fa venire in mente la storia (risaputa) di un altro grande vecchio, Papa Giovanni XXIII. Anche lui era in età avanzata quanto è stato eletto al soglio pontificio (77 anni); e si era pensato a lui come a un Papa di transizione, dopo i quasi 20 anni di regno di Pacelli.
Insomma, il conclave dei cardinali aveva cercato un Papa tranquillo, che non avrebbe posto grandi problemi al mondo cattolico. Per tutta risposta, il 25 gennaio del 1959, neppure tre mesi dopo la sua elezione, lui annuncia l’intenzione di indire un Concilio ecumenico, sparigliando tutti i millenari giochi della Chiesa e lasciando un segno indelebile.
E allora perché non pensare che il tranquillo e mansueto Joe Biden potrebbe dare una scossa al mondo e diventare il Papa Giovanni della nostra epoca?
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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