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Biden, Trump e non solo: è giusto che potere faccia rima con vecchiaia?

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Biden versus Trump, segnatevi la data: 5 novembre 2024. Tra poco più di un anno Joe e Donald si sfideranno per contendersi quello che, per ora, è il seggio più importante del mondo, la presidenza degli Stati Uniti. Sapete quanti anni hanno? Biden (20 novembre 1942) quindici giorni dopo l’elezione compirà 82 anni e ne avrebbe 86 alla fine del suo secondo mandato. Trump? Nato il 14 giugno 1946, al momento dell’elezione ne avrebbe 78 e finirebbe il mandato a 82.

Da Xi ai virgulti europei

Il presidente cinese Xi Jinping, a sua volta, non è un ragazzino: classe 1953 ha compiuto 70 anni e ha da poco ottenuto di poter governare la Cina a tempo indeterminato. Vladimir Putin è di poco più anziano: anno 1952, 71 anni; e a sua volta (anche se ci sono le elezioni il prossimo settembre) facilmente resterà al comando per diversi anni, pur essendo in carica da 23 anni quasi consecutivi. Ricordiamo, infatti, che per 4 anni, dal 2008 al 2012, aveva ceduto il posto al suo vice Dmitri Medvedev (57 anni); ma ha modificato la costituzione russa, abolendo il divieto di cumulo di mandati. Più democratico, ma non meno anziano, il premier indiano Narendra Modi, che ne compirà 73 fra un mese. 

Insomma, per vedere un po’ di gioventù al potere dobbiamo proprio tornare alla nostra vecchia Europa: Emmanuel Macron, 45 anni, il britannico Rishi Sunak 43, Giorgia Meloni 46, e lo spagnolo Pedro Sanchez 51. E pensare che gli States ci avevano fatto sognare con presidenti come John Fitzgerald Kennedy (44 anni al momento dell’elezione) Bill Clinton (47) e Barak Obama (48).

Pregi e difetti

È un valore essere giovani per governare? No, certamente: l’esperienza e la moderazione di un anziano sono certamente da preferire. L’età non può essere una discriminante: ci sono giovani sventati e anziani lucidissimi, però difficilmente un leader anziano ha la visione necessaria per decidere non tanto il bilancio della difesa o l’età nella quale si deve andare in pensione ma le grandi sfide che ci attendono. Abbiamo un ottimo ricordo di un presidente vegliardo come Ronald Reagan, (eletto a 70 anni e dimessosi a 78) e uno pessimo del giovane Jimmy Carter (53enne al momento dell’elezione).

Nella recente visita di Giorgia Meloni a Washington abbiamo visto ancora una volta un Biden dal passo incerto e dalle molte esitazioni. Le sue gaffes sono diventate proverbiali come i suoi capitomboli in occasioni ufficiali. Avrebbe la lucidità necessaria a far fronte ad un’emergenza nucleare? Non che Trump sia messo meglio: averlo come presidente sarebbe una disgrazia assoluta per l’Italia, per l’Europa e segnatamente per l’Ucraina dati i suoi non nascosti rapporti con Putin e la sua teoria isolazionista, che allontanerebbe ancora una volta gli Usa dall’Europa e dal conflitto ucraino. I suoi processi, ai quali ogni giorno se ne aggiunge uno, tanto da averci fatto perdere il conto, non lo renderebbero un’anatra zoppa per tutto il suo mandato, come era capitato a noi con Silvio Berlusconi?

Vegliardi contro, ma…

Stiamo per assistere ad uno scontro Biden-Trump annunciato; perché l’eventuale competitore di The Donald nel partito repubblicano, il governatore della Florida, l’italo americano Ron DeSantis, oggi veleggia sul 17% delle preferenze contro il robusto 54% di Trump. Alcuni istituti li danno anche 58% Trump contro 15% di DeSantis o 61 contro 13 (gli altri competitor si collocano tra il 2 e il 3%).

Così, se non ci saranno improbabili sorprese, lo scontro di novembre 2024 sarà tra questi due vegliardi, né si costruisce in un anno una candidatura credibile per le presidenziali Usa. A meno che non scenda in campo qualche candidato già famoso di suo (pensiamo a Elon Musk, Bill Gates o Jeff Bezos) e che possa pagarsi senza battere ciglio una campagna elettorale milionaria. Ma sarebbe un bene avere un carneade politico a capo della prima potenza mondiale?
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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