Stefano Borotti: a Piacenza ormai lo chiamano “mister Iren”. Da un anno è entrato nel Consiglio di amministrazione come esponente del capoluogo emiliano su indicazione del sindaco Pd Katia Tarasconi. Un ruolo non facile, visto che Piacenza nella grande multiutility non può fare la voce grossa più di tanto: ha una quota azionaria solo dell’1,37%, nettamente inferiore rispetto a quelle di altri Comuni come Torino (19,17%), Genova (18,85%), Reggio Emilia (6,42%) e Parma (3,16%).
In questo quadro finanziario Piacenza comunque nel 2026 incasserà quasi 2,5 milioni di euro di dividendi, e per Iren mantiene un peso strategico non indifferente. Tanto che Borotti nel luglio scorso è entrato anche nel board di Iren Ambiente. E allora, per capirne di più sull’andamento dell’azienda quotata a Piazza Affari e sul rapporto che ha con Piacenza e il suo territorio, gli abbiamo chiesto di fare il punto della situazione.
Consigliere Borotti, come valuta i risultati del bilancio Iren 2025?
«È un bilancio molto positivo. Il lavoro dei 12mila dipendenti del Gruppo Iren ha generato 6 miliardi e mezzo di ricavi e 301 milioni di utile. Sono numeri da grande gruppo industriale, dove al centro dell’azione c’è il lavoro delle persone. Oltre la metà di queste, ci tengo a dirlo, sono operai. Ma non è tutto. L’azienda ha realizzato investimenti per quasi un miliardo e mezzo ed è migliorata la performance finanziaria di bilancio. Ottimi poi gli indicatori di sostenibilità che vedono una crescita nella raccolta differenziata e nella percentuale di investimenti sostenibili, una diminuzione delle perdite idriche e dell’intensità carbonica, oltre all’ingresso di 600 nuovi dipendenti».
Quali sono i punti chiave e di forza delle strategie aziendali?
«Il Piano industriale del Gruppo al 2030 costituisce la linea strategica aziendale. I pilasti del Piano sono tre: grande attenzione ai temi ambientali e alla sostenibilità, investimenti in infrastrutture per i territori e qualità dei servizi. Fra tutti cito un dato significativo: da qui al 2030 investiremo 6,4 miliardi di euro sul territori».
Nessun punto su cui migliorare o di debolezza dove intervenire?
«Guardare al futuro con obiettivi di crescita significa prima di tutto essere consapevoli di avere ancora margini di miglioramento su diversi ambiti, uno su tutti l’efficienza aziendale. A Piano abbiamo 200 progetti e 120 milioni di risparmi in sinergie fino al 2030».
Passiamo a Piacenza e provincia: oltre 300 milioni di investimenti nei prossimi 5 anni: per fare cosa?
«Gli interventi più importanti riguardano il sistema acquedottistico, la riqualificazione degli impianti di depurazione e la realizzazione di nuove reti fognarie. Prevediamo poi investimenti per 45 milioni nella raccolta rifiuti e altri importi significativi nell’ammodernamento impiantistico del termovalorizzatore e nella rete di teleriscaldamento».
Il caso rifiuti tiene banco e non solo a Piacenza città: a che punto siamo?
«La raccolta differenziata porta a significativi benefici grazie alla collaborazione di tutti gli attori chiamati in causa e attraverso impegno costante nel tempo. Con l’avvio della raccolta puntuale, che ha già prodotto un positivo aumento della quota di rifiuto differenziato, si sono manifestate alcune prevedibili difficoltà ma si è anche imboccata la strada per risolverle. Vi sono stati alcuni problemi specifici come l’esposizione in centro storico, la dimensione dei contenitori per le persone più anziane, alcuni orari dei ritiri; ma in sintonia con il Comune, stiamo apportando delle modifiche al servizio per semplificare l’attività dei cittadini».
Come la pensa sulla presenza del termovalorizzatore di Borgoforte? I piacentini per questo non meriterebbero in qualche modo un trattamento migliore?
«Noi piacentini produciamo una cifra significativa di rifiuti: circa 200mila tonnellate all’anno: numeri che diventano ancora più significativi in altre città più grandi, dove Iren gestisce raccolta e smaltimento. È necessaria una vera e propria filiera industriale in grado di trasformare lo scarto in risorsa e in questa logica i termovalorizzatori sono fondamentali. Sono tecnologie sicure, di avanguardia tecnologica e dotate di sofisticati sistemi di trattamento e monitoraggio dei fumi. Solo l’1% di ciò che entra nel termovalorizzatore non può essere recuperato e valorizzato, e quindi viene destinato alla discarica; tutto il resto si trasforma in energia e inerti. La vendita di energia prodotta dai termovalorizzatori contribuisce a contenere per i cittadini il costo del servizio di raccolta e smaltimento. Piacenza beneficia annualmente di significative compensazioni ambientali che superano il milione di euro e la tariffa rifiuti della città risulta, dalle relazioni annuali dell’Atersir, la seconda più bassa di tutta la Regione».
Borotti, lei è entrato nel Consiglio di amministrazione un anno fa: qual è il suo bilancio personale?
«Molto positivo. Il ruolo di consigliere di amministrazione è una esperienza stimolante. È un privilegio avere la possibilità di mettersi al servizio di un’azienda che lavora per i territori e le comunità. Iren è un progetto industriale voluto inizialmente da 5 città capoluogo, tra cui Piacenza (le altre sono Torino, Genova, Reggio Emilia e Parma, ndr), il cui scopo è gestire servizi essenziali per le persone e per le aziende del territorio quali l’acqua, l’energia, i rifiuti. Il mio sentimento è quello di partecipare a qualcosa di importante».
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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