Cultura

I bronzi di San Casciano: tutto il fascino degli Etruschi che arriva fino a Piacenza

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I Bronzi di San Casciano dei Bagni hanno già fatto il giro del mondo. D’epoca etrusca e romana, sono stati trovati in questi giorni nella località in provincia di Siena. Una scoperta straordinaria dell’équipe del giovane archeologo Jacopo Tabolli, dell’università senese che dal 2019 sta compiendo una campagna di scavi nel sito delle antiche vasche di acqua bollente.

Mentre si parla già della “nuova Riace” e della più grande scoperta archeologica degli ultimi anni, si ricorda anche che dall’esame dei reperti ci si attendono nuove ipotesi sul rapporto tra il misterioso popolo etrusco e la civiltà romana. Sembra infatti che la presenza dei numerosi reperti – 24 statue in bronzo in ottimo stato di conservazione, monete d’oro, argento e bronzo, iscrizioni in latino ed etrusco – potrà aprire nuove prospettive sui rapporti tra i due popoli.

Sappiamo tutti che gli Etruschi, stanziati negli odierni territori toscani e umbri, erano giunti al momento della loro massima espansione dalla Pianura Padana fino a Roma. Anzi, si sa per certo che la stessa città eterna deve le sue origini agli Etruschi, abili mercanti, che usavano il guado dell’isola Tiberina per commerciare con il sud dell’Italia.

Così da subito Roma dove fare i conti con gli Etruschi, che potevano vantare una civiltà molto più avanzata, ma con la debolezza di essere organizzati in città stato, facilmente conquistabili una alla volta. La storia romana parla spesso degli Etruschi fino al momento della definitiva conquista di tutto il centro Italia, ancor prima del II secolo avanti Cristo e alla conseguente fine della loro civiltà.

Gli Etruschi e Roma

Oltre alla toga e ai fasci littori, Roma deve agli Etruschi moltissime nozioni agricole e commerciali. Alcuni dei primi re dell’Urbe erano etruschi: Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. E si ritiene che il passaggio dall’era monarchica alla repubblica si possa leggere come la definitiva sconfitta della fazione etrusca a Roma. Ma com’è ovvio questo popolo non è scomparso di colpo. Soggiogati dallo strapotere romano, gli Etruschi hanno continuato a convivere negli stessi luoghi. Sembra addirittura che la c aspirata tipica dei toscani sia una lontana reminiscenza della civiltà etrusca.

Il fegato etrusco del Farnese

A Piacenza abbiamo una prova regina di questa coabitazione: il fegato etrusco, conservato a palazzo Farnese e gemma della straordinaria sezione archeologica dei Musei civici. Trovato nei pressi di Settima nel 1877, risale al II o al I secolo a.C., ma è indubbiamente ricoperto di iscrizioni etrusche, in un periodo nel quale i Romani avevano già saldamente conquistato la Pianura Padana.

La Minerva di Travo

Un’altra attinenza con l’attuale scoperta di San Casciano dei Bagni e Piacenza è rappresentata dal sito dove i reperti senesi sono stati rinvenuti: un luogo sacro e di cure termali (sia fanghi che acque). La presenza delle statue deriva dall’uso degli ex voto che venivano portati alle divinità cui le terme erano dedicate per ringraziare di una guarigione.

Anche a Piacenza, meglio a Caverzago, nei pressi di Travo (all’epoca romana, Cabardiacum), esisteva infatti un importantissimo santuario dedicato a Minerva Medica, frequentato dai coloni romani, dagli Etruschi e dai Galli; e anche noi, con opere più modeste, possiamo vantare ex voto e scritte dedicatorie, alcune delle quali sono ancora visibili nei muri esterni della parrocchiale di Sant’Antonino a Travo.

Tornando in Toscana, ora spetterà agli studiosi restaurare e studiare i reperti; da quanto si apprende, dovrebbero poi essere esposti in un museo che sorgerà nella stessa San Casciano dei Bagni, a disposizione dei visitatori. E c’è da scommettere che saranno tantissimi.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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