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Bufera su Biden per la telefonata col presidente Ghani: qual è la verità sull’Afghanistan?

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Biden: Sleepy Joe sempre più nella bufera per l’Afghanistan. Ma stavolta la notizia ha quasi dell’incredibile. Partiamo dal fatto, che arriva dalla agenzia Reuters, una delle più attendibili a livello mondiale. Un vero scoop: si tratta della trascrizione di una telefonata avvenuta tra il presidente americano e l’allora presidente afghano Ashraf Ghani. Siamo al 23 luglio scorso, quando le milizie talebane hanno già preso il controllo della maggior parte delle provincie afghane e stanno per marciare su Kabul: “Hai chiaramente i militari migliori”, dice Biden a Ghani. “Puoi contare su 300mila uomini ben armati contro i 70mila dei talebani e i tuoi sono stati formati ed equipaggiati per combattere bene”. 

Hai un piano?

Ghani chiede soldi (ricordiamo che è sospettato di essere fuggito in elicottero da Kabul con circa 150 milioni di dollari) e Biden risponde che per poterlo finanziare ancora deve avere il consenso del Congresso. E che per convincerlo dovrebbe dire che ha un piano: “Hai un piano?”, dice il presidente americano all’omologo di Kabul. “Se ce l’hai devi renderlo pubblico. E se noi lo sapremo continueremo a fornire supporto aereo ravvicinato”. Biden aggiunge: “Continueremo a combattere duramente, diplomaticamente, politicamente ed economicamente per assicurarci che il tuo Governo non solo sopravviva, ma sia sostenuto e cresca”.

A quanto pare il piano di Ghani non c’era, o, forse, era solo quello di rimpinguare ulteriormente la sua borsa. “Posso ottenere la pace solo se riequilibro sul campo la situazione militare”, risponde Ghani. “Ma dobbiamo muoverci rapidamente, perché stiamo affrontando una invasione di grandi proporzioni, che mette insieme talebani, il supporto logistico e strategico dei pakistani e il supporto di almeno 10-15 mila terroristi internazionali, in gran parte anche questi provenienti dal Pakistan”.

Allora: mentre secondo Biden il rapporto governativi-talebani era di 300mila contro 70mila, Ghani risponde che il massimo che può ottenere è una pace, che è cosa diversa da una vittoria sul campo; che il Pakistan è coinvolto fino al collo nel conflitto; e che le forze in campo sono completamente diverse da quelle conosciute da Biden.

Dopo Biden, i generali

La notizia della Reuters si completa con la trascrizione di altre telefonate con Ghani: una tra lo stesso presidente afghano e il generale Frank McKenzie, a capo del comando centrale militare americano; e una tra Ghani e il generale Mark Milley, capo di stato maggiore congiunto dell’esercito degli Stati Uniti. Entrambi gli altissimi ufficiali dicono che “la percezione negli Stati Uniti, in Europa e sui media è quella di una potente offensiva dei talebani con previsione della loro vittoria. Noi tutti insieme dobbiamo dimostrare che quella narrazione non è quella vera e capovolgere la percezione che si ha”.

Allora: il più potente capo di Stato del mondo e i suoi diretti collaboratori, dopo vent’anni di impegno in Afghanistan e dopo aver investito quasi 2.300 miliardi di dollari (per darvi un’idea, tutto il Recovery Fund prevede un investimento di oltre 880 miliardi di dollari) non sanno niente o quasi della situazione all’interno di quel Paese.

A questo punto, il fatto che Biden abbia annunciato il ritiro delle forze armate americane dall’Afghanistan quando sul territorio del Paese c’erano ancora oltre 15mila cittadini con il passaporto statunitense e oltre 40mila afghani che avevano a vario titolo collaborato con loro sembra quasi un peccato veniale…

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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