Andy Burnham è il nuovo primo ministro del Regno Unito. Prende il posto di Keir Starmer che aveva annunciato le sue dimissioni il 22 giugno scorso formalizzate oggi. Re Carlo III ha ricevuto Burnham, affidando al nuovo leader laburista l’incarico di formare il prossimo governo. Dopodiché, il 56enne ex sindaco di Manchester s’è insediato al numero 10 di Downing Street, dove ha tenuto il suo primo discorso alla Nazione.
Un nuovo modello
“Porteremo avanti i più grandi cambiamenti con un nuovo modello politico ed economico di dieci anni; ovunque, in ogni strada e regione del Paese”, ha affermato Burnham, 59° premier della storia britannica, come sottolinea l’Agenzia Dire. “Tutto dev’essere a disposizione dei cittadini, che devono ricominciare a respirare e a credere nel Paese”. Senza però negare la realtà: “Sono assolutamente consapevole di essere la sesta persona negli ultimi dieci anni ad assumere questo incarico”, ha aggiunto. “Serve dunque una riflessione sulla determinazione politica: la mia generazione di politici deve iniziare ad affrontare le sfide del Regno Unito, dimostrando al mondo che possiamo riacquisire la stabilità. So che le persone ne hanno abbastanza della politica: vi ascolto e sappiamo di non essere stati abbastanza bravi”.
Giovani al centro
Il nuovo premier ha assicurato che affronterà la sfida cominciando “da domani, aiutando i giovani a trovare lavoro, a studiare e ad avere sostegno per la salute mentale, costruendo poi nuovi alloggi popolari”. Il suo governo, ha detto, investirà “per il successo delle persone invece che pagare per il loro fallimento; da subito darò le prime istruzioni per porre fine al fenomeno dei senzatetto”.
Questo programma, ha garantito Burnham, terrà conto “degli impegni presi a livello internazionale”; infine l’appello: “Facciamo in modo che da questo momento il Regno Unito ricominci a credere in se stesso: riportiamo in campo la speranza”, ha concluso il nuovo inquilino di Downing Street.
I costi della Brexit
Il gap che Burnham dovrà affrontare affonda le sue radici nella Brexit, l’uscita di Londra dall’Unione europea nel giugno 2016. Da allora, evidenzia l’Agenzia Dire, il Pil britannico ha perso fino a 8 punti percentuali, mentre la sterlina ha perso il 10% del suo valore, riducendo così il potere d’acquisto delle famiglie e gli investimenti. Starmer, negli ultimi due anni, non è riuscito a invertire la rotta, tra scandali e tensioni nel partito laburista, culminati con l’ondata di voti persi alle elezioni amministrative del maggio scorso. Vedremo se Burnham avrà maggior fortuna.







