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Cannabis e Cassazione: una sentenza che fa discutere

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Cannabis: da ieri ne è proibita la vendita. Come mai? Partiamo dall’inizio: nel 2016 la legge 242 prevedeva la vendita libera di prodotti “a basso livello di THC”, cioè del principio attivo associato all’effetto stupefacente della marijuana. In Italia si aprono centinaia di negozi che vendono cannabis light con un giro d’affari di circa 150 milioni di euro l’anno.

Una legge permissiva?

Solo quattro mesi fa una sentenza della Cassazione interpreta la normativa vigente in modo morbido, dato che appunto la legge 242/2016 concedeva l’autorizzazione alla vendita di cannabis light, che contiene il principio attivo CBD, senza effetto stupefacente, ma che dovrebbe dare solo una sensazione di rilassatezza.

Ieri, su richiesta di un’altra sezione della Suprema Corte, che contestava la sentenza “permissiva” del gennaio 2019, le Sezioni Unite hanno pronunciato la parola definitiva sulla cannabis light: la normativa di riferimento dovrà essere il testo unico sugli stupefacenti; e cioè il Dpr 309/1990 che impedisce qualunque “coltivazione, produzione, fabbricazione, impiego e commercio di sostanze stupefacenti o psicotrope” e che permette solo la vendita di sostanze “in concreto prive di efficacia drogante”.

Cannabis: niente Consulta

Il Procuratore Generale, all’udienza di ieri, aveva chiesto di rimettere gli atti della causa alla Corte Costituzionale, perché la stessa desse la sua opinione sull’apparente contrasto tra la legge 242/2016 e il Dpr 309/1990. Ma le Sezioni Unite della Cassazione hanno deciso diversamente, dando una interpretazione restrittiva della norma e tornando, in pratica, alla situazione precedente.

Il fatto è che la legge 242/2016 prevedeva “il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (cannabis sativa) quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita della biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione” (articolo 1). Lo stesso articolo sanciva anche la liceità delle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse iscritte nel catalogo comune delle varietà della specie di piante agricole che non rientrano nell’ambito di applicazione del Dpr 309/1990.

In sostanza l’altolà delle Sezioni Unite della Cassazione va nel solco delle dichiarazioni di Salvini, che pochi giorni fa prometteva di chiudere “uno per uno” tutti i negozi che vendono cannabis di qualunque genere. Ma prima che questo accada bisognerà vedere nel dettaglio le motivazioni della sentenza quando saranno pubblicate. E allora si potrà capire meglio il futuro di questo settore economico in grande espansione.

Cannabis buona o cattiva?

Il problema è che, secondo i botanici, tutta la canapa comune o cannabis sativa, se trattata opportunamente, può trasformarsi in sostanza stupefacente. Ignoranti i legislatori del 2016 o gli ermellini del 2019? Difficile stabilirlo.

Ed è un vero peccato perché la canapa, coltivata fin dai tempi dei Faraoni e diventata “illegale” solo da pochi decenni, è una pianta generosissima e molto utile. Come del maiale, della canapa non si butta niente. Serve per fare la carta e i tessuti. Sembra che abbia effetti anti tumorali e anti infiammatori.

Dalla canapa si possono ricavare fibre plastiche e concimi naturali. Agli inizi dell’era dell’automobile un prototipo della Ford T del 1923 era costituita da più del 60% di materiali che derivavano dalla canapa. Con la canapa si facevano mattoni, vernici, colle e rivestimenti. L’olio ricavato dai semi della canapa ha uso sia alimentare che come combustibile. I semi, macinati, danno una farina molto simile a quella del grano e sono usati come cibo sia in Russia che in molte cucine orientali. Dalla trasformazione dei semi si può ricavare un tipo di tofu, una margarina o la panna vegetale. Il latte dei semi ha un sapore simile alla nocciola.

Insomma, una pianta benedetta che il genio dell’uomo ha saputo trasformare nella sentina di tutti i mali. Robert Louis Stevenson si sarà ispirato proprio alla canapa per il suo famoso romanzo “Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde”?

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