Urbano Cairo è molto probabilmente l’editore più potente d’Italia. Emulo del miglior Berlusconi, tanto che qualcuno periodicamente ne invoca la discesa nell’agone politico, ha un bouquet dove annovera l’Rcs. E quindi Corriere della sera, Gazzetta dello sport, Oggi; senza dimenticare le testate periodiche della Cairo Editore, come Dipiù.
Ma c’è dell’altro. Proprietario del Torino, il tycoon piemontese è soprattutto l’editore di La7, un canale tv che vanta una scuderia di nomi altisonanti del giornalismo italiano come Enrico Mentana, Lilly Gruber, Giovanni Floris, Corrado Formigli, Myrta Merlino, Massimo Giletti… Tutti latori di Tg, talk show e programmi di approfondimento che fanno opinione col piglio di chi vuol sempre mettere il dito nella piaga dei problemi italiani.
La benzina per far funzionare questa macchina di certo molto costosa e che coinvolge migliaia di lavoratori arriva dalla pubblicità. È raccolta da un’altra società del gruppo, la Cairo Communication, che come potete immaginare propone agli investitori un’ampia gamma di pacchetti di comunicazione trasversale che vanno dalla carta alla tv, passando per l’online.
Il self made man
Urbano Cairo, anche in questo momento così difficile per tutti, da vero self made man naturalmente è in prima linea su più fronti. Tra le tante cose, non manca mai di far sentire il suo sostegno ai venditori di pubblicità. E proprio un video motivazionale ad uso interno, “sfuggito” a qualcuno, è finito sul web, scatenando una bufera che non accenna a placarsi. Una bufera sostenuta da chi ha ritenuto quantomeno inopportuno arringare in tal modo le sue truppe.
Nel video incriminato, camicia bianca e cravatta alla Renzi, Cairo li sprona a darsi da fare per rimpolpare i contratti pubblicitari; soprattutto con le imprese di generi alimentari, di prodotti farmaceutici e di altro tipo che si vendono online. Visibilmente eccitato ed infervorato, Cairo annuncia di aver già parlato con alcuni big e amministratori delegati di grandi aziende che sono molto interessati alle nuove offerte. Il messaggio, nemmeno tanto subliminale, è di darsi da fare perché “la 7 ha aumentato lo share del 20%, il Corriere cartaceo va bene, quello on-line benissimo”; insomma, bisogna a tutti costi approfittare del momento favorevole offerto dalla crisi innescata dall’epidemia di Coronavirus.
Passo falso
Coperto d’insulti, Cairo fa uscire un secondo video: con ben altro abbigliamento ma ben lungi dal correggere la rotta, cerca una giustificazione. Il classico “peggio el tacòn del buso”: il messaggio, dice, era diretto ai suoi venditori; dunque “da spogliatoio” e, si sa, l’allenatore quando parla ai giocatori non può andare tanto per il sottile. È ben conscio della situazione disastrosa in cui versa l’Italia, sia dal punto di vista sanitario sia economico; ma lui deve tutelare 4.500 posti di lavoro e altrettanti nell’indotto (dove però qualcuno si lamenta dei mancati pagamenti). Insomma, quando si ripartirà – questo è il messaggio di Cairo – non potremo vivere sulle macerie. E lui sta semplicemente facendo il suo lavoro.
Contraddizioni giornalistiche
Ma c’è dell’altro che frana su Cairo a stretto giro. Emergono altre contraddizioni, messe nero su bianco dal Comitato di redazione del Corriere della Sera. Il Cdr della prestigiosa testata ritiene molto strano che annunci la distribuzione di 15 milioni di dividendi agli azionisti di Rcs (il principale è proprio lui) e nel contempo chieda il prepensionamento di 50 giornalisti. “Al tavolo della trattativa tre giorni fa abbiamo incontrato anche il presidente Urbano Cairo che ci ha rappresentato le difficili prospettive per i conti aziendali, chiedendo nuovi sacrifici alla redazione”.
Commenti di fuoco
Sarà proprio lo stesso Cairo che nel primo video annunciava, “le copie vanno bene, l’online vende tre volte tanto?”. Anche se qualcuno ha dei dubbi sullo stato di salute delle sue aziende, la rabbia dei social monta anche sul versante dividendi agli azionisti/soldi pubblici per i prepensionamenti.
Qualche commento addirittura paragona Cairo a quell’imprenditore edile che in un’intercettazione telefonica gioiva del terremoto a L’Aquila. Un paragone di certo eccessivo, ma Cairo è un personaggio pubblico. La sua tv è programmata quasi 24 ore al giorno sul fenomeno Coronavirus; e ha un affollamento di virologi che gli invidiano il berlinese Istituto Koch e la John Hopkins University.
Su La7 Myrta Merlino, Lilly Gruber, Enrico Mentana e Massimo Giletti hanno costantemente il fazzoletto in mano e sullo sfondo il numero dei morti e dei positivi al Covid-19. Intanto, le loro trasmissioni sono intervallate da blocchi pubblicitari che fanno invidia alle tv commerciali di Berlusconi.
Tutta falsa la comunicazione? Tutta basata solo sul bieco profitto e sul fatto che qualunque cittadino, costretto forzatamente a casa da giorni, beva questa “tv del dolore” come mai fino ad ora?
Che fare
Si dice che chi ha postato il primo video in versione “spogliatoio” sia qualcuno che a Cairo non vuol bene, e su questo ci sono pochi dubbi. Altri sostengono che comunque, da imprenditore che basa il suo business sull’accoglienza del pubblico, sia incappato in una bella scivolata. E non sembra una buona tattica il rifugiarsi dietro il benessere delle sue migliaia di dipendenti, quando nel resto del Paese si sta dando l’assalto ai supermercati.
Per finire, ci permettiamo di passare al tu: coraggio Urbano, hai alle tue spalle una task force di eccellenti giornalisti e comunicatori. Dici che non hai tempo di vergognarti, ma un atto di generosità e di attenzione (finora ignoto), come quelli di altri imprenditori, ti potrebbe aiutare a recuperare qualche punto.
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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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