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Capitol Hill: quel che resta di Trump e degli States

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Capitol Hill sotto attacco. Le immagini giunte da Washington ci lasciano quantomeno perplessi: cosa sta succedendo negli States? I video e le foto di devastazione del tempio della democrazia, il Campidoglio di Washington, ci ricordano altre immagini molto più sbiadite. Come l’assalto al Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo del 1917 e l’assalto alla Bastiglia del 1789. Nel secolo appena trascorso abbiamo assistito ad altri assalti ai parlamenti, ma erano colpi di Stato africani o sudamericani.

Mai, a memoria d’uomo, si era assistito ad un assalto alla massima istituzione della democrazia in un Paese occidentale; men che meno nella più grande democrazia del mondo. Se escludiamo i quattro morti (che di certo non sono una cosa irrilevante) l’assalto a Capitol Hill è fallito grazie all’intervento della Guardia Nazionale che ha disperso i rivoltosi. Nella notte il parlamento statunitense, riunito in seduta comune per convalidare i risultati delle elezioni, ha terminato il suo compito interrotto dai manifestanti; ed ha assegnato definitivamente la vittoria al ticket composto dal presidente Joe Biden e dalla sua vice Kamala Harris.

Ma il comportamento dei singoli non rimane senza conseguenze; i selfie dei poliziotti a guardia del Campidoglio assieme ai rivoltosi e la più che tiepida reazione degli stessi; lo sconcerto dei rappresentanti del popolo che erano costretti ad evacuare l’edificio; l’atteggiamento tracotante di Trump; la presa di posizione del suo vice (e presidente del Senato) Mike Pence, resteranno impressi nella nostra memoria.

La lezione italiana

Noi italiani siamo sempre presi in giro, in ambito internazionale, per l’inadeguatezza delle nostre istituzioni. Ma da noi, pur tra mille tensioni, mai è capitata una cosa così grave. Quando le manifestazioni di piazza sono preannunciate (e negli Usa le aveva sollecitate lo stesso Trump invitando i suoi fedeli a ribellarsi e a far sentire le loro ragioni) interviene il Questore che chiama rinforzi ben prima che la folla inizi ad adunarsi.

Nei momenti di estrema tensione, il Parlamento è presidiato con autoblindo e mezzi corazzati per evitare il minimo incidente. Mai, neppure nei nostri momenti più bui, nessun malintenzionato è riuscito ad arrivare a più di dieci metri da Montecitorio o palazzo Madama. Le parole, nelle piazze, sono state anche di fuoco. Ma gli unici scontri cui abbiamo assistito sono stati tra i nostri parlamentari che alzavano le mani tra loro, mai da parte di una folla di facinorosi.

Scene mai viste

Invece nel Paese più potente del mondo, quello che per anni si è vantato di essere il “poliziotto globale”, quello che non ci mette molto a soffocare in mezzo alla strada chi osa solo ribellarsi all’ordine costituito, si è assistito stanotte all’arrivo di Batman in persona sul luogo degli scontri; si è assistito a dimostranti che si sedevano al posto del vicepresidente Pence e sulla sedia della speaker Nancy Pelosi, che devastavano Capitol Hill, sulle cui scalinate ogni presidente ha prestato giuramento all’inizio del suo incarico.

La fine di Trump

Trump ha perso. Che abbia perso per brogli non si potrebbe escludere; ma solo se non fosse stato respinto ognuno dei mille ricorsi presentati da Rudolph Giuliani avanti i mille giudici statunitensi. Una enorme congiura contro il tycoon? Se si è trattato di una congiura, bisogna ammettere che negli ultimi, tumultuosi giorni, la stessa ha reclutato anche il suo vice, diversi ministri e importanti parlamentari della sua parte politica.

Trump, ormai, ricorda un Hitler asserragliato nel bunker della cancelleria di Berlino. Ricorda l’ultimo Mussolini rinserrato nella prefettura di Milano mentre fuori crepitano le raffiche di mitra dei partigiani. Ricorda Napoleone a Fontainebleau mentre i suoi stessi marescialli lo consigliano di abdicare. Per lui, almeno per i prossimi quattro anni, la partita è finita.

Il 25° emendamento

Tanto che nella capitale Usa diversi stanno invocando il 25° emendamento. È quello che prevede la rimozione immediata del Presidente se viene riconosciuto “incapace di adempiere ai poteri e ai doveri della sua carica”.

Per farlo, occorre il consenso del vicepresidente (che diventerebbe presidente a tutti gli effetti, anche se solo per 13 giorni) e della maggioranza dei ministri. A quel punto la parola passerebbe ai due rami del parlamento, Senato e Camera dei Rappresentanti, che dovrebbero però ratificarla coi voti dei 2/3 dell’assemblea. Una prospettiva terrificante, almeno per The Donald, che vedrebbe così completamente sbarrata la sua strada ad una nuova candidatura nel 2024.

Arriveremo a vedere i Marines che prelevano a forza Trump dallo studio ovale alla Casa Bianca? Prospettiva fantascientifica che come quella dell’assalto a Capitol Hill cui abbiamo assistito è molto più reale, se il presidente non cambierà atteggiamento e comportamenti nei prossimi giorni.

Le parole di Pence

Tornato a tarda notte nel possesso del suo seggio, il vicepresidente Pence ha dichiarato: “La violenza non vince mai”. Non è vero, e la storia ce lo insegna: la Bastiglia è caduta, come è caduto il palazzo d’Inverno. Ma i rivoltosi avevano dei signori capi, che si chiamassero Danton o Lenin, signore ideologie, che fossero i Lumi o il Marxismo e un innegabile seguito popolare. Anzi, diremo anche che tra gli assalti al Parlamento che la storia ci ricorda, hanno avuto successo sia quello di Cromwell che quello francese del 18 brumaio che decretava la fine del Direttorio e l’ascesa al potere di Napoleone.

L’unico che è abortito nel ridicolo è stato il pronunciamiento del 1981 del colonnello Tejero, alle Cortes di Madrid. Perché non aveva né capi né ideologie che lo supportavano. Esattamente come questa banda di sciamannati, un gruppo di Village People guidati da uno sciamano con corna, faccia dipinta e petto nudo (identificato con Jake Angeli, noto estremista italoamericano dell’Arizona).

Qualche commentatore italiano ha detto che in mezzo alla folla variopinta davanti a Capitol Hill c’erano anche persone anziane e famiglie con bambini a segnare un Paese profondamente diviso. Può anche darsi. Ma noi non ne abbiamo visti. Abbiamo solo rivisto i Galli di Brenno, duemila e quattrocento anni dopo, dare la scalata al Campidoglio. E tutti sappiamo come entrambe le volte è andata a finire.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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