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Carabinieri di Piacenza: tre arresti e addio alla banda delle casseforti

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Carabinieri di Piacenza: una meticolosa e imponente attività d’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica della città emiliana, ha inferto un duro colpo a un pericoloso ed agguerrito gruppo criminale. Era specializzato in assalti notturni ai danni di una nota catena di supermercati: la tedesca Lidl.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Piacenza, accogliendo le richieste del pubblico ministero che ha coordinato le indagini, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre dei sei appartenenti alla banda. Sono ritenuti responsabili di numerosi furti e tentati furti aggravati di denaro contante custodito in cassaforte; reati commessi in diverse province del Nord e Centro Italia (tra cui Piacenza, Modena, Mantova, Pavia, Livorno, Forlì-Cesena e Milano).

Il raid a Ponte dell’Olio

L’indagine si è avviata a seguito di un raid notturno perpetrato a Ponte dell’Olio (Piacenza) nel marzo 2025, spiega una nota dei carabinieri. Terminata nell’aprile di quest’anno, l’indagine ha permesso ai militari della Sezione operativa della Compagnia piacentina di raccogliere solidi e convergenti elementi probatori a carico degli indagati. Il tutto riuscendo a fare breccia nel complesso, sofisticato e rodato modus operandi adottato dal gruppo.

Basti considerare che durante gli attacchi gli stessi non usavano telefoni – peraltro lasciati accesi nelle abitazioni per precostituirsi un alibi – ma comunicavano solo tramite ricetrasmittenti; oltrettutto impiegando sofisticati inibitori di segnale (Jammer) per oscurare i sistemi di videosorveglianza e telecontrollo.

L’azione prevedeva poi l’utilizzo di metodi estremamente efficaci quanto rudi e risolutivi; erano posti in essere con l’impiego di attrezzature da officina/cantiere, che consentivano la demolizione di muri, lo sfondamento di vetrate e l’apertura di casseforti metalliche, mediante taglio termico o meccanico.

L’attività investigativa

Attraverso una complessa e articolata attività investigativa, basata sull’analisi dei transiti e dei “varchi autostradali”, monitoraggio dei veicoli utilizzati per le “staffette” mediante gps, intercettazioni telefoniche, pedinamenti e prolungati appostamenti, i carabinieri hanno stretto il cerchio attorno agli indagati, riuscendo a dettagliarne le singole responsabilità, in relazione ai numerosi eventi delittuosi che sono stati censiti nel periodo investigato.

L’impegno costante e senza soluzione di continuità ha permesso così ai carabinieri piacentini, durante le fasi dell’indagine e pur in condizioni non semplici data la contingenza degli eventi, di far intervenire i colleghi di Mantova e Modena nella flagranza di reato, riuscendo a far arrestare due degli indagati in altrettante occasioni: a Borgo Virgilio e a Finale Emilia.

L’attitudine a delinquere

 I tre arrestati, di 65, 31 e 38 anni, con legami di parentela tra loro e residenti in Lombardia, stando a quanto ricostruito ed emerso nel corso delle indagini, hanno agito mostrando una preoccupante “attitudine a delinquere”, anche considerando che uno di essi era sottoposto alla “sorveglianza speciale di Pubblica sicurezza”.

I raid, almeno quelli sino ad oggi accertati, avrebbero fruttato al gruppo circa 200mila euro. Ben superiori ed ingenti, sono però i danni provocati alle infrastrutture, a cui devono aggiungersi i disagi connessi alle attività di ripristino. Le indagini proseguono per individuare eventuali fiancheggiatori, canali di riciclaggio ma anche per far luce su altri furti che hanno interessato alcune filiali del gruppo colpito e che potrebbero portare la firma degli odierni indagati, conclude la nota dei carabinieri di Piacenza.

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